Stati Uniti Trump non molla sulle deportazioni: un milione entro un anno

SDA

13.4.2025 - 19:40

Dopo l'invio dell'esercito al confine, gli arrivi al confine con il Messico sono crollati (foto d'archivio).
Dopo l'invio dell'esercito al confine, gli arrivi al confine con il Messico sono crollati (foto d'archivio).
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Donald Trump non molla sui migranti. Concentrato sui dazi, il presidente statunitense non perde di vista la sua battaglia all'immigrazione illegale e lavora incessantemente per centrare l'obiettivo di deportare un milione di migranti nel suo primo anno alla Casa Bianca.

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Un target ambizioso visto che finora il record delle espulsioni appartiene a Barack Obama con più di 400'000 deportazioni in 12 mesi, osserva il Washington Post.

Nonostante questo l'amministrazione è determinata a fare il possibile per realizzare la maggiore operazione di espulsioni della storia americana, come promesso da Trump in campagna elettorale e come dimostrato dal pugno duro esercitato nei primi mesi di governo.

Il dossier migranti è nelle mani del falco Stephen Miller, lo stretto collaboratore del presidente che ha contatti quotidiani con il Dipartimento della Sicurezza nazionale e altre agenzie federali per affinare le strategie da portare avanti.

Fra queste c'è quella di aumentare rapidamente le deportazioni, trovando il modo di cacciare parte degli 1,4 milioni di migranti che hanno già ricevuto ordini di espulsione definitivi, ma che non possono essere deportati perché i loro Paesi di origine non li accettano.

Un ostacolo che la Casa Bianca sta cercando di aggirare convincendo altri paesi ad accettare quelli che non sono loro cittadini. Al momento le trattative in corso sono con 30 nazioni.

La maxi operazione nelle carceri di Guantanamo e El Salvador

Trump ha fatto delle deportazioni un suo cavallo di battaglia e negli ultimi mesi ha lanciato maxi-operazioni per spedire migliaia di migranti a Guantanamo e nel carcere di massima sicurezza di El Salvador.

Proprio il presidente salvadoregno, Nayib Bukele, è atteso alla Casa Bianca lunedì per incontrare Trump. Un faccia a faccia preceduto dall'espulsione a San Salvador di 10 persone accusate di appartenere alle organizzazioni criminali Mara Salvatrucha (MS-13) e Tren de Aragua, annunciata dal segretario di stato Marco Rubio.

Gli sforzi dell'amministrazione nelle deportazioni si stanno scontrando con non pochi problemi legali ed «errori amministrativi», quali l'invio di un uomo del Maryland – Kilmar Armando Abrego Garcia – nella famigerata prigione salvadoregna di Cecot. Un caso sul quale è intervenuta anche la Corte Suprema, intimando al Governo di facilitarne il rimpatrio.

Pressing sul Congresso per maggiori fondi alle espulsioni

Per raggiungere l'obiettivo di un milione di deportazioni, la Casa Bianca è anche in pressing sul Congresso affinché aumenti i fondi a disposizione per le espulsioni. Gli osservatori restano però scettici sulle capacità di Trump di portare a casa il risultato sognato.

E questo perché gli arrivi al confine con il Messico sono crollati: dopo l'invio dell'esercito al confine – che è stato autorizzato anche a prendere il controllo dei terreni fra Stati Uniti e Messico –, gli arrivi sono scesi in marzo a 7'000 migranti, il livello più basso in decenni.

E anche se gli arresti di migranti senza documenti sono aumentati e i centri di detenzione allestiti sono quasi pieni, i voli per i rimpatri sono aumentati solo di misura passando dai 100 di gennaio ai 134 di marzo.