GuerraTrump autorizza il petrolio di Putin, è scontro aperto con l'UE
SDA
13.3.2026 - 21:16
«Il petrolio russo già in transito potrà essere acquistato».
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«Il petrolio russo già in transito potrà essere acquistato». A poco meno due settimane dall'attacco degli USA all'Iran si palesa ciò che, nelle cancellerie europee, temevano da giorni: la guerra in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina cominciano a incrociarsi in maniera concreta. A vantaggio del presidente russo Vladimir Putin e con il sigillo di quello statunitense Donald Trump.
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13.03.2026, 21:16
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L'alleggerimento delle sanzioni per il greggio del Cremlino deciso da Washington è un passo diretto a tranquillizzare i mercati ma si è trasformato nell'ennesima pugnalata alle spalle di Bruxelles e Kiev.
E ha preso forma mentre, in Europa, cominciano a studiare seriamente le mosse per rendere nuovamente navigabile lo Stretto di Hormuz. Mosse che guardano più ad una potenziale interlocuzione con Teheran che all'aiuto degli Stati Uniti.
L'Europa ribolle sotto l'impatto economico di una guerra che non ha voluto. L'Unione si vede costretta a pensare, nuovamente, a misure emergenziali, a partire da quelle sull'energia.
Mentre, tra le cancellerie, comincia a farsi strada l'idea di un intervento diplomatico per limitare almeno i danni sulle importazioni di gas e petrolio. Un intervento discreto, da svilupparsi tuttavia autonomamente rispetto agli USA.
I Paesi europei in trattativa con l'Iran?
A rivelarlo è stato il quotidiano economico finanziario britannico Financial Times (Ft), secondo il quale alcuni paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran nel tentativo di negoziare un accordo che garantisca un passaggio sicuro alle loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
«La Francia è uno dei paesi coinvolti nei colloqui» e «anche l'Italia ha compiuto tentativi di avviare delle discussioni con Teheran», ha scritto il foglio britannico.
Fonti del governo di Roma si sono affrettate a smentire «aperture di negoziati bilaterali o trattative dirette con l'Iran per garantire il passaggio delle navi italiane».
«Non stiamo trattando con l'Iran», ha ribadito poche ore dopo il ministro degli esteri Antonio Tajani. L'Eliseo non ha commentato le rivelazioni del Ft. Fonti dell'UE hanno invece osservato come per lo Stretto di Hormuz sarebbe preferibile un'iniziativa dell'Onu. Che al momento tuttavia sembra lontana.
L'UE avrebbe canali diplomatici adeguati per raggiungere Teheran. E l'idea non è più un tabù a Bruxelles, anche perché – per dirla come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, «questo conflitto non giova a nessuno». Al vertice dei 27 di giovedì se ne parlerà, e sarà un momento cruciale per l'UE.
Una decisione «preoccupante»
La mossa di Trump sul petrolio russo ha complicato ulteriormente il quadro. La risposta dell'UE è stata nettissima.
«La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante poiché incide sulla sicurezza europea», ha scritto il presidente del Consiglio europeo António Costa sulla rete sociale X, sottolineando come «l'indebolimento delle sanzioni aumenti le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l'Ucraina».
«Le nostre sanzioni» sul petrolio russo «ed il price cap (tetto ai prezzi) deciso a livello di UE rimangono validi. Non è il momento di allentarle», ha ribadito dal canto suo la Commissione europea.
Lo stesso Merz è intervenuto sul tema, parlando di decisione «sbagliata» da parte della Casa Bianca. L'imperativo, in Europa, resta aumentare la pressione su Putin e evitare che ci si dimentichi dell'Ucraina.
Zelensky programma un tour nell'UE
Non è un caso che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky abbia programmato un nuovo mini tour nell'UE, che lo ha portato a Parigi e lo condurrà a Madrid nelle prossime ore.
Il momento è quantomai delicato per il capo dello Stato ucraino. Non lo aiuta la lunga e aspra diatriba intessuta con Ungheria e Slovacchia sul funzionamento dell'oleodotto Druzbha.
La Commissione sta tentando di fare da pontiere, consapevole che al di là degli slogan sovranisti del premier ungherese Viktor Orban il tema c'è e sta contribuendo inesorabilmente al veto di Budapest e Bratislava al prestito da 90 miliardi di euro (81,3 miliari di franchi al cambio attuale) per Kiev.
Nel frattempo, non poteva essere che Budapest a cogliere la mano tesa di Trump sul petrolio russo. «L'Ue segua l'esempio americano e non prenda decisioni sulle richieste di Zelensky», ha attaccato il ministro degli esteri magiaro Péter Szijjártó.