Dopo blitz militareTrump assume il comando della transizione in Venezuela e detta le condizioni a Rodríguez
SDA
6.1.2026 - 21:55
Il presidente statunitense Donald Trump assume il comando della transizione in Venezuela, avvisando che durerà a lungo, e assicura che la presidente ad interim Delcy Rodríguez «sta collaborando», lasciando intendere che gli USA potrebbero lanciare una seconda incursione se smettesse di farlo.
La vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez
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Keystone-SDA
06.01.2026, 21:55
06.01.2026, 22:17
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Mentre l'inquilino della Casa Bianca dettava la linea in un'intervista a Nbc News, la leader dell'opposizione e premio Nobel per la pace María Corina Machado annunciava in una intervista a Fox News di voler tornare in patria «il prima possibile» tendendo la mano a Trump e attaccando duramente Rodríguez, «una delle principali artefici di tortura, persecuzione, corruzione e narcotraffico».
Nel frattempo il Dipartimento di giustizia statunitense ha fatto una clamorosa marcia indietro su una dubbia accusa nei confronti dell'ex presidente Nicolás Maduro che la Casa Bianca aveva promosso lo scorso anno nel preparare il terreno per rimuoverlo dal potere: guidare un cartello della droga chiamato Cartel de los Soles.
I procuratori continuano ad accusare il deposto presidente di aver partecipato a una cospirazione di narcotraffico, ma hanno abbandonato l'affermazione secondo cui il cartello sarebbe un'organizzazione vera e propria, definendolo ora solo come un «sistema di patronato» e una «cultura della corruzione» alimentata dal denaro della droga.
Nessuna elezione entro 30 giorni
Un passo indietro che mette ulteriormente in discussione la legittimità della designazione del Cartel de los Soles come organizzazione terroristica straniera da parte del Dipartimento di Stato.
Nell'intervista a Nbc News, Trump ha ribadito che gli Stati Uniti non sono in guerra con il Venezuela, ma che potrebbero essere coinvolti nella gestione del paese per un certo periodo di tempo.
Ha escluso la possibilità di elezioni nei prossimi 30 giorni: «Dobbiamo prima sistemare il paese», ha spiegato, senza fornire scadenze, tranne che la faraonica ricostruzione delle infrastrutture energetiche venezuelane potrebbe richiedere meno di 18 mesi.
A farsene carico sarebbero le imprese statunitensi (finora scettiche), che si è detto disponibile a rimborsare tramite i contribuenti americani o attraverso i ricavi.
Gli interventi all'estero di Trump irritano la basa MAGA
Il presidente ha quindi indicato che la squadra incaricata della transizione comprenderà il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il consigliere alla sicurezza nazionale Stephen Miller e pure il vicepresidente James David Vance (conosciuto come J.D. Vance), che finora si era tenuto defilato da una mossa interventista che irrita il mondo di Make America Great Again (MAGA, in italiano rendiamo l'America di nuovo grande) di sostegno a Trump.
«Il movimento MAGA sono io e ama tutto ciò che faccio», ha tagliato corto Trump, che nel quinto anniversario dell'assalto al Campidoglio ha difeso «la marcia pacifica» dei suoi sostenitori e messo in guardia i repubblicani che se non vincono nelle elezioni di metà mandato i democratici lo metteranno sotto impeachment, un procedimento di rinvio a giudizio.
Miller ha riferito che Rubio guiderà la squadra, ma alla domanda di Nbc News su chi sarà la «figura principale» al comando, Trump ha risposto: «Io».
Quindi ha annunciato che presto verrà presa una decisione sull'eventuale mantenimento o revoca delle sanzioni contro Rodríguez, ma ha osservato che Rubio sta parlando con lei in spagnolo e che il loro «rapporto è molto forte».
La CIA ha suggerito la via da seguire
A suggerire di puntare su Rodríguez è stata la Cia, i servizi segreti civili statunitensi, secondo i quali i fedelissimi del regime di Maduro, inclusa la presidente ad interim, sono nella posizione migliore per guidare il Venezuela e garantire la stabilità a breve termine.
A differenza dell'opposizione, che avrebbe comportato il rischio di caos e richiesto quindi una robusta presenza militare statunitense sul territorio.
Ma, secondo il quotidiano The New York Times, Trump ha scaricato Machado anche per il deterioramento delle sue relazioni con vari funzionari americani, in particolare con l'inviato Richard Grenell, cui avrebbe negato un incontro, una lista di prigionieri politici da liberare e un piano per portare al potere il suo candidato di facciata, Edmundo González.
Non esclusa neppure la ruggine per il Nobel per la pace assegnato a lei anziché a lui. «Non avrebbe dovuto vincerlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione», ha assicurato Trump.
Ora però c'è chi pensa addirittura che gli USA abbiano aiutato la fuga di Machado a Oslo (Norvegia) per togliere di mezzo una figura ingombrante.