Stati Uniti Trump sospende i dazi per tre mesi, ma è guerra alla Cina

SDA

9.4.2025 - 21:40

Dietrofront di Donald Trump sui dazi, almeno per 90 giorni, ma non per la Cina (foto d'archivio).
Dietrofront di Donald Trump sui dazi, almeno per 90 giorni, ma non per la Cina (foto d'archivio).
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Con una mossa a sorpresa che appare un vero e proprio dietrofront, il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato sulla propria rete sociale Truth Social che sospende immediatamente e per tre mesi, nel giorno della loro entrata in vigore, i dazi reciproci a tutti i Paesi che hanno manifestato l'intenzione di negoziare, mantenendo però per tutti la tariffa base del 10%.

Keystone-SDA

Punita invece per aver reagito la Cina, contro cui scattano dazi sino al 125% dopo che il Regno di Mezzo aveva annunciato, a sua volta, tariffe dell'84% sul made in USA. Una mossa, quella dell'inquilino della Casa Bianca, che fa volare la borsa di New York dopo una lunga altalena.

Il presidente sembra aver ceduto alle crescenti pressioni dei direttori delle imprese di Wall Street e della Silicon Valley, dei suoi donatori e di molti repubblicani, nonché al crollo dei mercati finanziari. Aggravato dall'allarme sulle obbligazioni americane, che aveva sollevato l'interrogativo se restassero ancora un paradiso sicuro.

I 90 giorni consentiranno di trattare senza che i dazi mandino in tilt i mercati, anche se continua a pesare lo scontro tra le due maggiori economie mondiali: gli USA e la Cina.

«Almeno 70 Paesi mi stanno chiamando per baciarmi il culo»

Eppure fino a ieri sera Trump aveva ostentato tracotanza usando parole offensive e sprezzanti alla cena del Partito repubblicano per rassicurarlo sull'efficacia dei suoi dazi: «Vi assicuro che almeno 70 Paesi mi stanno chiamando per baciarmi il culo, muoiono dalla voglia di raggiungere un accordo», aveva detto.

«Per favore, per favore signore, fate un accordo. Farò qualsiasi cosa, signore», aveva proseguito, imitando un leader straniero supplicante.

«So dannatamente bene quello che sto facendo», aveva quindi garantito, continuando a difendere la sua guerra commerciale, ma poi smentendosi il giorno dopo.

«Non vogliamo necessariamente fare un accordo con loro. Siamo contenti di stare così, incassando i nostri due miliardi di dollari (1,7 miliardi di franchi al cambio attuale) al giorno» dai dazi, aveva spiegato Trump, lanciando l'ennesimo messaggio contrastante con le precedenti aperture negoziali, sue e dei suoi ministri.

I Governi stranieri intanto aspettano ancora una risposta

In effetti, secondo il quotidiano statunitense Politico, molti governi stranieri che hanno manifestato interesse per un dialogo sono ancora in attesa di una risposta.

E lo stesso premier israeliano Benyamin Netanyahu, primo e unico leader straniero finora ricevuto, è tornato a mani vuote dopo aver promesso di cancellare il deficit commerciale del suo Paese con gli USA.

Trump aveva perfino rincarato la sua offensiva, preannunciando a breve «dazi importanti» sui prodotti farmaceutici per riportare la produzione in USA e abbassare i prezzi: la mossa avrebbe effetti negativi enormi per la Svizzera, che ha un importante settore farmaceutico ed esporta molto negli USA.

«State sereni! Andrà tutto per il meglio»

L'intervento di Trump alla cena di partito mirava a disinnescare la crescente fronda interna sulle tariffe e anche sul bilancio, con i falchi del rigore fiscale pronti a bloccare il disegno di legge del Senato per i troppo esigui tagli alla spesa pubblica.

Oggi, prima della svolta, il presidente ha tentato anche di rassicurare Wall Street: «State sereni! Andrà tutto per il meglio. Gli USA saranno più grandi e migliori che mai! Questo è un ottimo momento per comprare!!!», ha scritto su Truth Social.

Il suo segretario al Tesoro, l'analogo del ministro delle finanze in altri ordinamenti, Scott Bessent, aveva lanciato due messaggi molto chiari. Il primo è che «Wall Street si è arricchita più che mai e può continuare a crescere e ad avere successo, ma per i prossimi quattro anni l'obiettivo del presidente Trump è concentrarsi sull'economia reale. È il turno di Main Street», ossia dei piccoli investitori, delle piccole e medie aziende.

Il secondo è che allinearsi con la Cina sul commercio è «come tagliarsi la gola», ossia darsi la zappa sui piedi, perché Pechino non fa altro che «produrre e produrre» e «inondare» i mercati globali abbassando i prezzi. Un avviso all'UE, che oggi ha votato le sue contromisure contro la guerra dei dazi di Trump. Ma anche alla Spagna, il cui premier Pedro Sánchez sta volando a Pechino.