USA-Venezuela La leader dell'opposizione Machado va da Trump, che però elogia la presidente Rodríguez

SDA

15.1.2026 - 21:25

La leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado
La leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado
KEYSTONE

Donald Trump diviso tra due donne e un premio Nobel per la pace. Il presidente americano ha ricevuto alla Casa Bianca Maria Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e ultima vincitrice del prestigioso riconoscimento che lui agogna, ma qualche ora prima aveva parlato con Delcy Rodríguez, che in Venezuela governa dopo aver contribuito a estromettere l'ex presidente Nicolás Maduro.

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Maria Corina Machado è «simpatica», Delcy Rodríguez «è fantastica», ha detto Donald Trump. La prima, che ha aspettato per anni la caduta del leader di Caracas, vuole prendere le redini del paese con il sostegno americano e mettere alla guida del Venezuela il «suo» Edmundo González Urrutia.

Ma solo dieci giorni fa Trump aveva gelato le sue aspirazioni sostenendo che non godeva del «rispetto» necessario e che avrebbe dovuto farsi da parte per facilitare la transizioni.

Oggi la la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che Trump ha fatto una «valutazione realistica» del sostegno popolare alla leader dell'opposizione, pur ammettendo che «Machado è una voce importante per molte persone in Venezuela».

Per contro, l'ex numero due del dittatore venezuelano sta guadagnando giorno per giorno la stima del commander-in-chief, grazie all'accordo sul petrolio e la liberazione di centinaia di prigionieri politici. Finora ha soddisfatto tutte le nostre richieste, ha sottolineato Leavitt.

«Abbiamo avuto un'ottima conversazione e lei è una persona fantastica», aveva detto ieri Trump dopo «una lunga telefonata» con Rodríguez. Il presidente americano aveva inoltre dichiarato di volerla ricevere presto e di voler andare il prima possibile in Venezuela.

Machado allo Studio Ovale per la prima volta dal 2005

Machado ha varcato, invece, in queste ore la soglia dello Studio Ovale per la prima volta dal 2005, quando l'allora presidente George W. Bush la ricevette in qualità di fondatrice e direttrice dell'organizzazione non governtiva Súmate, che agli albori del governo di Hugo Chávez si occupava della difesa dei diritti civili nel suo paese.

La foto con Bush la proiettò come figura di riferimento della dissidenza al governo chavista al fianco di figure dell'area conservatrice come Leopoldo López ed Henrique Capriles, ma le valse fin da subito anche le accuse da parte del governo di essere una «spia al servizio della CIA» e di essere complice «del golpismo imperialista».

Cinque anni più tardi Machado venne eletta all'Assemblea nazionale raccogliendo il maggior numero di voti tra i deputati, e nel 2012 si presentò alle primarie della coalizione Mesa de Unidad Democratica venendo sconfitta però da Capriles.

Proprio da quella esperienza l'attuale premio Nobel per la pace decise di fondare poi il partito Vente Venezuela, che ancora oggi guida e che ha candidato Urrutia.

«È una donna molto simpatica», si è limitato a dire Trump ribadendo che non gli dispiacerebbe dividere il Nobel per la pace con Machado, nonostante l'irritazione del comitato di Oslo. «Ha vinto lei il premio, non dovrei essere io a dirlo, ma mi piacerebbe».

Washington continua la sua guerra alle navi ombra

Nel frattempo Washington continua la sua guerra alle navi ombra colpite da sanzioni. Il Comando meridionale americano ha annunciato il sequestro della petroliera Veronica in un'operazione all'alba.

«L'unico petrolio che lascerà il Venezuela sarà quello la cui esportazione è coordinata in modo appropriato e legale», ha affermato il Comando pubblicando sulle reti sociali il video del sequestro. Si tratta della sesta imbarcazione fantasma fermata nelle ultime settimane.

Sempre in tema di petrolio, nell'ambito dell'accordo raggiunto con Caracas a gennaio, gli Stati Uniti hanno concluso la prima vendita per un valore di circa 500 milioni di dollari.

I proventi sono stati depositati in conti bancari sotto controllo del governo americano, incluso uno in Qatar, come previsto dall'intesa. La Casa Bianca ha descritto l'intesa come uno «storico accordo energetico».

Trump pronto ad assoldare contractor militari privati per proteggere le infrastrutture petrolifere ed energetiche

Intanto Trump starebbe valutando l'ipotesi di assoldare contractor militari privati per proteggere le infrastrutture petrolifere ed energetiche in Venezuela e così rassicurare le grandi aziende, hanno riferito due fonti informate alla CNN.

Se pure i piani sono ancora nella loro fase iniziale, diversi contractor privati si sarebbero già fatti avanti.

Il presidente americano ha ribadito più volte di non voler schierare truppe americane nel paese soprattutto per un periodo prolungato. Ma per convincere le aziende «big oil» a tornare ad investire l'amministrazione deve dimostrare di poter garantire la sicurezza non solo per mesi, per anni.