Medio Oriente Trump boccia la proposta di Teheran e annuncia: «Un nuovo attacco era previsto martedì». Ecco cosa sta succedendo

SDA

18.5.2026 - 21:22

La prolungata fase di stallo del conflitto rischia di sfociare in nuove ostilità.
La prolungata fase di stallo del conflitto rischia di sfociare in nuove ostilità.
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Un accordo fra Iran e Stati Uniti appare più che mai lontano. La nuova proposta in 14 punti di Teheran è stata respinta da Donald Trump con una sonora bocciatura che torna a far spirare venti di guerra in Medio Oriente.

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Per la Casa Bianca l'offerta iraniana è «insufficiente» per poter pensare al raggiungimento di un'intesa sulla fine del conflitto. Presenta, secondo il presidente statunitense, solo miglioramenti simbolici rispetto alla versione precedente, e nulla più.

Il documento – ha riferito un funzionario americano ad Axios – conterrebbe molte parole sull'impegno dell'Iran a non perseguire l'arma nucleare ma, di fatto, nessun dettaglio in merito alla sospensione dell'arricchimento dell'uranio e sulla consegna delle scorte esistenti.

«Non sono aperto a nessuna concessione», ha quindi tuonato il tycoon, evidentemente frustrato dallo stallo che si è venuto a creare e che dura ormai da troppo tempo.

Al vaglio le prossime mosse

Così, il tycoon ha deciso di riunire nella Situation Room della Casa Bianca i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, allo scopo di tornare a studiare le opzioni militari a disposizione, valutando gli eventuali aggiornamenti messi a punto dal Pentagono.

Il commander-in-chief non ha ancora preso una decisione su una possibile ripresa degli attacchi, ma sembra ormai aver abbandonato i toni più concilianti e ottimisti delle ultime settimane.

«L'Iran sa cosa accadrà a breve», ha avvertito minaccioso.

Pur volendo un accordo, Trump è dunque tornato concretamente a valutare la possibilità di una ripresa delle ostilità dopo che la maggior parte delle sue richieste sono state bocciate.

Attacco sospeso su richiesta dei Paesi del Golfo

Tant'è che nella serata di lunedì ha annunciato di aver sospeso il «pianificato attacco all'Iran» in programma martedì su richiesta dell'Emiro del Qatar, del principe ereditario dell'Arabia Saudita e del presidente degli Emirati Arabi Uniti.

«Ho impartito istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, affinché non venga eseguito l'attacco contro l'Iran programmato per domani», ha scritto sul suo social Truth.

La sospensione dell'attacco contro l'Iran, ha spiegato Trump, è stata decisa perché «sono ora in corso seri negoziati» che – ad avviso dell'Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, dal Principe Ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e dal Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan – porteranno ad un «accordo che risulterà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d'America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e oltre».

Uranio iraniano in Russia, ipotesi scartata dagli USA

Secondo indiscrezioni, l'Iran si è detto pronto ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l'uranio altamente arricchito, stimato in 400 chilogrammi, sia trasferito in Russia anziché negli Stati Uniti.

Una proposta che per il presidente statunitense non è abbastanza.

Trump ripete infatti da mesi che vuole l'uranio iraniano negli Stati Uniti, e in passato ha respinto l'offerta del presidente russo Vladimir Putin sul suo trasferimento in Russia.

Oltre all'apertura sul nucleare, nella proposta fatta recapitare agli Stati Uniti, Teheran ha chiesto – secondo Al-Arabiya – una tregua lunga e articolata in più fasi, nonché un'apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz, con un ruolo garantito per il Pakistan e l'Oman in caso di attriti.

Per l'importante crocevia marittimo, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell'Iran ha quindi annunciato la costituzione di un nuovo ente incaricato della sua gestione, chiamato Autorità dello Stretto del Golfo Persico.

Rinnovata la deroga al petrolio russo

Intanto Hormuz resta di fatto chiuso, e al momento una sua riapertura appare lontana.

Gli Stati Uniti – secondo quanto diffuso dall'agenzia di stampa Tasnim – hanno proposto una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano in cambio di un accordo di pace e della riapertura dello Stretto.

«Non ci sarà nessuna revoca delle sanzioni a titolo gratuito e senza un'azione reciproca da parte dell'Iran», ha chiarito un funzionario della Casa Bianca.

E per cercare di ovviare alla pressioni sulle quotazioni petrolifere e arginare l'impatto delle carenze di greggio, Washington ha concesso una nuova deroga di 30 giorni al petrolio russo.

Così si avrà «maggiore flessibilità e si aiuterà a stabilizzare il mercato», ha spiegato il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, osservando come la revoca ridurrà anche la capacità della «Cina di accumulare petrolio a prezzo scontato».

Putin vola da Xi

Quest'ultima è una stoccata a Pechino, dove è in arrivo Vladimir Putin, a pochi giorni di distanza dalla visita di stato di Trump, a conferma del ruolo che Xi Jinping si vuole ritagliare sul palcoscenico della diplomazia mondiale.

Mentre il presidente cinese continua a tessere la sua tela diplomatica, il Pakistan – mediatore fra Iran e Stati Uniti – ha intanto schierato 8'000 soldati e aerei da combattimento in Arabia Saudita, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.