Scontri tra gangAltra violenta rivolta nel carcere in Ecuador, almeno 31 i morti. Penitenziari sull'orlo del collasso
SDA
10.11.2025 - 20:53
Soldati carcerari a Machala, Ecuador
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L'Ecuador ripiomba nell'incubo della violenza carceraria. L'orrore, che da cinque anni scandisce la vita dietro le sbarre nel Paese, è tornato a esplodere nel penitenziario di Machala, dove almeno 31 detenuti sono stati uccisi nel giro di poche ore. Ventisette di loro sono stati trovati morti «per asfissia da impiccagione», mentre la notte precedente un primo scontro armato aveva già provocato quattro vittime e decine di feriti.
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10.11.2025, 20:53
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Secondo la polizia – al lavoro per definire l'esatta dinamica del massacro – la nuova mattanza sarebbe legata a una disputa tra le bande dei Los Lobos e Los Sao Box, protagoniste negli ultimi mesi di una nuova faida per il controllo dei traffici.
A Machala non c'erano più i militari
A Machala, a fine settembre, un'altra violenta resa dei conti aveva causato 14 morti.
Nel 2024, dopo la precedente serie di massacri, il presidente Daniel Noboa aveva ordinato ai militari di assumere il controllo dei penitenziari. Otto di questi, tra cui quello di Machala, erano però tornati alla gestione «ordinaria» della polizia ad agosto.
Scontri tra gang di narcotrafficanti
Il nuovo episodio accende l'allarme su un possibile aumento della violenza, alimentata da regolamenti di conti interni alle gang e dal riassetto delle alleanze con i cartelli internazionali del narcotraffico.
Dal 2021, secondo il governo, il 70% della cocaina mondiale transita dall'Ecuador. Da quando il Paese è diventato uno snodo strategico del narcotraffico globale per la vicinanza ai principali produttori di cocaina, Colombia e Perù, per la dollarizzazione dell'economia e per la fragilità delle istituzioni.
Cocaina e crescita esponenziale delle bande
In questo scenario, per le autorità, organizzazioni che fino a pochi anni fa erano classificate come semplici bande sono divenute veri gruppi narco-terroristici con circa 14'000 affiliati.
Gli equilibri si sono spezzati soprattutto dopo l'indebolimento dei Los Choneros, storica gang alleata del cartello di Sinaloa e dei dissidenti delle Farc, messa sotto pressione dalla crescita dei Los Lobos e altri gruppi emergenti.
La memoria corre al 2021, l'anno che ha segnato l'inizio della spirale di violenza che ha trasformato l'Ecuador da Paese relativamente sicuro a uno dei più letali al mondo.
Violenza nelle carceri, una vecchia piaga difficile da curare
Oggi come allora, le carceri restano l'epicentro della crisi: dal 2021 quasi 600 detenuti sono stati assassinati. Emblema del collasso del sistema è il penitenziario del Litoral di Guayaquil, il più grande del Paese con oltre 12mila reclusi.
Qui, a settembre 2021, si è consumata la peggiore strage della storia carceraria ecuadoriana: 119 morti in un massacro trasmesso in diretta sui social dai detenuti, tra decapitazioni e corpi dati alle fiamme.
Penitenziari sull'orlo del collasso
Il governo ha imposto più volte lo stato di emergenza, classificando le gang come «organizzazioni terroristiche» nell'ambito del conflitto armato interno. Ma la violenza sembra non arrestarsi, e Machala si aggiunge oggi a un elenco di luoghi che segnano il collasso della sicurezza penitenziaria del Paese.
Ore dopo la strage, il ministro dell'Interno John Reimberg ha confermato il trasferimento massiccio di detenuti verso il nuovo penitenziario di massima sicurezza «Incontro» a Santa Elena, progetto promosso da Quito come soluzione al sovraffollamento nei carceri.