Presto nuovi colloqui Zelensky attacca l'Europa al WEF: «Persa e frammentata». Ecco i progressi sulla pace in Ucraina dopo l'incontro con Trump

SDA

22.1.2026 - 21:55

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato Donald Trump al WEF di Davos.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato Donald Trump al WEF di Davos.
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L'attacco frontale all'Europa. Poi, l'annuncio di colloqui – trilaterali – coi russi e gli americani negli Emirati. I toni sono di «trumpiana» memoria, ma a parlare stavolta è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sceglie il palco dell'incontro annuale del Forum economico mondiale (WEF) di Davos  per sfogare tutta la sua frustrazione contro i suoi più fedeli alleati.

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Accusati di non avere «volontà politica» per affrontare il capo del Cremlino Vladimir Putin mentre la guerra continua a infuriare ai loro confini orientali. E di mostrarsi «persi» e «frammentati» nell'affrontare la tempesta del presidente statunitense Donald Trump, con il quale il leader ucraino ha annunciato nel frattempo di aver raggiunto un accordo sulle agognate garanzie di sicurezza americane, tra i punti critici del percorso verso la fine della guerra.

Resta invece il nodo dei territori: «Non ne abbiamo discusso», ha affermato l'inquilino della Casa Bianca dopo il bilaterale con Zelensky in terra retica, mentre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono volati a Mosca per incontrare Vladimir Putin e ascoltare l'altra campana del negoziato.

«È passato un anno e nulla è cambiato»

Al WEF è già l'attacco del discorso di Zelensky a presagire un brutto quarto d'ora per i leader europei. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni», ha affermato il presidente ucraino, evocando il film Il giorno della marmotta: «È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l'anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l'Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato».

All'apertura ha fatto seguito un unico atto di carica contro il Vecchio Continente: prima, ha rinfacciato ai leader europei che «al momento» di utilizzare gli asset russi per aiutare a difendere l'Ucraina, la decisione è stata «bloccata». Poi, non ci sono stati «veri progressi» sull'istituzione di un tribunale per l'aggressione russa.

Prima i rimproveri, poi la speranza

«È una questione di tempo o di volontà politica?», si è chiesto il leader di Kiev, lanciandosi in una descrizione dell'Europa come «un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze». Un continente «perso, nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà». E «non ascolterà questo tipo di Europa».

«Noi ucraini abbiamo detto più volte ai nostri partner europei: agite ora». Ma l'Europa «rimane ancora in modalità Groenlandia», è il giudizio del leader di Kiev. «Ci viene detto di non menzionare i (missili) Tomahawk per non guastare l'umore agli americani. Ci dicono di non parlare dei missili Taurus».

In Europa, secondo lui, «ci sono discussioni infinite, omissioni, rivalità interne che impediscono di unirsi e parlare con sincerità, per trovare soluzioni reali». Ma «non dobbiamo accettare che l'Europa sia solo un'insalata di piccole e medie potenze, condita con i nemici dell'Europa stessa», ha esortato Zelensky con una nota di speranza a conclusione del suo discorso. Perché «quando è unita, l'Europa è davvero invincibile».

Passi avanti sull'accordo di pace

La sveglia di Zelensky è l'ultima nota di un vertice di Davos che spesso ha mancato di suonare all'unisono, tra i leader occidentali. Ma che sembra aver comunque incassato passi avanti anche sul percorso verso la fine della guerra in Ucraina, oltre che alla questione della Groenlandia.

A margine del Forum economico, Zelensky e Trump hanno infatti avuto un incontro definito produttivo da entrambe le parti, con l'accordo sulle garanzie di sicurezza statunitensi per l'Ucraina ormai «pronto», secondo li leader di Kiev.

Ma resta il nodo «irrisolto» dei territori contesi tra Kiev e Mosca. «Tutto ruota attorno a questo, è il problema che non abbiamo ancora risolto», ha sottolineato Zelensky.

I trilaterali di Abu Dhabi

Per la svolta ora si guarda ad Abu Dhabi, dove venerdì e sabato si terranno incontri trilaterali tra Stati Uniti, Russia e Ucraina come annunciato dallo stesso leader ucraino. Saranno i primi colloqui in questo formato, e seguono le naufragate esperienze di colloqui a Istanbul dello scorso anno.

Negli Emirati voleranno gli inviati Witkoff e Kushner, per l'Ucraina ci saranno il capo dell'ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. I russi saranno il negoziatore di Putin Kirill Dmitriev e il capo dei servizi segreti militari.

«Vedremo quale sarà il risultato»

Sui media già corrono le indiscrezioni di una possibile «tregua energetica» sul tavolo, per fermare gli attacchi alle infrastrutture ucraine e alle raffinerie e petroliere russe.

Ma la speranza di un'intesa è flebile, mentre il presidente ucraino è cauto: «Vedremo quale sarà il risultato», ha detto ai giornalisti a Davos. «I russi devono essere pronti ai compromessi».

Parole difficili da digerire per Putin che si limita a ribadire di «apprezzare gli sforzi di Trump», pur rimanendo freddo all'ottimismo trapelato dagli inviati statunitensi a cui ora spetta il compito di convincerlo, per fare un passo avanti nel fine settimana emiratino.