Paesi BassiL'azzardo di Geert Wilders: fa cadere il governo, ma ora rischia di restarne fuori
SDA
3.6.2025 - 21:34
Il leader dell'ultradestra olandese Geert Wilders dopo aver annunciato il ritiro del suo partito dalla coalizione di governo.
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L'esperimento di governo firmato Geert Wilders è durato lo spazio di una mancata stretta sull'immigrazione. Il vulcanico leader dell'ultradestra olandese, approdato appena undici mesi fa per la prima volta al potere dopo una carriera passata a inseguirlo, ha staccato la spina alla fragile coalizione guidata dal tecnico indipendente Dick Schoof.
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03.06.2025, 21:34
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Si è aperta la strada alle elezioni anticipate, trasformando la crisi politica in un rischioso lascia o raddoppia personale. Il Trump olandese resta in alta quota nei sondaggi, ma non appare più intoccabile.
Infatti, la sinistra ecologista di Frans Timmermans – che già alle Europee lo aveva superato sul filo di lana – lo incalza. E l'azzardo dell'uomo forte del sovranismo Ue per puntare alla premiership rischia di diventare un boomerang.
Addio alla coalizione
Il governo olandese si è infranto sullo stesso scoglio già fatale a Mark Rutte due anni fa: l'asilo e l'immigrazione. Gli aut aut di Wilders nelle ultime settimane si erano fatti sempre più pressanti, fino all'ennesimo vertice di maggioranza, che lunedì sera ha sancito lo stallo.
All'indomani, la rottura è arrivata in appena mezz'ora di colloqui. A firmare l'atto finale ci ha pensato lo stesso Wilders, con un annuncio su X: «Nessuna firma sul nostro piano sull'asilo. Lasciamo la coalizione», ha scritto, mettendo così la parola fine sull'avventura che dal 2 luglio scorso – dopo il trionfo elettorale del novembre 2023 – lo ha visto protagonista con cinque ministri e quattro sottosegretari.
Disaccordo sull'immigrazione
L'accusa del leader xenofobo, anti-Islam ed euroscettico è stata netta: gli alleati e il premier Schoof – ex capo dei servizi di sicurezza, scelto per mediare tra i quattro partiti della maggioranza – hanno frenato sull'attuazione della «politica sull'immigrazione più severa di sempre», rifiutando di approvare il suo programma in dieci punti.
Chiusura delle frontiere ai richiedenti asilo, espulsione dei cittadini con doppia cittadinanza condannati e un drastico inasprimento dei controlli: per Wilders le misure proposte erano il riflesso della «volontà degli elettori», mentre nella visione degli alleati il piano era in alcune parti «inattuabile».
Tutto o niente per Wilders
La crisi è «inutile e irresponsabile», ha tuonato Schoof, prima di consegnare le dimissioni nelle mani di re Guglielmo Alessandro. Dure anche le reazioni degli ormai ex partner di governo che – a partire dalla leader dei liberali di destra (Vvd) Dilan Yesilgoz – hanno bollato la scelta come «incosciente» ed «egoista», accusando Wilders di aver consegnato i Paesi Bassi all'incertezza.
Per molti però la strategia del Trump olandese – soprannome che si è guadagnato per le posizioni incendiarie e la celebre chioma biondo platino ormai ingrigita – è un piano calcolato per capitalizzare alle urne e diventare premier. Il margine del suo partito tuttavia nell'ultimo anno si è assottigliato – nei sondaggi naviga intorno al 20% – e i laburisti-green di Timmermans sono a un solo punto di distanza.
Per il voto bisogna attendere
Gli analisti non escludono una maggioranza alternativa con un patto tra i rosso-verdi e il Vvd senza passare per nuove elezioni, il che isolerebbe di fatto Wilders, al quale sembra per ora rimasto solo l'appoggio del partito degli agricoltori BBB.
Per il voto anticipato potrebbero servire comunque almeno tre mesi. Nell'immediato, l'Olanda si avvicina al vertice Nato di fine mese senza un governo stabile, diventando un nuovo crocevia per il sovranismo in Ue dopo lo stop in Romania e l'avanzata in Polonia.