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La Carnival Triumph, in balia delle onde, nel Golfo del Messico (11 febbraio 2013)
KEYSTONE
Un incendio nella sala macchine trasforma una crociera da sogno in un incubo per oltre 4'000 passeggeri, intrappolati senza servizi igienici funzionanti e cibo fresco. Il documentario Netflix «Poop Cruise» racconta la loro odissea.
Era il mese di febbraio del 2013 quando, nel Golfo del Messico, una delle navi da crociera più conosciute al mondo, la Carnival Triumph, si trova in una situazione disperata.
Dopo due giorni di viaggio e una sosta a Cozumel, in Messico, un incendio nella sala macchine lascia l'imbarcazione alla deriva, senza aria condizionata, wifi, né servizi igienici funzionanti. I passeggeri, oltre 4'000, si trovano a dover affrontare condizioni igieniche precarie e cibo avariato.
Nonostante le rassicurazioni iniziali, la nave perde energia e propulsione, rimanendo bloccata in mare aperto.
È Netflix, con il suo documenatario «Poop Cruise» (in italiano «La crociera della cacca»), a ricostruire l'odissea dei 4'000 a bordo, rimasti senza elettricità e i servizi igienici funzionanti.
Gli operatori della nave propongono soluzioni di emergenza, come l'uso delle docce per urinare e sacchetti per i rifiuti solidi.
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Abhi, lo chef di bordo, descrive la situazione come «la cosa più disgustosa mai vista», con i bagni che diventano inagibili: «La gente copriva la cacca con la carta igienica e poi ci faceva la cacca sopra. Era strato dopo strato. Come una lasagna».
La Carnival, informata dell'incidente, emette un comunicato stampa minimizzando la situazione, mentre i media si concentrano su altri eventi internazionali.

L'arrivo a Mobile, in Alabama, il 14 febbraio 2013.
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Nel frattempo, l'equipaggio scopre che l'incendio ha distrutto i cavi elettrici, rendendo impossibile riparare la nave.
Con la Triumph alla deriva, i passeggeri affrontano notti calde e scomode, dormendo sui ponti.
Una nave gemella, la Legend, nel frattempo si avvicina per fornire rifornimenti, ma non può ospitare i passeggeri. Grazie al wifi della Legend, i passeggeri riescono a contattare i media, rivelando le condizioni a bordo.

10 febbraio 2013, sul ponte della Carnival Triumph.
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La nave da crociera, già coinvolta in precedenti incidenti simili, si trova sotto pressione.
Si scopre infatti che, nonostante fosse una delle aziende del settore più importanti al mondo, si trattava già del quarto incendio in sala macchine su una delle loro navi: la prima volta successe alla Tropicale nel 1999, poi alla Carnival Splendor nel 2010 e due anni dopo, alla Costa Allegra.
Il palazzo galleggiante viene infine trainato verso Mobile, in Alabama, ma il viaggio è lungo e le condizioni igieniche peggiorano.

La Carnival Triumph entra nel porto di Mobile, in Alabama.
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Devin, un passeggero, racconta la difficoltà di trovare un bagno funzionante. «Quando ci è stato comunicato che avremmo dovuto aspettare altri tre giorni ho capito che non avrei resistito dall’andare in bagno».
Dopo giorni di sofferenza, la Triumph arriva finalmente in porto. I passeggeri, esausti e affamati, sbarcano, mentre l'azienda affronta cause legali.
L’avvocato texano Frank Spagnoletti sfrutta documenti che dimostrano che il rischio d’incendio esisteva.
Ma il colosso risponde citando una clausola presente nel contratto, accettata automaticamente all'acquisto dei biglietti, in cui l'azienda specifica di non garantire in alcun modo una traversata sicura, né una nave idonea alla navigazione, cibo adeguato e genuino o condizioni igieniche sicure.
I passeggeri ricevono così un rimborso totale, più 500 dollari a testa.
La Carnival ha in seguito speso 115 milioni di dollari per riparare la nave, che oggi solca di nuovo i mari con il nome di Carnival Sunrise.
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Il redattore ha scritto questo articolo con l'aiuto dell'AI.