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Una pianta di ricina
archivio IMAGO/blickwinkel
Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita prendono una nuova direzione dopo il ritrovamento di una pianta di ricino nelle campagne molisane. La scoperta cambia le ipotesi sulla provenienza del veleno.
In Italia il caso della morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita registra un importante sviluppo investigativo.
È infatti stata individuata una pianta di ricino, proprio la sostanza che ha ucciso per avvelenamento le due donne, nelle campagne circostanti l'abitazione della famiglia a Pietracatella, nel Molise.
A fare la scoperta sono stati i giornalisti del programma di Canale 5 «Dentro la Notizia», che hanno documentato la presenza ai margini di un campo di granturco, a circa 15 km dalla casa.
La scoperta, come riporta «Leggo», assume un rilievo particolare nel contesto delle indagini, dato che fino a questo momento gli investigatori avevano ipotizzato che la ricina fosse stata procurata attraverso canali illeciti su internet.
La presenza della pianta sul territorio dimostra invece che la materia prima per ottenere il veleno è disponibile anche localmente.
Il proprietario del terreno ha fornito una spiegazione per la presenza della pianta. L'agricoltore ha dichiarato di aver posto a dimora il ricino diversi anni or sono seguendo un'usanza locale.
La pratica rientrava nella tradizione contadina della zona come rimedio naturale contro le talpe, animali chiaramente dannosi per orti e coltivazioni.
L'uomo ha raccontato che il ricino gli fu consegnato da un familiare. Da allora la pianta ha continuato a svilupparsi in modo spontaneo senza richiedere cure particolari.
Anche altri abitanti della zona hanno confermato questa consuetudine. In passato il ricino veniva coltivato frequentemente ai bordi degli orti per tenere lontani gli animali che scavano nel terreno.
Questa informazione introduce un elemento inedito nell'inchiesta, ossia la possibilità che qualcuno abbia avuto accesso diretto alla pianta, cosa che apre scenari investigativi diversi rispetto alle ipotesi formulate nelle prime fasi.
Nel corso del servizio televisivo è stata inoltre avanzata un'ulteriore teoria sull'origine della morte delle due donne.
Secondo i giornalisti, la ricina potrebbe anche essere entrata nella filiera alimentare in modo accidentale: una contaminazione potrebbe essersi verificata durante la raccolta o la macinazione dei cereali.
Ricordiamo infatti che, e non è un dettaglio di poco conto, la famiglia Di Vita è proprietaria di un mulino e quindi semi o parti della pianta potrebbero essersi mescolati al grano.
Il materiale sarebbe poi potuto finire nella farina e di conseguenza negli alimenti consumati dalle vittime.
Questa ipotesi presenta tuttavia diverse criticità. Se la contaminazione fosse avvenuta in modo casuale ci si aspetterebbe un numero maggiore di persone coinvolte, mentre al momento i casi accertati riguardano esclusivamente Antonella e Sara.
Gli investigatori continuano comunque a lavorare su tutte le piste. L'obiettivo è quello di ricostruire come la ricina sia arrivata nell'organismo delle due donne.
Resta da chiarire se dietro la loro morte ci sia stata un'azione deliberata oppure un evento accidentale ancora tutto da comprendere.