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Donald Trump ha raggiunto un accordo con l'Iran, ma i missili iraniani ne restano esclusi.
Keystone / Fotomontaggio di blue News
Gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto un accordo quadro che dovrebbe porre fine alla guerra. Il testo ufficiale non è ancora stato reso pubblico. I primi dettagli indicano però che l'intesa disciplina alcuni aspetti del conflitto, lasciando volutamente irrisolti i principali punti di contesa.
La guerra tra Stati Uniti e Iran dovrebbe avviarsi verso la conclusione. In occasione dell'80° compleanno di Donald Trump, Washington e Teheran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo quadro. La firma ufficiale è prevista venerdì in Svizzera.
Il testo integrale dell'intesa non è stato ancora reso pubblico. Secondo i media iraniani, il piano si articola in 14 punti. Una cosa però appare già chiara: l'accordo è destinato soprattutto a creare le condizioni per ulteriori negoziati. Non si tratta ancora di un trattato di pace definitivo.
Al centro dell'accordo c'è la cessazione immediata e permanente delle ostilità.
Secondo quanto emerso finora, il cessate il fuoco non dovrebbe riguardare soltanto le operazioni militari dirette tra Stati Uniti e Iran, ma anche altri fronti di crisi nella regione, in particolare il Libano.
Ed è proprio qui che emerge il primo potenziale ostacolo. Negli ultimi tempi Israele e Hezbollah sono tornati a scontrarsi. L'Iran ha più volte ribadito che lo stop dei combattimenti su tutti i fronti rappresentava una condizione imprescindibile per l'avvio del processo diplomatico.
Un punto centrale riguarda lo Stretto di Hormuz.
Questo passaggio marittimo è una delle rotte più importanti al mondo per il trasporto di petrolio e gas. Secondo Donald Trump dovrebbe essere riaperto al traffico navale.
I media iraniani parlano però di una riapertura entro 30 giorni e alle condizioni stabilite da Teheran. Si tratta di una differenza tutt'altro che marginale. Resta quindi da chiarire quando la rotta sarà effettivamente di nuovo percorribile e chi sarà responsabile delle garanzie di sicurezza.
Nonostante queste incertezze, i mercati hanno reagito immediatamente: dopo l'annuncio dell'accordo, i prezzi del petrolio hanno registrato un netto calo.
In cambio Washington dovrebbe revocare il blocco navale imposto ai porti iraniani.
Si tratterebbe di una concessione importante per lo Stato islamico. Il blocco era stato introdotto per esercitare pressione economica sull'Iran e limitare le entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio.
Secondo le informazioni disponibili finora, verrebbero inoltre sospese le sanzioni che colpiscono il settore petrolifero e petrolchimico, così come alcuni flussi finanziari.
Anche i fondi iraniani congelati all'estero potrebbero essere progressivamente sbloccati.
Il punto di contesa probabilmente più importante resta irrisolto: il programma nucleare iraniano.
L'Iran dovrebbe confermare di non voler costruire armi nucleari. Tuttavia, i veri negoziati sull'arricchimento dell'uranio, sul materiale già arricchito e sulle sanzioni dovrebbero svolgersi solo nei prossimi 60 giorni.
In questo modo, il nodo centrale della crisi viene rinviato. Ed è proprio questo a rendere fragile l'accordo. Gli Stati Uniti e Israele avevano giustificato la guerra, tra l'altro, con la necessità di impedire all'Iran di entrare in possesso di armi nucleari.
Resta da vedere se Washington e Teheran riusciranno davvero a trovare un'intesa su questo punto.
Particolarmente delicato è ciò che, almeno stando alle informazioni finora disponibili, non viene affrontato nell'accordo.
Secondo i media iraniani, il programma missilistico di Teheran e il sostegno ai cosiddetti gruppi della resistenza non dovrebbero rientrare nei negoziati finali.
Si tratta di due questioni centrali dal punto di vista occidentale: da un lato l'arsenale iraniano di missili e droni, dall'altro il sostegno a gruppi alleati attivi nella regione.
Sono proprio questi temi che, in futuro, potrebbero mettere nuovamente a rischio l'intesa. Anche se le ostilità dovessero cessare per il momento, molte delle cause profonde del conflitto resterebbero infatti irrisolte.