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Ecco cosa sta succedendo

Caos negli Stati Uniti per lo shutdown, migliaia di posti a rischio

Il Campidoglio a Washington, sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti

Il Campidoglio a Washington, sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti

Keystone

Fino a 750'000 dipendenti federali sospesi senza stipendio, compresi i soldati, migliaia di posti a rischio, interruzioni dei servizi nella sanità e nei trasporti, chiusura di parchi e musei, a partire dall'iconico Washington Monument sul National Mall. E la Fed privata venerdì prossimo dei dati sull'occupazione, cruciali per decidere su un altro taglio dei tassi di interesse.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

01.10.2025, 20:15•01.10.2025, 20:29

Gli Stati Uniti sono nel caos per lo shutdown, il primo dopo quello di 35 giorni a fine 2018 sempre durante la presidenza Trump, il più lungo degli ultimi decenni.

Al Senato si prova un altro giro di voti, dopo i veti incrociati di martedì tra repubblicani e democratici per estendere sino al 21 novembre i finanziamenti al governo federale. Ma il primo tentativo è fallito. Le parti sono ferme nelle loro posizioni e si rinfacciano reciprocamente la responsabilità della paralisi, già pensando alle elezioni di Midterm del prossimo anno.

1000 miliardi in ballo

«Credevano di poterci sopraffare senza neanche un minimo di consultazione... sediamoci e proviamo a raggiungere un accordo che protegga il popolo americano», ha commentato il leader democratico al Senato Chuck Schumer, ribadendo le richieste del suo partito: estendere i crediti d'imposta per l'Obamacare, annullare i tagli a Medicaid (l'assistenza sanitaria per i meno abbienti) e ai media pubblici, impedire l'uso da parte di Trump di una «pocket rescission» per ridurre ulteriormente gli aiuti esteri.

Il costo totale di queste disposizioni è previsto intorno a 1000 miliardi di dollari, mentre circa 10 milioni di persone rischiano di perdere l'assistenza sanitaria a causa dei tagli a Medicaid e dei cambiamenti all'Obamacare. Senza l'estensione dei crediti d'imposta sui premi assicurativi, i prezzi delle polizze sanitarie aumenteranno per circa 20 milioni di persone.

La risposta dei repubblicani

«Gruppi di interesse della sinistra radicale e membri democratici della sinistra radicale volevano uno scontro con il presidente, e così i democratici del Senato hanno sacrificato il popolo americano per interessi partigiani», ha replicato il leader dei repubblicani al Senato John Thune. Il suo partito accusa (falsamente) gli avversari di voler estendere la sanità ai migranti irregolari.

I democratici in teoria hanno gioco facile nello scaricabarile, perché il Grand Old Party controlla Casa Bianca, Camera e Senato, anche se non ha i numeri legali per approvare la manovra. Ma un sondaggio del New York Times ha rilevato che solo il 27% degli intervistati ritiene che i democratici debbano optare per lo shutdown.

I democratici esitano

Gli stessi democratici, peraltro, sono spaccati: il 47% è a favore, il 43% contro, mentre il 59% degli indipendenti è contrario. Secondo un sondaggio Marist, inoltre, il 38% degli elettori darebbe la colpa ai repubblicani ma il 27% ai democratici e il 31% a entrambi i partiti.

Anche tra i «dem» al Congresso crescono i dubbi, e alcuni dissidenti hanno votato con i repubblicani nel timore che lo shutdown dia più potere a Trump. Il presidente ha infatti evocato «conseguenze irreversibili» e il licenziamento di «molti» dipendenti federali, mentre l'ufficio budget della Casa Bianca ha chiesto piani a tutte le agenzie governative per licenziamenti di massa di dipendenti legati a programmi ritenuti non essenziali. E ha già bloccato 18 miliardi di finanziamenti per progetti infrastrutturali allo stato (democratico) di New York.

Questo shutdown segna una rottura rispetto al passato proprio per la minaccia dell'uso esplicito di piani di riduzione permanente della forza lavoro. L'impatto politico ed economico dipenderà dalla sua durata. Ma l'incertezza e il conflitto istituzionale aumentano la sfiducia dei cittadini nel governo.

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