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Trump e Netanyahu avrebbero parlato al telefono prima dell'attacco all'Iran.
blue News / SDA
Una telefonata tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump avrebbe dato l’impulso decisivo. Secondo un media statunitense, l’informazione su un incontro tra leader religiosi iraniani ha portato all’operazione militare «Epic Fury».
Venerdì, ore 15.38. A Washington viene presa una decisione epocale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dà il via libera all’operazione militare «Epic Fury». Ma l’impulso decisivo sarebbe arrivato da Gerusalemme e da una telefonata particolarmente delicata.
Secondo quanto riferisce il portale di informazione statunitense «Axios», l'inquilino della Casa Bianca aveva parlato già lunedì con il primo ministro Benjamin Netanyahu. In quella conversazione il capo del Governo israeliano avrebbe condiviso un’informazione estremamente sensibile.
Il sabato successivo diversi importanti leader religiosi iraniani si sarebbero riuniti nello stesso luogo, tra loro anche l’ayatollah Ali Khamenei.
Secondo tre fonti informate sul colloquio, Netanyahu avrebbe detto chiaramente a Trump e al suo team che «tutti potrebbero essere eliminati con un unico attacco aereo».
Dopo la segnalazione arrivata da Israele, i servizi segreti statunitensi della CIA hanno avviato una prima verifica. L’analisi delle informazioni avrebbe confermato i dati forniti da Gerusalemme.
Man mano che venivano raccolti nuovi elementi, il presidente statunitense si sarebbe convinto sempre di più della possibilità di un attacco mirato.
Un funzionario americano ha dichiarato ad Axios: «Entro giovedì la CIA aveva pienamente confermato che queste persone sarebbero state tutte nello stesso luogo e abbiamo dovuto sfruttare questa opportunità».
Nello stesso giorno Trump ha ricevuto anche cattive notizie sul fronte diplomatico. I suoi emissari Jared Kushner e Steve Witkoff lo hanno contattato dopo ore di colloqui a Ginevra.
Il loro messaggio era chiaro: i negoziati con l’Iran non stavano portando a nulla. Per Trump, a quanto pare, un ulteriore fattore decisivo per scegliere la via militare.
Durante un incontro, martedì, con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Trump ha poi spiegato le ragioni della sua decisione. La solidarietà con Israele, ha detto, non sarebbe il motivo principale dell'ingresso in guerra.
«Ma Israele era pronto e lo eravamo anche noi», ha affermato il presidente. Secondo Trump, già durante i colloqui con Teheran era convinto che sarebbe stato l’Iran ad attaccare per primo.