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I nuovi dazi di Trump non spiazzano l'UE, ma è scontro sulle Big tech
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Vertenza commerciale

I nuovi dazi di Trump non spiazzano l'UE, ma è scontro sulle Big tech

Gli USA non sono il «salvadanaio» dell'Europa, ha tuonato Donald Trump.

Gli USA non sono il «salvadanaio» dell'Europa, ha tuonato Donald Trump.

AP

Il remake della terribile estate del 2025, almeno per ora, è stato evitato. La nuova scure che Donald Trump ha voluto abbattere sul commercio internazionale, questa volta con l'appiglio dei beni prodotti con lavoro forzato, non ha provocato allarmi a Bruxelles.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

24.07.2026, 20:46

Il tetto del 15% messo in calce dall'accordo di Turnberry è ben superiore alla tariffa del 10% imposta da Washington. Tanto da sortire un apparente paradosso nei rapporti transatlantici: quello di provocare l'abbassamento dei dazi - incluso della clausola della Nazione più favorita - per alcuni prodotti, come il formaggio.

La tempesta, però , potrebbe solo essere rinviata.

La multa inflitta dall'UE a Google ha fatto letteralmente infuriare la Casa Bianca.

L'UE «pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e profondamente scorretta, contro la quale li avevo ripetutamente messi in guardia», è stata la minaccia che Donald Trump ha affidato a Truth.

L'ira da Washington

La sortita del presidente americano era stata anticipata dal rappresentante statunitense per il Commercio Jamieson Greer, che aveva evocato – sebbene con toni meno bruschi – possibili conseguenze tariffarie per l'Unione dopo la maximulta inflitta giovedì a Google.

Il Digital Service Act e il Digital Market Act, i due strumenti con cui l'UE sta tentando di normare il Far West digitale, rischiano di essere il vero pomo della discordia transatlantica nei prossimi mesi.

Teaser image

Concorrenza

Multa da 890 milioni dall'Unione Europea a Google

Gli Stati Uniti non sono il «salvadanaio» dell'Europa e «non lo diventeranno. Prevediamo di imporre loro pesanti dazi doganali il prima possibile», ha avvertito Trump chiedendo la revoca delle sanzioni per le Big Tech e preannunciando nuove indagini sulla base della Sezione 301 del Trade Act, per quella che ha definito «una pratica di rapina».

Per la Commissione, tuttavia, si tratta solo di applicare le regole, senza prendere nel mirino nessuno. E più volte, da Bruxelles, è stato ribadito come sulle regole che l'UE si dà neanche gli USA possono interferire.

«Oggi abbiamo dato un cartellino giallo a Tiktok, le nostre regole sono imparziali», ha osservato una fonte dell'esecutivo europeo.

I nuovi dazi irritano l'UE

L'annunciata nuova indagine degli Stati Uniti addensa però nuove nubi. Anche perché a Bruxelles vedono con crescente scetticismo l'utilizzo di tali inchieste commerciali.

La motivazione che ha portato il tycoon ai nuovi dazi – inflitti sulla base della Sezione 301 del Trade Act, volta a contrastare i paesi che si macchiano di lavoro forzato – ha per esempio irritato non poco Palazzo Berlaymont.

«Le accuse di carenze sui controlli sono infondate», ha osservato da Manila l'Alto Rappresentante UE Kaja Kallas parlando con «Reuters».

«Abbiamo già in vigore norme rigorose, e pertanto respingiamo totalmente l'idea che l'UE possa essere considerata come un fattore che contribuisce al problema globale del lavoro forzato», ha ribadito la portavoce della Commissione Paula Pinho.

La guerra commerciale non fa bene a nessuno

I nuovi dazi di Trump vanno dal 10 al 12,5% e coinvolgono oltre 60 Paesi: da quelli europei al Giappone, dalla Cina al Canada, dalla Corea del Sud al Regno Unito.

Le reazioni non sono state omogenee.

Il nuovo governo britannico di Andy Burnham ne ha minimizzato la portata, ricordando che resta valido il tetto del 10% stabilito dagli accodi bilaterali con gli USA.

Ben diversa la risposta di Pechino, che ha rimarcato come «le guerre tariffarie e commerciali non sono nell'interesse di nessuna delle parti».

I nuovi dazi «sono ingiusti, la motivazione è completamente arbitraria», ha replicato da par suo il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva, da tempo ai ferri corti con Washington.

Tutti, a cominciare dall'UE, sono comunque fermi su un principio: la guerra commerciale di Trump, con il mondo in fiamme, non fa bene a nessuno.

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