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Medio Oriente

Il governo Netanyahu sta per decidere il destino di Gaza e  Israele si spacca

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

KEYSTONE

La riunione di gabinetto per votare sull'occupazione totale di Gaza è fissata per domani dalle 18.00 alle 23.00, ma si prevede che le discussioni possano andare avanti fino a tarda notte, ben oltre le cinque ore fissate. Secondo le stime dei commentatori israeliani, la proposta del premier Benjamin Netanyahu dovrebbe ricevere la maggioranza dei voti, comunque sia formulata.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

06.08.2025, 20:55

Ma il dibattito non sarà in discesa, a cominciare dall'opposizione interna al governo rappresentata dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, di ritorno dalla sessione speciale sugli ostaggi all'Onu, e dal leader del partito ultraortodosso Shas Aryeh Deri, che non vota perché non è un ministro. Ma che ritiene di dover sostenere la sua posizione contraria con forza, rientrando in tutta fretta dopo soli due giorni di vacanza in Svizzera.

Il capo di Stato maggiore si oppone

Il primo ministro dovrà affrontare le obiezioni del capo di stato maggiore Eyal Zamir, che si oppone all'estensione della campagna a tutta la Striscia per i rischi connessi ad operazioni in cui potrebbero rimanere uccisi gli ultimi ostaggi ancora in vita (20 su 50), senza contare l'usura dei soldati che combattono da 670 giorni e l'impegno di non meno di 4-5 mesi di intensi combattimenti.

«La popolazione non ti sostiene»

Non solo: dal leader dell'opposizione, Yair Lapid, Netanyahu ha ricevuto un avvertimento chiaro: «La popolazione non ti sostiene e non vuole questa guerra». Ancor di più i familiari dei rapiti, che già accusano Bibi di essere sul punto «di sporcarsi le mani con il sangue dei loro figli. Vergogna che perseguiterà la sua discendenza per generazioni».

Intanto a Tel Aviv i manifestanti si sono scontrati con la polizia davanti al quartiere generale dell'esercito, mentre le madri dei soldati protestano sotto casa del capo dell'Idf chiedendogli di «non cedere alle pressioni politiche». Nella Striscia invece, secondo il ministero della Salute di Hamas, si contano 135 nuove vittime nelle ultime 24 ore.

Lotte intestine, Trump e Dio

Sa'ar, che finora ha sostenuto l'ipotesi dell'accerchiamento e del logoramento di Hamas e la prosecuzione dei negoziati per un accordo, cioè il piano dei generali, darà battaglia alla linea dei ministri messianici Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, che nel loro futuro immaginano 'un'unica terra di Israele donata da Dio' (Gaza e Cisgiordania comprese) dove far vivere la progenie.

Un quadro insomma che sembra andare inevitabilmente verso la direzione dell'espansione della guerra a Gaza.

«Ma – ha fatto trapelare un alto funzionario israeliano ai media – da qui a domani solo Dio lo sa, in Medio Oriente le cose possono cambiare, e già questa sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe presentare un grande piano umanitario».

Lasciando intendere che anche se la decisione sull'occupazione della Striscia sembra essere a un passo, altri accadimenti potrebbero cambiare lo scenario in un batter d'occhio.

Le richieste di Hamas, che non mollerà di un passo

Nel frattempo la macchina strategica dell'entourage di Netanyahu si muove con urgenza, per non perdere l'attimo: dall'ufficio del primo ministro spiegano che al momento non ci sono possibilità di ottenere il rilascio dei rapiti, i colloqui non hanno portato a un accordo, inoltre gli ostaggi potrebbero morire di fame.

La posizione di Hamas nel mentre sembra abbastanza evidente, spiega il giornalista e storico Ehud Yaari a Channel 12: «L'operazione di terra dell'Idf non ha costretto la leadership di Hamas che vive all'estero, sostenuta dal Qatar e dalla Turchia, ad avvicinarsi a un compromesso».

«Tra tutte le lotte interne, hanno formulato una richiesta che vale una vittoria totale. Non solo la liberazione di 300 detenuti palestinesi condannati all'ergastolo (per attentati che hanno provocato centinaia di vittime israeliane civili) ma anche quella dei 55 incarcerati della Nukhba del 7 ottobre, non ancora processati. Il risultato è che nessun governo di Israele potrebbe accettare di liberare gli assassini del massacro». In più, Hamas non accetta di smilitarizzare, né di lasciare Gaza.

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