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Labour, svolta Burnham: acclamato nuovo leader, da lunedì al governo contro 40 anni di neoliberismo
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Gran Bretagna

Labour, svolta Burnham: acclamato nuovo leader, da lunedì al governo contro 40 anni di neoliberismo

Andy Burnham.

Andy Burnham.

Keystone

Andy Burnham è ufficialmente il nuovo leader del Partito laburista e si appresta a insediarsi a Downing Street da lunedì, succedendo a Keir Starmer. Il «re del Nord» promette una svolta radicale basata sul decentramento, la giustizia sociale e il superamento di quarant'anni di ricette neoliberali, sebbene debba ora misurarsi con la prova dei fatti e i limiti di bilancio.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

17.07.2026, 19:22

L'attesa è finita. Andy Burnham ha spodestato Keir Starmer e si prepara a governare il Regno Unito promettendo l'avvento di una qualche epifania ispirata al decentramento e a una maggiore giustizia sociale, dopo «40 anni» di ricette neoliberali più o meno fotocopia pagate in primis «dalla working class».

A incoronare il 56enne ‹re del Nord›, ex sindaco di Manchester, come nuovo leader del Partito laburista, è stata un'assise speciale riunita a Londra per decretare quanto si sapeva già: la sua designazione plebiscitaria da parte del gruppo parlamentare di maggioranza e dei sindacati affiliati. Senza rivali e senza la necessità di un voto fra gli iscritti.

Lunedì scatterà il passaggio di consegne automatico col 63enne sir Keir anche sullo scranno di primo ministro. E i proclami di svolta dovranno misurarsi con la prova dei fatti, con i condizionamenti delle élite, con i limiti imposti dalle regole fiscali, dai timori delle reazioni dei mercati, dalle compatibilità di bilancio.

La succursale di Manchester e la sfida del cambiamento

Il rito dell'acclamazione si è comunque consumato, apparentemente, in un clima di ritrovata speranza in casa Labour. Da lunedì - data del cambio della guardia formale a Downing Street con l'impopolare Starmer, suggellato dall'imprimatur di re Carlo III in veste di capo dello Stato e dalla nomina immediata dei ministri più importanti - sarà operativa pure la promessa succursale di Manchester di Number 10: destinata a tracciare le coordinate d'una strategia politica, economica e sociale meno schiacciata su Londra e più attenta agli altri territori. A partire dall'Inghilterra settentrionale profonda, sua roccaforte di provenienza; ma con l'impegno a non fermarsi lì.

Esaurita la pratica dell'onore delle armi al predecessore giubilato, ringraziato pure dalla vice leader Lucy Powell e dalla ministra dell'Interno uscente Shabana Mahmood, entrambe indicate come figure chiave della prossima compagine, Andy è passato a intonare il messaggio di «cambiamento». Assicurando di voler dare «tutto» se stesso per «aggiustare le grandi cose che la politica ha finora trascurato».

Per poi rilanciare gli slogan su un miglioramento delle condizioni di vita «in tutti i distretti postali» dell'isola o sulla «reindustrializzazione».

Il superamento del neoliberismo e i nodi politici

E rimarcare la necessità d'un superamento dei dogmi «di 40 anni» di neoliberismo d'impronta thatcheriana (in qualche modo assorbiti pure da quei governi del New Labour blairiano in cui egli stesso militò agli esordi): anni nei quali «il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato» fin nei servizi essenziali, e rispetto alla cui eredità va esplorata «una strada nuova».

Sui dettagli, Burnham è rimasto per ora nel vago. Come era d'altronde lecito attendersi in questo frangente, al di là delle critiche delle opposizioni, dei moniti dell'establishment economico e degli avvertimenti di certa stampa. Mentre resta in effetti il vulnus di una designazione priva di mandato popolare, a cui si somma il rinvio di qualsiasi scrutinio in Parlamento - in recesso estivo dalla prossima settimana - fino a settembre.

Indiscutibilmente capace di trasmettere più calore di Starmer, Andy ha tuttavia raccolto se non altro le ovazioni dei presenti, mescolando prospettive di discontinuità nella proposta di un partito in crisi di consensi ed ecumenismo unitario.

Ha parlato dell'impegno a riportare il Labour «fra la gente» (da parte sua sarà in tour nel Paese da subito, con l'idea di rispondere alla sfida di Nigel Farage) e a «restituire la speranza ai cuori» dei britannici. Mentre ha esaltato il sostegno ottenuto «dai sindacati e dal nostro movimento socialista», non senza aggiungere di voler essere anche «amico del business» privato, come a Manchester.

Il profilo del leader e l'identità del partito

Quanto alle correnti laburiste, ha chiarito che saranno rappresentate «tutte nel governo» entrante, accanto alla sua ‹soft left›. Primo leader del Paese nato cattolico, e primo laureato a Cambridge dopo una sfilza di premier ex alunni di Oxford, ha toccato infine col familiare accento inglese del nord qualche corda personale: ricordando con emozione il suo «lungo cammino politico» verso una leadership mancata due volte in passato.

Ora però è la volta buona. «Sono pronto, ho un piano e ho fiducia in voi», ha giurato. «Questa è l'ultima chance per cambiare», ma «insieme ce la possiamo fare». A patto che il Labour ritrovi la sua anima: senza inseguire la destra di Reform Uk di Farage sull'immigrazione o altro; ma nemmeno essere «più verde dei verdi» a sinistra su temi come la transizione ecologica.

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