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Medio Oriente

L'affondo di Trump: «Pronto al peggior attacco all'Iran»

Il presidente degli Stati Uniti ha manifestato l'intenzione di sferrare una nuova, pesante, offensiva.

Il presidente degli Stati Uniti ha manifestato l'intenzione di sferrare una nuova, pesante, offensiva.

AP

Donald Trump è pronto a sferrare l'attacco finale all'Iran. Nessuna decisione definitiva è stata ancora presa, ma l'idea di chiudere la partita in Medio Oriente con il raid «più grande di qualsiasi altro» sembra tentare il commander-in-chief.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

23.07.2026, 20:32

Frustrato dall'aumento delle vittime americane e dalle critiche sempre più accese in casa, il presidente statunitense sembra essersi convinto che una guerra totale possa alla fine riportare la pace e infliggere un duro colpo all'asse fra l'Iran e gli Houthi.

Teheran sarà ritenuta «responsabile» delle azioni dei suoi «proxy», ha tuonato il presidente sul suo social Truth minacciando «gravi punizioni militari» nei confronti dell'Iran e degli Houthi se altre navi dovessero finire sotto attacco.

Gli alleati di Teheran nello Yemen hanno infatti attaccato due petroliere saudite accusandole di violato il blocco navale imposto dalle sue Forze Armate nel Mar Rosso.

Un colpo che ha alzato ancora di più la tensione nel Golfo, ampliando la minaccia al di là dello Stretto di Hormuz e mettendo di conseguenza in pericolo un'altra via del petrolio.

Temendo un blocco prolungato dei due crocevia, a fronte di scorte di greggio messe a dura prova dal conflitto, le quotazioni petrolifere volano. Il Brent che si è spinto per la prima volta da maggio sopra i 100 dollari al barile, mentre il Wti viaggia oltre i 93 dollari al barile.

I raid e le minacce incrociate pesano anche sulle borse. Le piazze finanziarie europee hanno chiuso tutte rosso.

Dispiegamento delle forze per gli USA

«Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti», ha detto Trump in un'intervista ad «Axios», sottolineando che Israele sarebbe pronta a intervenire in «due minuti se glielo chiedessi» ma «non abbiamo bisogno di nessuno» per lanciare una nuova azione.

Il commander-in-chief può infatti contare su una rafforzata presenza americana nell'area che gli offre una maggiore flessibilità.

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Medio Oriente

Trump schiera contro l’Iran uno dei bombardieri più potenti al mondo: ecco cosa sta succedendo

Nell'ultima settimana sono state dispiegate squadre per le operazioni speciali nelle basi in Medio Oriente e squadroni di aerei da combattimento sono pronti a entrare in azione.

Oltre 150 medici sono poi arrivati al Landsthul Regional Medical Center in Germania, la struttura di riferimento per la cura delle truppe schierate in Medio Oriente.

Teheran non si tira indietro

Alle ripetute minacce di Trump, l'Iran ha risposto secco.

«La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio. Qualsiasi aggressione contro l'Iran, comprese le nostre infrastrutture, provocherà una risposta forte e decisa», ha detto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Immediata è stata la replica del segretario di Stato degli USA, Marco Rubio: la politica di Trump nei confronti dell'Iran è «testa per occhio».

Toni duri che mostrano la determinazione dell'amministrazione contro un nemico che, nonostante settimane di pesanti attacchi, è ancora in grado di infliggere pesanti colpi agli Stati Uniti irritando il presidente.

Il consenso, anche al Congresso, continua a calare

In calo nei sondaggi – ha un tasso di approvazione al 30% secondo l'American Research Group – e con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, Trump è consapevole che il tempo a sua disposizione sta stringendo.

Sa anche che lo scetticismo di fronte a un conflitto che appare senza fine sta dilagando anche fra i repubblicani. Lo ha dimostrato il via libera della camera a maggioranza conservatrice a una nuova risoluzione contro la guerra in Iran grazie a quattro voti repubblicani.

Il provvedimento è solo uno dei vari bollinati dal Congresso ma senza alcun risultato. L'amministrazione infatti non li ritiene legali e li ha ripetutamente ignorati.

Ma la ripresa dei combattimenti e il fallimento di fatto del memorandum of understanding stanno innervosendo senatori e deputati, preoccupati dalla possibilità che Trump lanci l'affondo finale proprio durante la pausa estiva, procedendo ancora una volta senza autorizzazione e ignorando il Congresso.

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