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Donald Trump
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Il presidente USA Donald Trump continua a infiammare la situazione in Iran, ma sia lui che i suoi consiglieri più stretti, tra i quali il segretario al Tesoro Scott Bessent, cominciano a chiedersi quanto il blocco navale dello stretto di Hormuz e il prolungamento del conflitto, dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan, peseranno sull'economia USA e mondiale.
E la preoccupazione non è più solo «Main Street», con il costo del petrolio che è destinato a salire e disagi nella catena di approvvigionamento causati dal caos ad Hormuz, ma anche Wall Street.
In questi giorni Bessent e il presidente americano hanno avuto una serie di conversazioni proprio su quale potrebbe essere la reazione dei mercati qualora il conflitto dovesse protrarsi per un periodo compreso tra le otto e le dodici settimane.
Una circostanza che le dichiarazioni delle ultime ore di Trump e Teheran rendono più concreta che mai.
Per il segretario del Tesoro americano sarebbero l'Asia e l'Europa le aree maggiormente esposte all'aumento dei prezzi dell'energia causato da un conflitto ancora lungo.
Tuttavia, anche l'impatto sull'America non sarebbe soft, come hanno dimostrato gli ultimi dati economici: i prezzi al consumo sono aumentati del 3,3% a marzo rispetto all'anno precedente e quelli del petrolio sono schizzati oltre i 100 dollari al barile prima, mentre quelli della benzina sono saliti oltre i 4 dollari al gallone.
Non è un mistero che Trump, prima di prendere qualsiasi decisione politica, monitori regolarmente il mercato azionario e lo stato dell'economia. Ma dal lancio dell'operazione «Epic fury», il 28 febbraio, il tycoon ha rilasciato commenti discordanti sui tempi della guerra. Soprattutto nelle ultime 24 ore, dopo che è saltata la trattativa e JD Vance è rientrato da Islamabad.
E adesso, con l'annuncio del blocco navale di Hormuz, sorgono nuove domande in merito alla sicurezza della navigazione, alle rotte commerciali, al trasporto di petrolio e alla sicurezza in generale.
Lo stretto, infatti, è già nel caos e la mossa di Trump potrebbe accrescere la pressione nelle acque internazionali modificando i flussi di navigazione e condizionando l'economia globale.
Per non parlare dell'altro ordine emanato dal tycoon, quello di intercettare e bloccare tutte le navi che hanno pagato un pedaggio all'Iran, che potrebbe ripercuotersi sulla movimentazione delle merci.
Le navi che fanno ingresso nello stretto dovranno d'ora in avanti tenere in considerazione il rischio di interdizione da parte degli Stati Uniti. Le petroliere e le navi cargo potrebbero subire ritardi o deviazioni di rotta e i costi assicurativi e le tariffe di spedizione potrebbero variare a causa dell'accresciuto rischio.
L'amministratore delegato di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha dichiarato in una recente lettera agli azionisti che, se la guerra dovesse continuare, si verificherebbero «significativi e continui shock sui prezzi del petrolio e delle materie prime, insieme a una riorganizzazione delle catene di approvvigionamento globali, che potrebbero portare a un'inflazione più persistente e, in ultima analisi, a tassi di interesse più elevati».
L'effetto boomerang dell'annuncio di Trump è dietro l'angolo ed è per questo che, dopo l'annuncio del commander-in-chief, governi e compagnie di navigazione hanno iniziato una girandola di consultazioni. In attesa di capire come reagiranno i mercati energetici.