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Guerra

Il monito dell'UE: «Chi ferma le armi vuole la resa dell'Ucraina»

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Globsec Forum di Praga.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Globsec Forum di Praga.

IMAGO/CTK Photo

«Noi europei possiamo avere storie diverse. Possiamo parlare lingue diverse, ma in nessuna lingua la pace è sinonimo di resa. In nessuna lingua la sovranità è sinonimo di occupazione. Coloro che sostengono l'interruzione del sostegno all'Ucraina non sostengono la pace: sostengono l'acquiescenza e la sottomissione dell'Ucraina».

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

30.08.2024, 19:44

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha scelto il Globsec Forum di Praga per il suo primo discorso post-rielezione sulla sicurezza. E naturalmente l'epopea di Kiev non poteva che esserne al centro. «L'Ue stia in guardia – ha poi ammonito – perché questo sarà un decennio caldo».

La stoccata chiaramente era per l'Ungheria, che si pone come la capofila del campo della «pace» (seguita dalla Slovacchia) e al Consiglio informale Esteri-Difesa ha contestato la linea fin troppo «guerrafondaia» dell'alto rappresentante Josep Borrell.

Lo spagnolo sostiene infatti le richieste dell'Ucraina, che vorrebbe poter usare liberamente le armi per colpire obiettivi militari in territorio russo e al contempo chiede ai suoi partner di rispettare le promesse consegnandole, possibilmente, in tempi brevi.

«Certamente ho le mie opinioni personali»

«Certamente ho le mie opinioni personali: devo avere opinioni personali se voglio spingere il consenso tra gli Stati membri», ha dichiarato Borrell reagendo alle critiche, piovute non solo dall'Ungheria.

«Ed è ridicolo dire che se si permette di colpire obiettivi militari in Russia allora siamo in guerra contro Mosca, come dicono alcuni Stati membri», ha stigmatizzato, precisando che si tratta di «scelte politiche» poiché il diritto internazionale non vieta all'Ucraina di colpire il territorio del suo aggressore.

Sta di fatto che sulle due questioni più spinose – le restrizioni all'uso delle armi appunto e l'addestramento sul suolo ucraino, con l'invio di istruttori europei – tutto è rimasto come prima, nonostante il «dibattito strategico» tenutosi in seno al Consiglio.

«La politica estera e di difesa è in mano agli Stati membri, l'Ue non ha competenze al riguardo e ogni scelta resterà nelle mani delle capitali», ha capitolato l'alto rappresentante al termine della due giorni, lasciando intendere che ogni Paese si assumerà le sue responsabilità sull'utilizzo delle armi fornite a Kiev, in particolare di lungo raggio.

Nel mentre il conflitto continua a imperversare

L'Ue però qualche passo avanti lo compie, sul fronte dell'assistenza militare. I ministri hanno infatti dato il via libera ad addestrare altri 15mila soldati ucraini – si è già arrivati a 60mila – e siccome il programma deve essere «accorciato e adattato» alle esigenze del momento, i 27 hanno deciso di aprire a Kiev una «cellula di coordinamento» con le forze armate.

Inoltre il ritmo delle consegne delle munizioni si sta alzando e ora l'Ue è al 65% del suo obiettivo originale (scaduto lo scorso aprile) di fornire all'Ucraina un milione di pezzi.

Nel mentre, naturalmente, il conflitto continua a imperversare, con nuovi bombardamenti e vittime in Ucraina – a Kharkiv si segnalano diversi morti, tra cui un bambino in un parco giochi – nonché rinnovate sortite nel Kursk, dove le truppe di Kiev sarebbero avanzate di altri 2 chilometri.

Mosca però ribatte nel Donbass, con l'hub strategico di Pokrovsk sempre più in bilico, tanto che ci si inizia a domandare se le scelte di Volodymyr Zelensky siano state sagge (le truppe migliori sono state impiegate per l'invasione dell'oblast' russo).

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