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Segnalalo oraUn video recente, girato nell’ultimo accampamento prima della vetta mostra tende sferzate dal vento e cumuli di immondizia a quasi 8'000 metri di quota. Il tutto mentre si registra un’affluenza di alpinisti senza precedenti.
Le immagini più recenti provenienti da Campo 4, l’ultimo accampamento prima della vetta dell’Everest, riportano l’attenzione su un problema che da anni accompagna la montagna più alta del mondo.
Tra tende che ondeggiano violentemente sotto le raffiche di vento si vedono bombole d’ossigeno, imballaggi, attrezzatura danneggiata e altri rifiuti.
Da tempo, d'altronde, l’Everest si è guadagnato il poco lusinghiero soprannome di «discarica più alta del mondo».
Le immagini arrivano proprio in una stagione in cui la montagna ha registrato un nuovo record di presenze. Secondo il quotidiano nepalese Kathmandu Post, infatti, questa primavera 1008 tra alpinisti e guide hanno raggiunto la cima dell’Everest, più che mai in passato.
Le cause del problema sono legate soprattutto all’afflusso di massa verso la montagna. Quasi nessun alpinista arriva da solo: a ogni spedizione si aggiungono guide, portatori e altro personale. Tonnellate di materiale vengono trasportate negli accampamenti d’alta quota.
Una parte, però, resta lì.
Secondo le stime, ogni persona produce in media otto chili di rifiuti durante una spedizione sull’Everest. A questi si aggiungono gli escrementi umani, che da anni rappresentano un ulteriore problema ambientale.
Il riscaldamento climatico aggrava la situazione: con lo scioglimento dei ghiacci riemergono sempre più rifiuti, compresi i resti di spedizioni risalenti a decenni fa.
Il Nepal cerca da anni di correre ai ripari. Già nel 2014 è stato introdotto un sistema di deposito cauzionale: chi vuole scalare l’Everest deve versare diverse migliaia di dollari e recupera la somma solo se riporta al campo base almeno otto chili di rifiuti.
Vengono inoltre organizzate regolarmente grandi operazioni di pulizia, durante le quali tonnellate di immondizia vengono rimosse dalla montagna.
Da questa stagione sono in vigore regole ancora più severe. Gli alpinisti devono ora dimostrare di aver riportato indietro anche i rifiuti prodotti negli accampamenti più alti.
Sono inoltre distribuiti e controllati appositi sacchetti per gli escrementi, con l’obiettivo di limitare l’inquinamento causato dai rifiuti umani.
L’ONG Sagarmatha Pollution Control Committee punta così ad alleggerire in particolare la situazione nei campi 3 e 4, tra i più contaminati.
Nonostante le misure adottate, il problema resta irrisolto.
I controlli a quote estreme sono difficili e molte spedizioni si muovono al di fuori di una sorveglianza diretta. Allo stesso tempo, la pressione dovuta al numero crescente di visitatori continua ad aumentare. Molti esperti avvertono quindi che le operazioni di pulizia, da sole, non basteranno.
Finché sempre più persone cercheranno di raggiungere l’Everest, anche la montagna di rifiuti sul tetto del mondo rischia di continuare a crescere.