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Los Angeles sarà anti-Maga: la sfida per la poltrona di sindaco è tra due donne democratiche
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Stati Uniti

Los Angeles sarà anti-Maga: la sfida per la poltrona di sindaco è tra due donne democratiche

Nithya Raman sfiderà l'uscente Karen Bass.

Nithya Raman sfiderà l'uscente Karen Bass.

KEYSTONE

La città degli angeli e, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, anche della resistenza contro le politiche anti-migranti del tycoon.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

09.06.2026, 20:05

A novembre Los Angeles ospiterà una sfida per la poltrona di sindaco tutta a sinistra e tra due donne: la prima cittadina uscente Karen Bass e la progressista Nithya Raman che ha sconfitto il candidato repubblicano sostenuto dal presidente, l'ex cattivo dei reality Spencer Pratt.

«Sono incredibilmente onorata. Ora prosegue la nostra battaglia per una Los Angeles più sana, più sicura, più accessibile e più felice», ha scritto l'ex consigliera municipale su X.

La futura rivale, Bass, si è congratulata sottolineando che la metropoli della California «ha respinto Spencer Pratt e l'agenda Maga».

Il repubblicano, la cui casa andò distrutta nei devastanti incendi del 2025 che colpirono l'area di Palisades, ha incentrato la sua campagna sul diffuso malcontento per la lentezza nella ricostruzione della città, le strade dissestate, la presenza di senzatetto afflitti dalla tossicodipendenza e un'amministrazione comunale percepita come inefficiente e asservita a gruppi di interesse.

Trump urla allo scandalo

Pur godendo dell'aperto sostegno di Trump, durante la campagna Pratt ha cercato di prendere le distanze dal presidente americano definendo la competizione una «sfida locale» e non una questione di politica nazionale.

Alla notizia della sconfitta il tycoon è andato su tutte le furie accusando il voto di essere «truccato», un attacco che potrebbe diventare il suo leit motiv per tutte le primarie fino alle elezioni di midterm e forse anche per quelle.

«È impossibile che Spencer Pratt abbia perso dopo il grande vantaggio che aveva. Paese da terzo mondo. Elezioni truccate!», ha tuonato il tycoon rispolverando il copione del 2020.

«Ora si occuperanno del bravo Steve Hilton. I risultati non arriveranno prima di, forse, due settimane, stando a quanto riferito dai funzionari», ha poi insinuato riferendosi alla corsa per il governatore.

Il laborioso processo di conteggio dei voti in California, in effetti, offre a Trump e ai repubblicani ampio margine per avanzare simili accuse ma le dichiarazioni del presidente non sono sostenute da alcuna prova.

Blanche alla Giustizia

Nel frattempo, mentre si svolgono elezioni primarie anche in Maine, South Carolina, Nevada e North Dakota, il tycoon ha ufficializzato la nomina del suo ex avvocato Todd Blanche alla guida della Giustizia.

L'ex numero due di Pam Bondi ha svolto il ruolo di Attorney General da aprile, quando lei è stata silurata.

In questi mesi ha portato avanti diverse incriminazioni contro avversari politici di Trump, tra cui quella contro l'ex direttore dell'FBI James B. Comey, accusato di minacce di morte contro il presidente per aver postato sui social media la foto di una composizione di conchiglie.

Il fedelissimo del tycoon ha inoltre difeso il controverso fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a risarcire, a spese dei contribuenti americani, gli alleati «ingiustamente» perseguitati dall'amministrazione di Joe Biden. Tra questi potrebbero esserci gli assalitori di Capitol Hill che di recente The Donald ha definito «vittime» del sistema giudiziario.

C'è il Senato di mezzo

La conferma di Blanche al Senato non è scontata e dovrà superare una serie di ostacoli.

Oltretutto, nelle ultime settimane, i repubblicani al Congresso hanno inflitto a Trump una serie di batoste, dalla legge sui poteri di guerra al suddetto fondo, mentre il suo indice di gradimento continua a calare a causa della situazione economica e del conflitto in Iran, a soli cinque mesi dalle cruciali elezioni di metà mandato.

L'ex avvocato di Trump sarà, inoltre, torchiato per la gestione e la divulgazione di milioni di documenti sul caso di Jeffrey Epstein.

Nelle scorse settimane Bondi ha sostenuto che tutta la responsabilità della diffusione dei documenti sul finanziere pedofilo fosse proprio del suo numero due.

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