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Libano merce di scambio dell’Iran? Netanyahu gela la tregua mentre i raid fanno strage
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Medio Oriente

Libano merce di scambio dell’Iran? Netanyahu gela la tregua mentre i raid fanno strage

Il Libano è stato nuovamente colpito dai raid israeliani.

Il Libano è stato nuovamente colpito dai raid israeliani.

KEYSTONE

Il Libano sembra precipitare in una inarrestabile spirale di violenza, con una dozzina di morti nell'ultimo raid israeliano, diventando un macigno sempre più pesante nei negoziati di pace tra USA e Iran.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

05.06.2026, 21:43•05.06.2026, 22:27

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, durante una riunione di gabinetto con i ministri del governo, ha annunciato che non metterà ai voti l'ultima versione dell'accordo di cessate il fuoco con Beirut mediato dagli Stati Uniti finché Hezbollah, milizia alleata di Teheran, non ne avrà accettato i termini.

«Hezbollah si oppone, quindi non prenderò una decisione», ha spiegato, dopo che il Partito di Dio ha respinto la tregua, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese.

Linea ribadita venerdì dal presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, alleato di Hezbollah, che ha parlato per la prima volta della possibilità di un ritiro del movimento dal sud del Paese qualora Israele arretrasse dal Paese dei Cedri e si raggiungesse una tregua «globale e incondizionata».

Beirut non ci sta

Intanto il presidente libanese Joseph Aoun ha accusato l'Iran di usare il Libano come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti, esprimendo in un'intervista alla CNN una delle critiche più dure finora rivolte a Teheran e al suo alleato libanese Hezbollah, impegnati nella guerra contro Israele.

Aoun ha affermato che «il popolo libanese sta pagando il prezzo... per gli interessi» dell'Iran e che è «stanco» della guerra tra Israele e Hezbollah: commenti che riflettono le profonde divisioni che caratterizzano il Libano a livello confessionale e politico.

«Ci stanno usando come merce di scambio nei negoziati con gli Stati Uniti, è inaccettabile», ha dichiarato riferendosi al regime degli ayatollah.

Regime che ha posto il cessate il fuoco in Libano come condizione per qualsiasi accordo di pace con Washington e ha definito «non realistico» pensare a un incontro fra Donald Trump e la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, come invece aveva ventilato il tycoon.

Continuano gli attacchi, aumentano le vittime

Anche l'Unione europea ha esortato «Hezbollah a rispettare pienamente i termini dell'accordo affinché Israele e il Libano possano proseguire i negoziati diretti in uno spirito costruttivo», invitando sia la milizia filo-iraniana che Israele a «cessare immediatamente ogni azione militare».

Ma nel frattempo proseguono i raid e il bilancio dei morti cresce.

Secondo il ministero della Sanità di Beirut, sono almeno 12 le vittime degli attacchi israeliani. L'agenzia governativa di notizie NNA riferisce che ai 7 uccisi nella notte nella città costiera di Tiro se ne aggiungono altri 5, tre dei quali a Jwaya (distretto di Tiro), uno a Kfardunin (Tiro) e uno a Burj Qalawiye (Nabatiye).

Fuga di massa invece da Anqun, cittadina libanese del distretto di Sidone, dopo un ordine israeliano di sfollamento forzato: fonti locali e media libanesi mostrano video verificati di lunghe colonne di auto, con a bordo intere famiglie, in uscita dal centro abitato verso Sidone, circa 40 chilometri a sud di Beirut.

Entrambe le parti rivendicano

L'esercito israeliano intanto ha annunciato di aver ucciso, in un'operazione avvenuta la scorsa settimana, Abed Harb, capo dell'unità del genio militare di Hezbollah «responsabile dell'assemblaggio e del posizionamento di ordigni esplosivi destinati a colpire i soldati dell'Idf nel Libano meridionale».

Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato di aver teso due distinti agguati ai militari israeliani nel sud del Libano, uno a Wadi Hujeir sul fiume Litani e uno a Ghanduriye, pochi chilometri a nord del fiume.

In questo contesto drammatico l'Onu ha lanciato un appello per raddoppiare di oltre 350 milioni di dollari gli aiuti per l'assistenza umanitaria in Libano, dove «i bisogni umanitari aumentano vertiginosamente» giorno dopo giorno a causa del conflitto.

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