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Medio Oriente

Escalation totale: raid USA sulle infrastrutture iraniane e rappresaglia di Teheran contro le basi americane

Scontro USA-Iran (immagine simbolica).

Scontro USA-Iran (immagine simbolica).

Keystone

Si allontana la soluzione diplomatica in Medio Oriente, dove Stati Uniti e Iran hanno avviato lo scambio di attacchi più intenso dal crollo del cessate il fuoco. Le forze di Donald Trump hanno preso di mira le infrastrutture strategiche della Repubblica Islamica, provocando morti e blackout, mentre Teheran ha risposto colpendo con droni e missili le basi militari statunitensi dislocate in diversi Paesi della regione, inasprendo anche il blocco navale nello Stretto di Hormuz.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

17.07.2026, 21:02

Stati Uniti e Iran alzano il livello dello scontro mettendo nel mirino rispettivamente le infrastrutture della Repubblica Islamica e le basi americane in Medio Oriente, allontanando sempre di più la speranza di una soluzione diplomatica.

Teheran ha accusato le forze di Donald Trump di aver colpito un aeroporto, una stazione ferroviaria e due ponti, con un bilancio di almeno otto morti e 20 feriti, secondo i media statali.

Il regime ha denunciato inoltre raid sulle infrastrutture elettriche nel sud del Paese, a seguito dei quali ha invitato la popolazione a ridurre i consumi e a spegnere i condizionatori nonostante il caldo estremo.

In risposta, la Repubblica islamica ha rivendicato di aver colpito basi, aerei e radar statunitensi in Kuwait, Qatar, Bahrein, Giordania e Oman, con i pasdaran che hanno avvertito che proseguiranno i loro attacchi «finché non sarà ripristinata la calma lungo la costa meridionale e nello Stretto di Hormuz».

L'espansione della campagna militare e le ritorsioni nella regione

Le notizie dei raid statunitensi su diversi ponti iraniani, lo scalo aeroportuale di Iranshahr, uno snodo ferroviario e una torre di telecomunicazioni a Bandar Abbas e la distruzione di una torre di controllo marittima nella città portuale di Chabahar suggeriscono un'espansione della campagna militare che il presidente Donald Trump aveva minacciato.

Un'eventualità alla quale Teheran aveva risposto promettendo rappresaglia, che si è nuovamente abbattuta sui Paesi della regione con maggiore intensità: in Kuwait, le autorità hanno denunciato che un attacco iraniano ha danneggiato una centrale elettrica e di desalinizzazione dell'acqua, mentre diversi soldati sono rimasti feriti quando droni di Teheran hanno preso di mira alcune delle basi e campi militari nel Paese.

In Qatar, i pasdaran hanno rivendicato di aver preso di mira sistemi radar e aerei militari statunitensi nella base aerea di Al-Udeid, con Doha che ha riferito di aver intercettato attacchi missilistici e un bambino è rimasto ferito dai detriti.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno anche affermato di aver attaccato due siti radar statunitensi in Oman e la base militare di Al-Tanf in Siria, ma una fonte militare di Damasco ha negato che ci sia stato un simile raid. Teheran ha poi rivendicato di aver colpito aerei militari Usa in Giordania.

In Bahrein, i media del regime hanno riferito di raid contro elicotteri e velivoli statunitensi in una base aerea.

Il bilancio dei combattimenti e il blocco navale a Hormuz

Quello delle ultime ore segna lo scambio di attacchi più intenso dalla ripresa delle ostilità per il crollo del cessate il fuoco e del memorandum firmato a giugno. Secondo il ministero della Salute iraniano, almeno 38 persone sono state uccise e oltre 400 ferite da quando sono ripresi i combattimenti. E accanto alla scia di sangue, si fa sentire la crisis per il blocco dello Stretto di Hormuz.

Gli iraniani continuano a rivendicare il controllo del braccio di mare dove le navi passano con il contagocce, e gli Stati Uniti impongono il loro blocco navale: secondo il Centcom, i marines hanno abbordato un'imbarcazione carica di carburante iraniano, la M/T Wen Yao, per un'ispezione di verifica volta a «garantire il pieno rispetto del blocco». E accanto a Hormuz, preoccupa la minaccia che il conflitto si allarghi al Mar Rosso.

Per il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, il blocco dello stretto di Bab el Mandeb da parte degli Houthi «sarebbe un male per il commercio globale», mentre la tensione è già in aumento al largo delle coste yemenite: secondo l'agenzia Ukmto, un'imbarcazione è stata abbordata da personale non autorizzato mentre navigava verso est nel Golfo di Aden.

I riflessi sul fronte israeliano, a Gaza e in Libano

Una spirale di escalation che rischia di allargarsi ulteriormente: secondo quanto riferito da Axios, Trump ha comunicato a Israele l'invio di altre decine di aerei per il rifornimento in volo, in vista di una possibile espansione delle operazioni militari contro l'Iran.

E il ritorno in guerra dello Stato ebraico resta un'opzione, mentre le Forze di difesa israeliane (Idf) continuano a colpire Hezbollah in Libano e a bombardare Gaza, dove l'agenzia Wafa denuncia che almeno otto palestinesi sono stati uccisi e altri 20 feriti in un raid sul campo profughi di Nuseirat.

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