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Guerra commerciale

La scure degli USA si abbatte su Dehli: dazi al 50% per il petrolio russo

La mossa americana ha come obiettivo quello di indebolire la macchina da guerra russa contro l'Ucraina (immagine illustrativa).

La mossa americana ha come obiettivo quello di indebolire la macchina da guerra russa contro l'Ucraina (immagine illustrativa).

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Donald Trump dà seguito alla sua promessa e colpisce l'India con dazi al 50%, facendole scontare i suoi continui acquisti di petrolio russo.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

27.08.2025, 19:51

La mossa americana ha come obiettivo quello di indebolire la macchina da guerra russa contro l'Ucraina ma, secondo gli analisti, raggiunge l'obiettivo opposto: oltre a infliggere un duro colpo ai rapporti fra Washington e New Delhi, l'iniziativa rappresenta una vittoria per Mosca ma anche per Pechino.

Indebolendo l'asse con l'India, Trump infatti mette in difficoltà il Paese su cui poteva contare per porre un argine all'ascesa cinese in Asia e avvicina il premier Narendra Modi al presidente Xi Jinping.

Per la prima volta in più di sette anni, Modi visiterà nei prossimi giorni la Cina in occasione del vertice Shanghai Cooperation Organization, al quale è atteso anche anche Vladimir Putin.

Uno dei Paesi più colpiti dalla scure di Trump

Il summit, secondo gli osservatori, è una prova di solidarietà e sostegno diplomatico del sud globale alla Russia, divenuta paria in occidente con la guerra in Ucraina.

Nel lungo temine il riavvicinamento fra Pechino e New Delhi, due superpotenze economiche, rischia di danneggiare gli Stati Uniti e le aziende americane che le hanno scelte come loro hub produttivi.

Con l'entrata in vigore dei dazi al 50% – un 25% per le tariffe reciproche e un altro 25% per gli acquisti di petrolio russo – l'India risulta uno dei paesi più colpiti dalla scure di Trump insieme a Brasile e Cina (con Pechino gli Stati Uniti continuano comunque a trattare).

A differenza di New Delhi, Pechino non è stata finora colpita da tariffe punitive per i suoi acquisti di petrolio russo. E questo probabilmente perché ha una maggiore leva economica sugli Stati Uniti, che dipendono dai suoi metalli essenziali raffinati e dalle sue terre rare.

Il vero vincitore è Putin

Al momento nei rapporti tesi fra Washington e New Delhi non si intravede una schiarita all'orizzonte: Modi – secondo indiscrezioni – non avrebbe contattato Trump prima dell'entrata in vigore della stretta temendo che il presidente americano cercasse di spuntare concessioni dell'ultimo minuto.

È improbabile che Modi si pieghi a quello che molti in India ritengono un «ricatto» americano: farlo gli costerebbe caro a livello politico nazionale. Più probabile che continui a rafforzare l'asse con i Brics come alternativa al sistema a stelle e strisce consapevole che, anche di fronte alle minacce di Trump, il blocco è ora una potenza con la quale Washington deve fare i conti.

Il vero vincitore dello scontro fra gli Stati Uniti e l'India – osservano in molti – è però Putin. Lo zar ha spuntato un incontro in Alaska con Trump tornando sul palcoscenico mondiale senza essere costretto a un cessate il fuoco in Ucraina ed evitando le sanzioni americane, sventolate più volte dal tycoon ma rimaste sulla carta.

Ora incassa anche il deterioramento dei rapporti fra Washington e New Delhi e il proseguire degli acquisti del suo petrolio da parte dell'India. Un trionfo per il Cremlino.

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