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Un'immagine dei raid che hanno colpito l'aeroporto di Sana'a.
HOUTHIS RUN AL-MASIRAH TV
Una nuova fase di escalation è esplosa nella crisi yemenita tra gli Houthi, sostenuti e armati dall'Iran, e il governo con base a Aden appoggiato dalla coalizione guidata da Riad e internazionalmente riconosciuto.
L'esercito regolare ha colpito lunedì pomeriggio la pista dell'aeroporto di Sana'a - controllata dall'organizzazione filo-Teheran - per impedire l'atterraggio di un aereo iraniano. Le milizie hanno risposto in serata lanciando sei missili contro lo scalo di Abha in Arabia Saudita.
Una fonte yemenita ha riferito che «le forze Houthi stanno sparando missili ipersonici», in particolare sulla base aerea King Khalid e la Prince Sultan. Il ministero della Difesa saudita ha annunciato che gli ordigni sono stati intercettati.
Il primo bombardamento è avvenuto dopo che il governo di Aden ha dichiarato lo stato di sessione permanente. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha accusato i sauditi di «aver posto fine alla fase di de-escalation e di doversi assumere la piena responsabilità delle conseguenze».
E il ministro dell'Informazione yemenita ha dichiarato che gli Houthi «stanno tenendo sotto sequestro» un aereo della Croce Rossa internazionale dopo aver preso in ostaggio i piloti.
La scorsa settimana, il governo aveva incolpato l'Iran di aver inviato un volo agli Houthi con a bordo personale militare ed esperti nello sviluppo di droni e sistemi missilistici.
Il 3 luglio un aereo iraniano ha portato una delegazione Houthi a Teheran per partecipare alle cerimonie funebri per l'ex Guida suprema Ali Khamenei. Una mossa stigmatizzata dal governo yemenita come una «flagrante violazione» della sovranità del Paese.
«Lo Stato non permetterà in futuro a nessun aereo di violare lo spazio aereo yemenita, né verso l'aeroporto di Sana'a né per qualsiasi altro scalo, e scoraggerà qualsiasi tentativo di imporre un fatto compiuto che ne comprometta la sovranità», ha dichiarato in una nota ufficiale il capo del Consiglio di leadership presidenziale Rashad al-Alimi.
Lo stesso al-Alimi ha poi sottolineato: «Ciò che hanno fatto oggi le milizie Houthi ribadisce la loro determinazione a minare le possibilità di pace».
Di fatto, dopo che le piste dell'aeroporto di Sana'a sono state rese inutilizzabili dai raid, il volo in arrivo da Teheran è atterrato a Hodeidah, come mostrano i video diffusi dall'emittente degli Houthi al-Masirah.
Il ministro della Difesa yemenita, generale Taher al-Aqili, ha comunicato nei giorni scorsi a nome delle forze armate, che il governo ha tentato in ogni modo di persuadere l'Iran e gli Houthi a non violare lo spazio aereo, ma che tali sforzi non hanno avuto successo.
La dichiarazione ufficiale è arrivata dopo che il rappresentante iraniano presso gli Houthi, Ali Mohammad Rezaei, è ricomparso a Sana'a, dopo un'assenza dalla scena dalla fine del 2024.
Dal canto suo, Riad negli ultimi anni ha cercato di preservare la relativa calma raggiunta con gli Houthi nel 2022, dopo anni di raid aerei e attacchi dei ribelli contro le infrastrutture petrolifere saudite.
L'accordo non si è mai tradotto in un cessate il fuoco formale.
Preoccupazione è stata espressa dall'inviato speciale Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, che ha esortato gli Houthi e il governo a ricorrere alla diplomazia.
«Sono in contatto attivo con tutti gli attori coinvolti. Li esortiamo a ridurre la tensione e ad astenersi da qualsiasi azione che rischierebbe di innescare un nuovo ciclo di violenza in Yemen», ha dichiarato.
Lo Yemen, dopo la guerra civile iniziata nel 2014, è diviso attualmente in due entità: gli Houthi controllano Sana'a e la maggior parte del nord del Paese. Il loro motto, impresso sulla bandiera è «Allah è grande, morte all'America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei e vittoria per l'Islam».
Il Consiglio di leadership presidenziale ha il governo del resto del Paese.
L'Unicef definisce quella nello Yemen «una delle più grandi crisi umanitarie al mondo», con oltre 10mila minori uccisi o mutilati, 2,7 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione acuta e milioni che non hanno accesso ad acqua potabile o istruzione.