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Cuba

A l'Havana la popolazione allo stremo assalta la sede del Partito comunista

Una via della Avana

Una via della Avana

Keystone

Mentre L'Avana conferma l'avvio di un negoziato ancora carico di incognite con Washington, cresce la tensione nelle strade di Cuba, dove montano proteste della popolazione allo stremo tra blackout e scarsità di cibo a causa di una crisi economica sempre più profonda.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

14.03.2026, 19:32•14.03.2026, 22:03

Nella notte alcuni manifestanti hanno invaso la sede del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila. Immagini diffuse sui social e rilanciate da media indipendenti mostrano un gruppo entrare nell'edificio, portare in strada mobili, quadri e materiale di propaganda e bruciarli in un grande falò tra slogan contro il governo.

La notizia – fatto raro a Cuba – è stata ripresa anche dai media filogovernativi, che hanno definito gli incidenti «atti di vandalismo» degenerati al termine di una manifestazione «iniziata pacificamente». La versione ufficiale parla di cinque arresti e un ferito.

Crisi energetica

L'episodio si inserisce in una mobilitazione sempre meno timorosa che da giorni attraversa il Paese. Ad esasperare la popolazione è soprattutto la crisi energetica che costringe a interruzioni di corrente fino a 20 ore al giorno con ricadute sull'approvvigionamento idrico e alimentare.

L'insufficiente produzione del sistema elettrico – affidata a centrali termiche obsolete – è ulteriormente calata nelle ultime settimane per le pressioni di Washington sui fornitori di petrolio dell'isola, che hanno di fatto bloccato gli arrivi dell'indispensabile carburante.

Dialoghi con Washington

Il clima sull'isola si surriscalda mentre il governo cerca di aggrapparsi a un equilibrio sempre più fragile tra le proteste interne e il pressing degli Stati Uniti, confermando l'apertura del dialogo con Washington.

L'obiettivo, nelle parole del presidente Miguel Díaz-Canel, è «identificare aree di cooperazione che contribuiscano alla sicurezza e alla pace delle nazioni e nel continente». I contatti si svolgerebbero sotto la supervisione dello stesso Díaz-Canel e dell'ex presidente Raúl Castro.

Dalle indiscrezioni emerge però anche il nome del nipote omonimo dell'anziano leader, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, soprannominato «Cangrejo» (granchio, per via di una malformazione congenita a una mano). Pur senza incarichi ufficiali, il giovane è indicato come il possibile interlocutore in contatti riservati con il segretario di Stato Marco Rubio.

Sull'esempio del Venezuela

Le ricostruzioni alimentano le speculazioni su un negoziato in stile Venezuela. Per Usa Today, l'intesa allo studio includerebbe un'uscita negoziata di scena di Díaz-Canel, mentre la famiglia Castro resterebbe nel Paese.

In un secondo momento arriverebbe l'alleggerimento delle sanzioni nei settori dell'energia, dei porti e del turismo, insieme a una maggiore flessibilità nelle restrizioni ai viaggi verso l'isola.

Comunque, il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, ha chiarito come il dialogo con gli Stati Uniti «non riguarda in alcun modo gli affari interni, gli ordinamenti costituzionali né i modelli politici, economici e sociali dei due paesi». Per il capo della diplomazia cubana l'obiettivo resta «trovare una via alle divergenze bilaterali nel rispetto del diritto internazionale e della sovranità di entrambe le parti».

Al dialogo con gli Usa, si affiancano alcuni segnali di distensione, tra cui la liberazione di 51 detenuti. Dissidenti e organizzazioni umanitarie invitano però alla cautela, sottolineando che mentre da un lato si rilasciano alcuni prigionieri politici, dall'altro proseguono gli arresti legati alle nuove manifestazioni.

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