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Tornano i venti di guerra nel Golfo, a Hormuz non si passa
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Medio Oriente

Tornano i venti di guerra nel Golfo, a Hormuz non si passa

In due giorni gli USA hanno colpito più di 170 obiettivi, provocando 14 morti e 72 feriti (immagine illustrativa).

In due giorni gli USA hanno colpito più di 170 obiettivi, provocando 14 morti e 72 feriti (immagine illustrativa).

Keystone

Tornano a spirare venti di guerra nel Golfo. Da due giorni si incrociano i raid fra Stati Uniti e Iran, mentre erano ancora in corso i funerali dell'ayatollah Ali Khamenei.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

09.07.2026, 20:29•09.07.2026, 21:19

La situazione ha fatto di nuovo salire alle stelle la tensione nello Stretto di Hormuz – dove il traffico è ormai quasi fermo con le navi che passano col contagocce – e non sembra destinata a migliorare, con le forze americane intenzionate a colpire nell'area fino a quando Teheran non smetterà di attaccare le imbarcazioni in transito.

L'Iran però non sembra voler mollare e prende di mira le basi statunitensi nella regione, dal Qatar al Bahrein passando per il Kuwait, lanciando un'ondata di missili anche verso la Giordania. Il messaggio dalla Repubblica Islamica è sempre lo stesso: Hormuz «si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane».

«L'escalation potrebbe durare per uno o due giorni, una settimana o addirittura un mese», dipenderà dall'Iran, ha spiegato un funzionario americano ad Axios.

Parole che fanno eco alle minacce di Donald Trump: il presidente senza giri di parole ha assicurato che se Teheran colpirà ancora «la situazione peggiorerà» e gli Stati Uniti li colpiranno «20 volte» più forte.

La fragile tregua vacilla

Dopo settimane di relativa calma, l'importante crocevia finisce così nuovamente ostaggio di un braccio di ferro che sta facendo vacillare la fragilissima tregua dello scorso 7 giugno, con un impatto forte anche sui mercati finanziari.

Se le Borse reggono e in Europa chiudono quasi tutte in rialzo, il petrolio sale e anche il gas vola ad Amsterdam fino a toccare i 50 euro, a dimostrazione del nervosismo degli investitori.

Da domenica, quando Teheran ha colpito tre navi nello Stretto, la reazione americana è stata violenta a conferma della rabbia del commander-in-chief, andato su tutte le furie per la tempistica del raid iraniano, proprio nel mezzo della pausa garantita per lo svolgimento dei funerali dell'ex Guida suprema.

Gli USA tornano a colpire le infrastrutture

Come rappresaglia le forze americane hanno lanciato attacchi contro le postazioni militari vicine allo Stretto così da ridurre ulteriormente le capacità iraniane di colpire il traffico navale a Hormuz. In due giorni gli obiettivi colpiti dagli USA sono stati più di 170, un numero 14 volte superiore a quello della due giorni di raid di giugno.

Per la prima volta da settimane le forze a stelle e strisce sono tornate a colpire anche le infrastrutture, prendendo di mira ponti ferroviari lungo la direttrice per la città santa di Mashhad, lì dove era attesa una enorme folla per la sepoltura di Khamenei.

Attacchi questi ultimi considerati una chiara provocazione da Teheran perché dimostrano – ha detto il ministero degli esteri iraniano – l'incapacità di Washington di «comprendere la profondità del patriottismo iraniano e della lealtà agli ideali della Rivoluzione».

Gli attacchi sono una violazione del memorandum of understanding e l'Iran è pronto «a difendersi», ha tuonato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Israele pronto a entrare in azione

Ai bombardamenti americani, Teheran ha risposto in modo forte lanciando droni contro le basi americane in Kuwait, Qatar e Bahrein. Anche in Giordania sono stati intercettati missili iraniani. Nessun danno significativo, comunque, tra le strutture americane e nessun ferito, riferiscono fonti delle forze USA.

I due giorni di raid USA invece hanno provocato 14 morti e 72 feriti, secondo quanto riferito da Teheran che ha denunciato come gli attacchi americani hanno interessato anche un'area vicino alla centrale nucleare di Bushehr.

Con la tensione alle stelle e il tempo che scorre inesorabile verso la scadenza dei 60 giorni per chiudere un accordo definitivo, il filo delle comunicazioni non sembra comunque essersi interrotto.

Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner continuerebbero ad avere contatti con le controparti, a conferma che né Washington né Teheran vogliono una ripresa vera e propria del conflitto.

Mentre Israele afferma di essere pronta ad entrare di nuovo in azione «una terza volta se sarà necessario»: «L'esercito è pronto e in allerta per una ripresa delle ostilità, per ristabilire la superiorità aerea e colpire ancora in Iran», ha assicurato il ministro della difesa Israel Katz.

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Medio Oriente

Dopo raid degli USA il traffico navale nello Stretto di Hormuz è quasi fermo

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Iran

La bara di Khamenei arrivata a Mashhad per la sepoltura

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Medio Oriente

Tornano gli attacchi fra Stati Uniti e Iran, la tregua è sempre più in bilico

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