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Guerra commerciale

Trump e Xi verso la pace sui dazi, il tycoon: «L'accordo è fatto»

«L'accordo è fatto». Donald Trump usa toni trionfalistici per descrivere l'intesa commerciale con la Cina, raggiunta al termine di una maratona negoziale di 48 ore e dopo settimane di tensioni che sembravano destinate a far naufragare la tregua raggiunta a Ginevra il mese scorso.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

12.06.2025, 08:40

Invece i negoziatori sono riusciti a lasciare la Lancaster House di Londra con un accordo di massima, che rappresenta un ulteriore passo avanti – anche se per molti osservatori «molto piccolo» – verso una pace commerciale.

I dettagli dell'intesa sono scarsi.

La Cina si è impegnata ad allentare i controlli alle esportazioni di terre rare e magneti. In cambio gli Stati Uniti si sono detti disponibili a rimuovere alcune restrizioni all'export, anche sui chip, e ad ammettere gli studenti cinesi nei college e nelle università americane.

Le precisazioni della Casa Bianca

L'accordo prevede che i dazi restino ai livelli stabiliti a Ginevra in maggio: ovvero al 30% per il Made in China e al 10% per l'import cinese di prodotti americani.

Nel lodare l'intesa Trump ha parlato di tariffe sulla Cina al 55%, lasciando immaginare un aumento rispetto al livello deciso solo il mese scorso.

La Casa Bianca però è subito intervenuta per precisare che la cifra indicata da Trump include i dazi al 30% imposti negli ultimi mesi (10% quelli universali e 20% quelli sul fentanyl) e quelli del 25% che erano in vigore in precedenza.

Per gli esperti le divergenze restano

Nonostante il chiarimento ufficiale, che ha spazzato via la confusione creata da presidente, la scarsità di dettagli lascia scettici i mercati preoccupati dal fatto che all'intesa manca la firma dei due presidenti.

Questo – secondo gli investitori – potrebbe segnalare che le divergenze restano e c'è bisogno di un via libera di alto livello per le concessioni effettuate.

«Con Xi lavoreremo insieme. I rapporti sono eccellenti», ha postato Trump cercando di rassicurare sulla solidità dell'intesa.

Cosa dicono le Borse

Le Borse europee però hanno chiuso mercoledì in rosso. Wall Street invece avanza, ma i rialzi sono di misura sotto lo 0,5%. Pur ritenendo l'accordo quadro un «momento di stabilità» in un rapporto molto volatile, gli investitori sono convinti che una svolta commerciale fra le due superpotenze sia ancora lontana.

L'intesa infatti non fa altro che rilanciare la tregua di Ginevra, finita sotto pressione poco dopo essere stata siglata.

«Negli incontri a Londra molto tempo è stato trascorso con i traduttori, e il risultato finale è stato il mantenimento dello status quo», hanno commentato alcuni analisti, notando delle divergenze nel racconto degli incontri.

A Trump che parla di Cina che invierà le terre rare negli Stati Uniti per prima, si contrappongono le voci più caute che arrivano da Pechino.

Cosa potrebbe cambiare?

Secondo indiscrezioni, la Cina allenterà le restrizioni all'export dei minerali critici «simultaneamente» alla rimozione dei controlli americani sui chip.

Pechino intenderebbe inoltre concedere licenze di esportazione di terre rare di soli sei mesi per le case automobilistiche e i produttori americani, lasciandosi così un margine di manovra nel caso in cui le tensioni commerciali dovessero riaccendersi.

Pochi accordi, ma l'amministrazione Trump mostra ottimismo

In attesa delle valutazioni e della possibile firma di Trump e Xi, l'attenzione dei negoziatori americani si sposta ora sulle altre partite commerciali aperte dal presidente.

In vista di luglio, quando scadrà la pausa di 90 giorni imposta dal presidente americano dopo il 'giorno della Liberazione', le trattative con i maggiori partner commerciali proseguono.

Finora gli accordi annunciati sono pochi, ma l'amministrazione si mostra ottimista e ripete che molte intese saranno annunciate a breve. Resta per ora alla finestra l'Europa che, fra i negoziati in corso, «sarà probabilmente alla fine», ha ammesso il segretario al commercio Howard Lutnick.

«E' molto più che spinosa nelle trattative», ha aggiunto ribadendo che una delle difficoltà è che l'Unione Europa è composta da molti Paesi e non c'è nessuno in carica. «Questo – ha osservato – è il contrario rispetto a Donald Trump».

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