Costruzioni

Appalti per il raddoppio del San Gottardo tra proposte e limiti

SwissTXT / pab

7.11.2019

Nicola Bagnovini
Ti-Press

Attendibilità del prezzo, che non deve inoltre contare più del 50% nei criteri di assegnazione dell'appalto, e del programma di lavori, rispetto ambientale e soprattutto l'obbligo per il vincitore di avere in consorzio almeno una ditta attiva in Svizzera.

Sono questi i criteri che padronato e sindacati, uniti sotto il cappello di Costruzione Ticino, chiedono a Simonetta Sommaruga di applicare nell'attribuzione dei lavori per il raddoppio del San Gottardo, come spiegato giovedì mattina in conferenza stampa.

A porre problemi però è proprio questa sorta di «preferenza nazionale».

De Rossa Gisimundo: «Berna vincolata da accordi internazionali»

Al proposito Federica De Rossa Gisimundo, professoressa di diritto dell’economia all'USI, è tassativa: «Quando si tratta di grossi appalti, la Svizzera è vincolata dagli accordi internazionali che le impongono di rispettare il divieto delle discriminazioni fondate sulla nazionalità. Di principio non può dunque essere privilegiata un'impresa elvetica».

E non solo, anche gli altri criteri citati, invece di per sé legittimi, «non possono essere applicati in maniera da costituire una discriminazione dissimulata e proteggere indirettamente imprese nazionali».

Bagnovini: «Il politico deve avere il coraggio di esporsi»

«È una proposta coraggiosa, ma il politico deve avere il coraggio di esporsi», è la replica indiretta del direttore della società impresari costruttori del canton Ticino, Nicola Bagnovini, il quale ricorda che «c'è l'interesse superiore di lavorare con qualcuno che conosce le nostre norme, i regolamenti».

E in caso di ricorso? «Sarà il giudice a decidere». In questo caso il tentativo «vale la pena, bisogna dare un segnale, perché a rischio c'è solo la pubblicazione del bando, senza mettere a repentaglio tutto il programma di lavori».

Dopo il concorso, i controlli

Nella lettera di Costruzione Ticino alla consigliera federale Sommaruga non si parla di controlli. C’è un motivo. Del tema, per il momento, ci si sta occupando a livello cantonale. Ne stanno discutendo associazioni di categoria, commissioni paritetiche e ispettorato del lavoro.

«Bisognerà fare in modo che i controlli possano venir fatti da organismi con sede in Ticino e non dalle commissioni paritetiche nazionali, perché quando si parla di abusi di rilevanza penale la prossimità con il lavoratore è fondamentale», spiega alla RSI il sindacalista di UNIA Igor Cima, che ha seguito tutta la vicenda sul cantiere AlpTransit.

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