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Boas Erez: «Ho rispettato le regole, ma c'era impazienza»

Swisstxt / Red.

8.5.2022

Nella foto Boas Erez.
Nella foto Boas Erez.
© Ti-Press

L'USI ha spento 26 candeline. Un compleanno dolce-amaro perché segnato da una separazione: il congedo dalla carica di rettore di Boas Erez. A breve verrà aperto un concorso. Nel frattempo, il suo ruolo sarà ricoperto da Lorenzo Cantoni.

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8.5.2022

Al termine del Dies academicus Boas Erez è stato salutato dai presenti con un lungo applauso. Un momento carico di commozione, che segna la fine del suo incarico dopo quasi sei anni. Sabato, per la prima volta, Boas Erez si è espresso, dopo l'annuncio delle sue dimissioni, davanti alle telecamere della RSI.

Dopo quasi 6 anni, oggi si conclude il suo rettorato qui all'USI, come sta? Da domani che cosa cambia per lei?

«Sto molto bene, grazie. Sono contento di come è andata la cerimonia, che ha dimostrato che l'Università sta bene, che fa attenzione alla qualità, e che è lì per dare un esempio nel campo che è il suo» ha risposto Erez ai microfoni dell'emittente di Comano. E da domani «avrò un'agenda molto più leggera, potrò gestirla da solo».

Tornando sulla fine di questo rettorato, una fine che è stata comunicata solo due settimane fa, con una nota stringata. Tempistiche che - afferma la RSI - sono sembrate un po' il simbolo di una lotta di potere tra lei, il rettore e il consiglio dell'USI. È andata così?

«Posso capire che magari non c'era tanto in quel comunicato, ma non è una ragione per inventarsi altre cose».

Monica Duca Widmer ha parlato di lei come di un rettore abituato a fare senza comunicare. È mancato un po' questo? Un controllo da parte loro al quale lei non voleva sottostare?

«Io credo di aver rispettato tutte le regole alle quali dovevo sottomettermi, che sono definite nello statuto».

È anche vero che lei poteva rimanere ancora un anno e mezzo e poi andarsene finendo il suo mandato...

«Certo, malgrado il fatto che l'accordo sia consensuale, non dirò che era necessario che, a partire da lunedì, non fossi più rettore. Però è un accordo, è un compromesso. Dall'altra parte, se posso dire, c'era un'impazienza... e quindi niente, se serve a calmare le acque... cerchiamo di essere ragionevoli», ha affermato alla RSI.

Potendo tornare indietro farebbe tutto uguale?

«No di sicuro. In particolare mi sono scusato anche con i miei colleghi, quando ne ho avuto l'occasione. Io sono cosciente di un certo numero di cose che faccio o che ho fatto che possono, come dire, non essere state comprese correttamente o che hanno magari anche leso un certo tipo di relazioni, perché magari tiravo dritto e sentivo il bisogno di fare certe cose e, delle volte... Cioè il fattore tempo è importante».

Qual è la cosa della quale va più fiero di questi 6 anni?

«Non lo so, io adesso sono partito innamorato di questo progetto della casa della sostenibilità di Airolo. È il progetto che ha, come dire, il più grande wow effect».

Lei ha detto: «Io mi sono scusato». Qualcuno le ha chiesto scusa?

«Non credo. No», ha concluso Boas Erez ai microfoni della RSI.