«Una catastrofe imminente»Come siamo messi 5 anni dopo il primo caso di Covid in Ticino? Le considerazioni di Giorgio Merlani
fon
25.2.2025
Il Ticino, colpito subito dopo il Nord Italia, si trovò in prima linea a gestire l’emergenza sanitaria.
Keystone
Cinque anni dopo il primo caso di Covid-19 in Svizzera, il medico cantonale ticinese Giorgio Merlani, intervistato dalla RSI, riflette sugli errori, sulle difficoltà e sulle lezioni apprese durante la pandemia.
Il Ticino fu il primo cantone svizzero a registrare un caso di Covid-19 e a gestire un’emergenza sanitaria senza precedenti, con restrizioni drastiche e un sistema sanitario sotto pressione.
Secondo Giorgio Merlani, medico cantonale ticinese in prima file in quei mesi durissimi, la comunicazione sui vaccini non fu ottimale, alimentando diffidenza e teorie complottiste che hanno reso più difficile la gestione della crisi.
Il medico avverte che il sistema sanitario non potrà reggere un simile sacrificio in futuro senza maggiori tutele per il personale medico.
Il 25 febbraio 2020 veniva registrato in Ticino il primo caso di Covid-19 in Svizzera. Il Consiglio federale annunciava che il paziente era stato ricoverato alla Clinica Moncucco di Besso, dando il via a giorni di incertezza e a intense consultazioni internazionali per affrontare l'emergenza sanitaria.
Poche settimane dopo, il 16 marzo, il Governo schierava ben 8'000 unità dell'esercito lungo i confini, bloccando numerosi passaggi doganali per contenere la diffusione del virus Sars-CoV-2.
A cinque anni di distanza, il medico cantonale ticinese Giorgio Merlani, protagonista, assieme allo Stato Maggiore di condotta e alle autorità cantonali, di quei mesi difficili, ha ripercorso l'evoluzione della pandemia e i suoi effetti ai microfoni della «RSI», nella trasmissione TV «60 Minuti».
Un periodo di crisi senza precedenti
Sebbene oggi la pandemia sembri un ricordo lontano, per il 56enne quei momenti restano vividi: «Ci sono immagini che non dimenticherò mai: il distanziamento, le mascherine, ma soprattutto la sensazione di un disastro imminente che stava per travolgerci».
Il virus giova ricordare, arrivò dalla Cina in Europa via il Nord Italia, dove ci fu il primo grande focolaio. Il primo caso certificato di Covid risale al 20 febbraio 2020 all'ospedale di Cologno, comune della provincia di Lodi, in Lombardia.
Il Ticino fu colpito praticamente subito dopo, con il primo caso reso pubblico proprio, come detto, il 25 febbraio di cinque anni fa.
Insomma il Ticino si trovò in prima linea a gestire l'emergenza sanitaria, spesso senza un riferimento da cui trarre esperienza.
Il resto della Svizzera non ha capito la gravità del momento
Inizialmente, il resto della Svizzera faticava a comprendere la gravità della situazione ticinese, anche perché i casi oltre Gottardo erano molto meno numerosi.
«Abbiamo dovuto affrontare una distorsione nella percezione della realtà, ma col tempo tutti si sono trovati a vivere lo stesso scenario».
Il medico cantonale ha descritto quel periodo come un'enorme pressione costante: «Era come trovarsi in pronto soccorso con un paziente affetto da una patologia sconosciuta, cercando di interpretarne i sintomi per intervenire al meglio».
Vaccini e comunicazione: un nodo critico
Uno degli aspetti più discussi della gestione pandemica è stata la comunicazione relativa ai vaccini.
Secondo Merlani, le autorità sanitarie avrebbero dovuto spiegare meglio che i vaccini non garantivano una protezione totale dal contagio, ma servivano soprattutto a ridurre la gravità della malattia.
L'immunizzazione insomma ha salvato molte vite perché ha ridotto drasticamente il decorso grave di molti casi.
Il pericolo delle fake news
«Nell'immaginario collettivo, il vaccino è qualcosa che si fa e poi si è protetti, qualsiasi cosa accada», ha sottolineato. L'assenza di un'informazione chiara ha generato diffidenza e la sensazione, in una parte della popolazione, di essere stata ingannata.
Parallelamente, la disinformazione ha trovato terreno fertile, sfruttando le incertezze della gente e minando la fiducia nella scienza e nelle istituzioni. «Le fake news offrono risposte semplici a problemi complessi e sono più facili da accettare rispetto alla realtà», ha osservato Merlani.
Questo ha alimentato il sospetto nei confronti delle misure sanitarie, portando alla diffusione di teorie complottiste su vaccini, mascherine e restrizioni.
Secondo il medico cantonale, gli effetti della disinformazione saranno duraturi: «Si è creata una realtà parallela con la quale dovremo confrontarci per molto tempo».
La risposta del Ticino e il futuro della sanità
Nonostante le difficoltà, il Ticino ha saputo reagire con rapidità, organizzando una risposta sanitaria efficace.
Ma Merlani mette in guardia: «Ciò che è stato fatto è stato straordinario, ma non possiamo pensare che in futuro il personale sanitario sia disposto a sacrificarsi nello stesso modo senza un adeguato supporto».
Il medico cantonale ha sottolineato che le persone hanno collaborato con disciplina, ma il prezzo pagato dal settore sanitario è stato alto: «Non possiamo più chiedere ai medici e agli infermieri di mettere a rischio la loro salute mentale senza garanzie o contropartite».
Per il futuro, sarà fondamentale trovare un equilibrio tra preparazione alle emergenze e tutela del benessere del personale sanitario.
Le fasi della pandemia da Sars-CoV-2
31 dicembre 2019: la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) segnala all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite dalla provenienza ignota.
10 gennaio 2020: un gruppo di ricercatori cinesi pubblica la sequenza dell’RNA virale del Covid-19.
23 gennaio 2020: primo lockdown di massa della storia nella Provincia di Hubei (Cina).
25 febbraio 2020: primo caso di persona infetta registrato in Svizzera presso la Clinica Moncucco a Besso.
26 febbraio 2020: primi provvedimenti governativi, che ordinano il divieto di tenere manifestazioni di carnevale, il divieto dello svolgimento delle partite di hockey in Ticino e la cessazione immediata di tutte le attività parascolastiche da parte delle scuole cantonali.
28 febbraio 2020: divieto per le manifestazioni con più 1’000 persone.
5 marzo 2020: in Svizzera si registra il primo morto legato al virus Sars-CoV-2 nel canton Vaud. Alla fine della pandemia i decessi attribuiti al Covid saranno circa 14'400.
13 marzo 2020: chiusura delle scuole in Ticino.
16 marzo 2020: Arriva il lockdown elvetico. Berna dichiara la situazione straordinaria, ai sensi della legge sulle epidemie. Vengono chiusi negozi (tranne quelli alimentari e che vendono beni di prima necessità), ristoranti e bar e tutte le strutture ricreative e per il tempo libero. Sono introdotti controlli a tutte le frontiere e viene allungato il periodo di chiusura delle scuole. Viene impiegato anche l'esercito nei cantoni in difficoltà, tra i quali il Ticino.
20 marzo 2020: il Consiglio federale vieta gli assembramenti superiori a cinque persone.
Aprile 2020: prime tappe per la riapertura degli esercizi pubblici.
22 dicembre 2020: parte la prima campagna nazionale d'immunizzazione con le prime vaccinazioni in Svizzera.
5 maggio 2023: dopo diversi allentamenti e rafforzamenti delle misure anti-coronavirus tra il 2020 e il 2022, dovute ai picchi delle infezioni, l’OMS dichiara la fine del Covid-19 come emergenza sanitaria pubblica.