A processo Delitto di Aurigeno, la difesa del 44enne: «Non è un assassino»

Alessia Moneghini

14.5.2025

Fiori al Centro Scolastico Ronchini nel giorno del funerale della vittima del fatto di sangue occorso alla scuola di Aurigeno (foto d'archivio).
Fiori al Centro Scolastico Ronchini nel giorno del funerale della vittima del fatto di sangue occorso alla scuola di Aurigeno (foto d'archivio).
Ti-Press

È alle battute finali il processo che vede come imputato principale il 44enne che nel 2023 ha ucciso il nuovo compagno della moglie ad Aurigeno. Oggi, mercoledì, in aula la difesa ha sostenuto la tesi di omicidio per dolo eventuale. La sentenza è attesa per venerdì pomeriggio.

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SwissTXT, Alessia Moneghini

«L’imputato non chiede una riduzione della pena ma quello che questa Corte riterrà giusto per quello che ha commesso». Si è chiusa con queste parole, come scrive la RSI, l'arringa del legale del 44enne che due anni fa ha sparato al nuovo compagno della moglie uccidendolo.

Secondo l’avvocato Fabio Bacchetta Cattori l'uomo è colpevole di omicidio per dolo eventuale, perché quando ha sparato non voleva uccidere. Ha ripreso così di fatto le dichiarazioni dell’imputato che ha ammesso la volontà di fare del male, ma non di uccidere.

Il legale si è quindi rimesso alla Corte per la commisurazione della pena. Come ricorda la RSI, ieri, martedì, la pubblica accusa ha chiesto che il 44enne venga condannato al carcere a vita. La sentenza è attesa per venerdì pomeriggio.

«Siamo qui per capire come sia potuto succedere quello che è successo»

Come riporta la radiotelevisione, durante il suo intervento il legale ha ripercorso i messaggi che l'imputato e la vittima si scambiavano in quello che è stato descritto come un rapporto di provocazioni e minacce continue, da entrambe le parti.

L'avvocato ha ripercorso una giornata simbolo di quanto stava succedendo, un giorno in cui i due si sono scambiati circa 400 messaggi. E ha parlato dell'ex moglie, del modo in cui accudiva o non accudiva i figli della coppia e di come a sua volta provocava il suo cliente.

«Mi dispiace dover fare tutto questo – ha ripetuto il legale più di una volta, citato dall'emittente di Comano – ma siamo qui per capire come sia potuto succedere quello che è successo». Ha anche elencato i problemi psichici dell'imputato in seguito alla separazione.

A questo proposito la procura ieri ha presentato una perizia psichica che dimostra che i suoi disturbi non hanno compromesso la sua capacità di comprendere il carattere illecito di quello che stava facendo e indica per il 44enne un alto rischio di recidiva.

«Non sono dei complici»

Giova ricordare che alla sbarra ci sono anche il 33enne che ha venduto la pistola all'imputato principale e la 34enne che ha presentato i due, per cui la procura ha chiesto rispettivamente 10 e 7 anni di carcere.

Come rende noto la RSI, secondo l'avvocato dell'uomo, Gianluigi Della Santa, l’accusa di complicità in assassinio per il 33enne è una «forzatura» dell'accusa: non poteva immaginare, dopo due soli brevi incontri con il 44enne in un bar, che l’uomo avrebbe assassinato il compagno della donna da cui si stava separando.

Il legale ha quindi chiesto una pena massima di 4 anni di carcere.

Mentre il difensore della donna, Matteo Poretti, ha chiesto che venga prosciolta dall'accusa di complicità in assassinio: la 34enne non ha mai creduto al suo ex capo, quando le diceva che cercava una pistola per far del male a qualcuno.

Secondo la difesa, la donna non ha presentato i due con l'intento di organizzare la compravendita dell'arma.