Lugano

Demolizione ex Macello, Pelli: «Si poteva trovare una soluzione»

SwissTXT / pab

5.6.2021

Erasmo Pelli in una immagine del 2013
Erasmo Pelli in una immagine del 2013
archivio Ti-Press

I resti della «notte delle ruspe» a Lugano, ovvero le macerie di parte dell’ex Macello, demolito nella notte tra sabato e domenica scorsi, continuano a far parlare. Sabato, per il settimo giorno consecutivo, i molinari sono scesi in piazza a protestare.

SwissTXT / pab

5.6.2021

Sulla questione, ai microfoni della RSI, si è espresso Erasmo Pelli, ex vicesindaco di Lugano, che è stato presente in altri momenti caldi della storia dell'autogestione in Ticino: «L'ex macello era un simbolo per loro, non per la città. Non forzatamente doveva essere demolito. Era il simbolo di una cultura alternativa su cui, onestamente, non c'è mai stata troppa discussione. L'autogestione è sempre stata accettata. L'unico problema dell'autogestione è di logistica».

Accettata o tollerata? «Probabilmente tollerata più che accettata, per essere molto sinceri», sottolinea Pelli.

«La chiave di svolta importante è stata nel 2002»

Gli scontri del Tassino tra polizia e partecipanti alla festa di primavera, a inizio del 1996, diedero il via all'occupazione degli ex Molini di Viganello, bruciati non si sa da chi. In seguito il trasferimento a Canobbio. «La chiave di svolta importante è stata nel 2002, lì si poteva trovare una soluzione duratura per la questione dell'autogestione», continua Pelli.

In quegli anni erano in circa 3'000 a manifestare. Allora in Municipio a Lugano c'erano i Giudici, i Cansani, i Bignasca e ancora prima Pietro Martinelli.

Ora Palazzo Civico è chiamato a chiarire. La magistratura se ne occupa e la politica vuole discutere e non solo delle macerie. «Guardo le macerie con un misto di delusione perché secondo me si poteva trovare una soluzione a questa autogestione», conclude Pelli.