Il caso

Richiedente asilo ucciso a Brissago, la famiglia non ci sta

SwissTXT / pab

23.11.2019

Il luogo dei fatti
Ti-Press / Keystone

Il caso di Brissago non è ancora chiuso. I famigliari del richiedente l’asilo hanno impugnato il decreto d’abbandono emesso nei confronti dell’agente che il 7 ottobre 2017 lo uccise con tre colpi di pistola, durante un intervento di polizia.

Nelle scorse ore il loro avvocato, Yasar Ravi, si è rivolto alla Corte dei reclami penali, sollevando un serie di argomenti. Su tutti il cosiddetto principio «in dubio pro duriore». La vicenda – secondo Ravi – va sottoposta cioè al giudizio di un Tribunale. Dev’essere una Corte (e non il procuratore pubblico) a esprimersi su quanto accaduto.

Scarsa chiarezza negli accertamenti

Il legale lamenta inoltre una scarsa chiarezza negli accertamenti condotti sulla posizione precisa delle persone presenti al momento dei fatti. Dati inesatti, che avrebbero a loro volta portato i periti a conclusioni sbagliate.

Il procuratore pubblico Moreno Capella si è affidato agli esperti del Forensisches Institut della polizia di Zurigo. Un ente che per sua stessa natura – aggiunge Ravi – non poteva essere imparziale.

Come andò quella sera

Quella sera il 38enne dello Sri Lanka stava dando in escandescenza. Il poliziotto salì le scale dell’edificio in cui alloggiava, preceduto da due asilanti. Si trovavano ormai sul pianerottolo quando il loro connazionale uscì dall’appartamento con un paio di coltelli in mano.

L’appuntato della gendarmeria, che era ancora sui gradini, gli intimò due volte l’alt. Vedendo che non si fermava gli sparò al petto e ai fianchi. Prima due colpi, in rapida successione. Quindi il terzo, mentre il 38enne continuava ad avanzare verso di lui.

Per Capella, chiamato a indagare sull’ipotesi di omicidio intenzionale, il suo agire fu proporzionato alle circostanze. Per la famiglia no.

Ticino e Grigioni giorno per giorno

Tornare alla home page