Merlani: «I casi raddoppiano, agiamo ora, scegliamo i contatti stretti»

pab

21.10.2020 - 13:35

Il medico cantonale Giorgio Merlani
Il medico cantonale Giorgio Merlani a sinistra, con, a destra, di spalle, il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi.
© Ti-Press / archivio

Il Consiglio di Stato ticinese ha fatto il punto della situazione sulla pandemia da COVID-19. Gobbi ha lanciato il nuovo slogan di prevenzione «Le scelte giuste ci proteggono». De Rosa: «Pronta una fase 2 per gli ospedali». Bertoli: «La scuola oggi non è un luogo di contagio». Merlani: «I casi raddoppiano. Dobbiamo agire ora. Scegliete con chi avere i contatti stretti».

Ad aprire la conferenza stampa è stato il presidente del Governo Norman Gobbi: «"Le scelte giuste ci proteggono"» è il nuovo messaggio che vogliamo trasmettere. Se lo slogan di prevenzione cambia non cambiano le nostre priorità: salvaguardare la salute dei cittadini ed evitare un nuovo lockdown, che sarebbe umanamente ed economicamente molto difficile, se non impossibile, da sopportare».

Gobbi ha poi invitato alla calma: «Non siamo ancora in una fase rossa, ma l’evoluzione dei contagi ci preoccupa. La situazione però non è fuori controllo, manteniamo la calma. Passo dopo passo. Siamo forti come comunità. Lo abbiamo già dimostrato durante la prima ondata. Lo abbiamo ribadito più volte: questa crisi non è uno sprint, ma una lunga maratona: dobbiamo agire con cautela, costanza e coerenza».

Misure per l'amministrazione cantonale

Il presidente del Governo ha poi proseguito dicendo che le future misure restrittive saranno prese «con proporzionalità per mantenere la situazione sotto controllo, per garantire la salute e la libertà dei cittadini».

«Siamo qui per rafforzare la sensibilizzazione - ha ribadito Gobbi. Valutiamo giornalmente la tendenza della situazione. Il Governo ha adottato due misure per i dipendenti dell’amministrazione: la mascherina sarà obbligatoria per tutti e l’accesso al telelavoro sarà facilitato».

I piani di protezione sono utili

Gobbi ha poi aggiunto: «Ribadiamo l’importanza dei piani di protezione, anche quelli adottati per le grandi manifestazioni. Non abbiamo segnali in Ticino che queste grandi manifestazioni sportive diano dei problemi».

«Diamo sostegno al federalismo. Malgrado le critiche di chi vorrebbe più autonomia locale a livello cantonale il federalismo funziona: la Svizzera ha gestito meglio di altri la situazione. L’importante è comunicare la propria sensibilità cantonale nei giusti ambiti», ha concluso Gobbi prima di passare la parola al collega De Rosa.

De Rosa: «Se la situazione peggiora pronta una fase 2 per gli ospedali»

Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), Raffaele De Rosa, ha aperto il suo intervento ricordando la situazione odierna per quel che riguarda i contagi: 255, con 4 nuovi ricoveri in ospedale.

E l'intervento di De Rosa è proprio stato incentrato sull'organizzazione dei nosocomi nel cantone: «Per affrontare la nuova ondata di contagi, l’ospedale La Carità di Locarno e la Clinica Luganese Moncucco restano le strutture di riferimento per i pazienti affetti da Covid-19».

Al momento sono stati predisposti «una sessantina di letti in terapia intensiva e 120 nella parte acuta», ha precisato il consigliere di Stato, aggiungendo che anche il Cardiocentro metterà a disposizione 7 posti in cure intense.

In caso di peggioramento della situazione «è prevista una fase due» che prende in considerazione il coinvolgimento dell’Italiano e dell’ospedale regionale di Bellinzona e Valli, sede di Faido, che vedranno potenziata la loro capacità.

Bertoli: «La scuola oggi non è un luogo di contagio»

Dopo De Rosa ha preso la parola il direttore del DECS Manuele Bertoli: «Eravamo pronti a tre scenari. Per ora riusciamo a mantenere lo scenario uno. Siamo ad un quinto dell’anno scolastico. Il cammino è ancora lungo».

«Ora la situazione nelle scuole è sotto controllo. Non risultano casi di bambini ospedalizzati. Inoltre il virus arriva dall’esterno alla scuola, ma non va dalla scuola all’esterno. La scuola oggi non è un luogo di contagio. E deve andare avanti», ha aggiunto.

«Oggi una scuola ibrida è impossibile, visto che l’economia è funzionante. Dunque dobbiamo fare di tutto per fare in modo che le scenario uno possa continuare», ha concluso Bertoli prima di passare la parola al medico cantonale Giorgio Merlani.

Merlani: «È necessario agire ora»

Le prime parole di Giorgio Merlani non lasciano nessun dubbio: «Negli ultimi sei giorni l’evoluzione è chiara: i casi stanno raddoppiando. È necessario agire. Come Governo, con delle misure, ma anche e soprattutto a livello personale».

«Dobbiamo rafforzare il contact tracing perché rallenta la diffusione e permette di mettere in campo misure meno dolorose; o perlomeno di ritardarle», ha aggiunto.

Merlani: «Si deve scegliere con chi avere dei contatti stretti»

Attualmente in Ticino quasi 400 persone sono in isolamento e quasi 1’200 sono in quarantena. Il tasso di incidenza del Covid-19 in Ticino ha raggiunto la quota di 331 casi ogni 100’000 abitanti.

Si tratta, per Merlani, di «un numero molto elevato: soltanto tre settimane fa eravamo sotto i 60», che è la cifra che fa scattare la definizione di zona a rischio secondo i criteri stabiliti dall’UFSP.

Nelle ultime 24 ore il 22% dei test è risultato positivo. «Ormai bisogna scegliere con chi avere dei contatti stretti e anche la frequenza di questi ultimi. Insomma detto altrimenti non fate troppe cene, magari una alla settimana - ha aggiunto Merlani - anche per far in modo di non complicare il ruolo del contact tracing».

Con l'estate c'è stato un forte aumento della mobilità delle persone. «Ora - ha specificato ancora Merlani - c'è una certa stabilizzazione, ma la mobilità rimane comunque alta» e questo è uno degli elementi che spiega la rapidità della propagazione del virus. 

Attenzione alle pause sul lavoro

Le trasmissioni principali del virus avvengono in famiglia, tra amici e sul luogo di lavoro.

A questo proposito Merlani ha tenuto a rendere attenti che «anche se il datore di lavoro investe molti mezzi per garantire la sicurezza dei dipendenti, con la posa di plexiglass, l'offerta di mascherine e il fatto che le riunioni si tengono a distanza, poi però spesso i dipendenti vanno tutti insieme a bere il caffè o a fumare la sigaretta». 

«Situazioni in cui non c'è la mascherina e non ci sono le distanze sociali e vediamo proprio che sono quelle in cui la gente si contagia. Questo crea molti problemi: da un lato la malattia del dipendente, ma spesso porta anche a grosse quarantene», di tutta una ditta magari, con evidenti danni economici. 

Merlani: «Si devono fare scelte responsabili»

«Non è solo il numero di cene tra amici a dover far riflettere, ma anche il comportamento durante questi pasti - ha ricordato il direttore del DSS De Rosa - non ci si dà la mano, non ci si abbraccia, ci si disinfetta le mani. Sono le misure da seguire sempre».

«Abbiamo parlato molto delle cene, ma - ha sottolineato dal canto suo il medico cantonale - le scelte responsabili si possono prendere in qualsiasi situazione. Dobbiamo tutti partire dal presupposto che: «Anche io mi posso ammalare, anche io posso contagiare qualcuno senza saperlo. Non devo aspettare di avere i sintomi e poi solo dopo faccio attenzione… perché 48 ore prima dell’apparizione dei sintomi siamo già contagiosi».

«Di conseguenza - ha aggiunto Merlani - si deve pensare alle varie situazioni: “In quel luogo posso contagiare qualcuno? O posso essere contagiato e posso poi portare io il virus a qualcun altro?". Sono tutte domande da porsi in situazioni come la pausa sul lavoro o il veloce caffè al bar. Non sono situazioni vietate, ma bisogna viverle pensando che anche in quelle occasioni ci si potrebbe infettare. Se ogni volta si aggiunge un po' di buon senso, con le misure che conosciamo, quali la mascherina, il  disinfettarsi una volta in più le mani, tenere la distanza, si riduce quel famoso Rt, di trasmissione da 1,6 a 1,4», diminuendo quindi l'espansione del contagio, ha assicurato Merlani.

Merlani: «Bimbi con i nonni? la situazione non è chiara»

Durante lo spazio riservato alle domande dei giornalisti presenti in sala, il medico cantonale ha dovuto rispondere a una sollecitazione sul tema delle relazioni tra i bambini e le persone anziane: «I bimbi possono abbracciare i nonni? La questione  non è ancora chiara, al momento mancano risposte univoche da parte del mondo scientifico. Pertanto, deve continuare a prevalere il buon senso».

«Le persone vulnerabili devono ancora essere messe in protezione. Mettere insieme giovani sani con persone in là con gli anni o con varie patologie presenta un rischio», ha specificato Merlani.

Merlani: «Si ha il raffreddore? Fate test al minimo sintomo»

È stata sollevata poi un'altra puntuale domanda da parte dei cronisti: in caso di raffreddore, occorre fare il tampone? «La raccomandazione è fare il test al minimo sintomo», ha spiegato il medico cantonale, aggiungendo che «il raffreddore isolato nell’adulto può essere uno di questi, anche se più raro rispetto a febbre e tosse».

Per quanto riguarda i bambini, invece, la procedura è diversa: «Non basta un semplice raffreddore per fare il test, ma devono presentarsi altri sintomi, come la febbre ad esempio», ha concluso Merlani.

255 casi in Ticino, quasi 5'600 in Svizzera

Proprio oggi intanto si è assistito in Ticino ad un'esplosione di nuovi casi di COVId-19 con ben 255 test risultati positivi. Martedì ne erano stati annunciati 137. La settimana scorsa le nuove infezioni erano circa un centinaio al giorno, mentre la settimana precedente si recensivano circa una cinquantina di nuovi casi giornalieri. 

È di 5’596 nuovi casi, a fronte di 28’328 test eseguiti, il dato più aggiornato sugli sviluppi della pandemia in Svizzera. Ieri i contagi computati a livello nazionale erano 3’008 e rapportati a 14’224 tamponi. Sono le ultime cifre rese note poco fa dall’Ufficio federale della sanità pubblica.

L’UFSP precisa che nelle ultime 24 ore sono stati registrati 11 nuovi decessi causati dalla patologia e 115 ulteriori ospedalizzazioni. Il dato di ieri indicava invece 8 decessi e 53 ricoveri in più. Attualmente, infine, sono 11’824 le persone sottoposte a isolamento nell’insieme del Paese.

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