Gobbi sulle frontiere italiane: «Le porte verso il Ticino rimangono chiuse»

pab

2.6.2020 - 16:21

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi

La Svizzera ha deciso di mantenere le restrizioni vigenti al confine con l'Italia, e questo nonostante la vicina Penisola abbia deciso di riaprire le frontiere a partire da mercoledì 3 giugno. In conferenza stampa Norman Gobbi ha spiegato nel dettaglio cosa cambia da domani. I viaggi in Italia rimangono sconsigliati. Il turismo degli acquisti è ancora vietato.

«Vogliamo fare chiarezza in tutta trasparenza sulla riapertura delle frontiere da parte dell'Italia», ha esordito Norman Gobbi in apertura di conferenza stampa. «I viaggi in Italia rimangono sconsigliati, ma non sono proibiti». La situazione dell'epidemia, ha ricordato ancora il presidente del Governo, non è la stessa in Ticino e nella vicina Lombardia. 

Concetto ribadito anche dalla Confederazione, che come altri Paesi limitrofi, ritiene prematuro concedere la reciprocità all'Italia dove la situazione coronavirus, soprattutto in Lombardia, è in ritardo rispetto a quella Svizzera.

Anche oggi come ieri non si sono registrati nuovi casi e nuovi morti dovuti al COVID-19 al Sud delle Alpi, ha ricordato Gobbi. «E questo è merito vostro, perché avete seguito le regole», ha detto Gobbi prima di ribadire come la decisione unilaterale dell'Italia di anticipare l'apertura delle dogane, prevista per domani, mercoledì, abbia messo la Confederazione e il Cantone in una situazione non molto agevole: «Come cantone però noi siamo ormai allineati alle autorità federali».

Chi può entrare in Svizzera?

Gobbi ha poi elencato cosa cambia concretamente da domani, secondo le disposizioni emanate nell'Ordinanza 2 sul COVID-19 da parte di Berna: «Dall’Italia sarà consentito l’ingresso in Svizzera per i cittadini svizzeri o residenti, per gli stranieri con il permesso C, B o L, per i pendolari transfrontalieri».

Sono previste eccezioni per casi d’emergenza motivati, «come ad esempio per qualcuno che ha un proprio caro qui sul territorio in fin di vita», ha proseguito il presidente del Governo.

Repubblica e Canton Ticino

Chi non può venire in Svizzera?

Rimane vietato invece l’ingresso in Svizzera per chi non è cittadino svizzero o residente, per il turismo e le visite in generale, per chi cerca lavoro e per chi non esercita un’attività lucrativa.

Per quel che riguarda gli studenti un allentamento delle misure, come già detto dall’autorità federale, è previsto per l’8 di giugno. Queste disposizioni sono valide su tutto il territorio nazionale fino a nuovo avviso delle autorità.

Forse prima del 6 di luglio?

Gobbi ha poi ricordato che Germania, Austria e Francia saranno declassate dall'apposita lista dei paesi con restrizioni a partire dal 15 giugno mentre per l'Italia il Consiglio federale non ha ancora deciso.

La data ultima rimane, come già detto da Berna, il 6 di luglio, ma la riapertura potrebbe avvenire anche prima, previa coordinazione con Francia e Austria, gli altri due paesi confinanti con l’Italia.

Rispetto e disciplina, prudenza e calma perché l’obiettivo non è quello di gettare al vento gli forzi fin qui fatti. Dobbiamo evitare pure una partenza falsa. È quello che cerca di fare la confederazione con i tre paesi a Nord.

Repubblica e Canton Ticino

Un passo alla volta

«Un passo alla volta, come quello famoso del montanaro, fermo, sicuro perché sa dove e quando mettere il piede per andare avanti. Ha ribadito Gobbi, prima di sintetizzare la situazione con la frase conclusiva: «Le porte verso il Ticino rimangono chiuse qui come nel resto della Confederazione».

«Il tipo di controlli alle frontiere da parte della Svizzera rimarranno quelli già in vigore oggi. Anzi abbiamo chiesto di intensificarli, proprio perché a seguito di questa maggiore mobilità potrebbero esserci più tentativi di entrata da parte di persone che non hanno la qualifica per farlo.»

Il numero dei valichi aperti rimane quindi invariato.

Quattrini: «In Italia disposizioni e sanzioni più severe»

Dopo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, ha preso la parola Francesco Quattrini, delegato per le relazioni esterne del Cantone Ticino che ha invitato i cittadini elvetici alla prudenza in caso di uscita oltreconfine: «In Italia ci sono disposizioni sanitarie più severe rispetto alla Svizzera, e il non rispetto delle misure comporta anche multe salate: si passa dai 400 euro fino ad un massimo di 3’000».

Ecco perché è importante informarsi bene sulle regole sanitarie prima di passare il confine. Ci sono regioni che hanno regole diverse, per esempio in Lombardia, secondo il decreto del 29 di maggio, è ancora obbligatorio portare la mascherina. Obbligo che invece non sarà più in vigore per il Veneto e diverse altre regioni». 

Attenzione alle norme nazionali

Insomma si deve prestare attenzione, non solo alle norme in vigore a livello nazionale ma anche a livello regionale.

«Mi pare anche importante ricordare, ha concluso Quattrini, che qualsiasi cittadino italiano o straniero che sul suolo italiano presenta dei sintomi compatibili con il COVID-19 come ad esempio tosse, forte raffreddore o una temperatura superiore ai 37,5 gradi è tenuto ad annunciarsi e a mettersi in autoisolamento. Che tipo di quarantena e dove non è ancora chiaro per noi. Saranno le autorità italiane a dover definire questo tipo di conseguenze».

La responsabilità individuale resta fondamentale

Come durante tutta la crisi sanitaria, la responsabilità individuale resta fondamentale, ha ribadito Gobbi rispondendo alle domande dei giornalisti:  «i cittadini svizzeri che si recheranno in Italia dovranno tenere alta la guardia, procedendo - a maggior ragione - ad un periodo di autoisolamento nel caso in cui comparissero sintomi riconducibili al Covid-19». 

E questo, ha ribadito il presidente del Governo, vale per tutti, sia che i sintomi appaiono, per esempio, dopo il tragitto casa-lavoro rimanendo in Svizzera, che se appaiono dopo un tragitto effettuato con l'Italia.

Divieto dello shopping: «Nessuno sgambetto ai ticinesi»

Il divieto degli acquisti resta uno dei temi più delicati. «Dipenderà dalla finalità dello spostamento», ha spiegato Norman Gobbi, intervenuto all’interno dello Speciale TG della RSI. 

«Non si tratta comunque di uno sgambetto fatto ai ticinesi, ma di un’unitarietà di prassi a livello federale, dato che le stesse regole valgono anche nelle altre zone di confine», ha tenuto a specificare in conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

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