L'ambasciatore: «Eitan è in buone condizioni»: Udienza a Tel Aviv a fine mese

SDA

18.9.2021 - 14:42

Emergono nuovi inquietanti particolari dopo gli interrogatori
La funivia teatro del dramma.
Keystone

La zia paterna Aya di Eitan, nonché sua tutrice legale, andrà in Israele domani, domenica, se riuscirà «a fare tutto in tempo», per rivedere il piccolo, ma anche in vista dell'udienza del 29 settembre a Tel Aviv, nella quale si dovrà decidere sulla sua istanza che ha fatto partire la procedura della Convenzione dell'Aja sulla sottrazione internazionale di minori. 

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18.9.2021 - 14:42

Istanza con la quale ha chiesto l'immediato ritorno in Italia del bambino, 6 anni e unico a salvarsi del disastro della funivia del Mottarone, nel quale ha perso padre, madre, fratellino e bisnonni.

Il bimbo «è apparso in buone condizioni di salute», ha assicurato l'Ambasciata italiana a Tel Aviv, dopo che il console lo ha incontrato alla presenza del nonno materno Shmuel Peleg. Il 58enne sabato scorso lo ha portato in Israele mettendolo su un volo privato da Lugano ed è stato, poi, sottoposto in Israele a una misura restrittiva scaduta ieri, venerdì.

La visita consolare organizzata d'intesa con la Farnesina e resa possibile anche grazie alla collaborazione delle autorità israeliane, «era finalizzata a verificare la situazione e il contesto familiare in cui si trova attualmente il minore». Gadi Solomon, portavoce della famiglia Peleg, riferendosi alla visita, si è spinto più in là, sostenendo che «i Ministeri degli Esteri operano per cercare un compromesso fra le famiglie».

«Siamo molto preoccupati per la sua salute mentale»

Intanto, lo zio Or Nirko, che assieme alle figlie potrebbe raggiungere la moglie Aya a Tel Aviv la prossima settimana, ha scritto una lettera per rinnovare la richiesta di risolvere il caso col rientro di Eitan a Pavia. «Ora è nelle loro mani e siamo molto preoccupati per la sua salute mentale», ha spiegato, aggiungendo che «un bambino non è un gioco per adulti, da fare a loro piacimento».

Allo stesso tempo, però, gli zii paterni hanno detto di essere «contenti» e anche più «sereni» per il fatto che il console abbia potuto vederlo, mentre loro sono riusciti a parlargli al telefono: «È in buone condizioni, – ha raccontato Or – ovviamente non percepisce di essere vittima di un rapimento». Quando lo rivedranno, «gli daremo un grande abbraccio per dimostrargli quanto gli vogliamo bene».

«Chiari segni di istigazione e di lavaggio del cervello»»

Ma, c'è un ma: «Anche se Eitan appare in condizioni fisiche buone, è preoccupante notare nel piccolo chiari segni di istigazione e di lavaggio del cervello». Lo sostengono gli avvocati della famiglia Biran in Israele, Shmuel Moran e Avi Chini, in base a quanto riferito loro da Hagai Biran, zio del piccolo, che insieme alla moglie ha incontrato oggi Eitan a casa del nonno, Shmuel Peleg.

Gli avvocati e la famiglia hanno poi aggiunto: «il ritorno di Eitan a casa sua in Italia appare più urgente che mai».

«Dialogo diplomatico fra Stati per arrivare a una soluzione»

Nel frattempo, la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha fatto sapere che «c'è la magistratura che si sta mettendo a servizio della risoluzione della vicenda, ci sarà l'impegno nell'ovvio dialogo diplomatico fra Stati per arrivare a una soluzione».

Un'intesa, con alla base anche quella tra i rami familiari, sarebbe la soluzione più rapida, riferiscono fonti legali, anche perché è già passata quasi una settimana da quando il piccolo è stato vittima del presunto rapimento.

Il nonn continua a respingere l'accusa di rapimento

Shmuel, per mostrare che il nipote sta bene con lui, è stato fotografato mentre sono assieme su una poltrona sul terrazzo della sua casa. E continua a respingere l'accusa di averlo rapito nelle interviste tv, che tra Italia e Israele si stanno trasformando nell'ennesimo duello a distanza.

«Ho ricevuto un'opinione legale e sono passato per la frontiera con una regolare vidimazione dei passaporti», ha detto il nonno, raccontando che il piccolo era felice di andare in Israele e di essere convinto che un giorno gli «dirà 'nonno hai fatto tutto il possibile per salvarmi'».

Pare, dunque, in vista una battaglia giudiziaria, che potrebbe concludersi in tempi non rapidissimi.

Da Pavia quasi pronto un mandato di cattura internazionale

Intanto, le indagini dei pm di Pavia, pronti anche a richiedere un mandato di cattura internazionale, vanno avanti per ricostruire gli ultimi mesi in Italia del nonno, tra Milano e Pavia.

E il percorso di Shmuel, che ha portato in auto il bambino fino in Svizzera per prendere un volo noleggiato, e le complicità nel blitz (è indagata la nonna materna Etty che era con l'ex marito in quei giorni) che sarebbe stato organizzato e supportato.

Inchiesta che sta analizzando anche tutto ciò che non ha funzionato nella sicurezza e nella sorveglianza: Shmuel ha varcato il confine e volato con un passaporto del bimbo che doveva riconsegnare e con un divieto di espatrio già diramato.

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