Misure anti hooligan, Cavallini: «I club possono fare di più»

SwissTXT / pab

26.8.2019

Un'esercitazione della polizia in un'immagine d'archivio 
Ti-Press

Hanno fatto molto discutere - anche in Ticino - le dichiarazioni della direttrice del Dipartimento federale di Giustizia Karin Keller Sutter che, negli scorsi giorni, ha spronato le parti in causa ad applicare con più coraggio e fermezza le misure anti hooligan.

Il tenente colonnello Decio Cavallini e i suoi uomini della Gendarmeria hanno toccato a più riprese con mano la questione tifo violento: «Il grosso delle tifoserie a rischio – esordisce ai microfoni RSI –  proviene da oltre Gottardo, quando si spostano i grossi club con masse di tifosi e treni interi. Nelle nostre tifoserie abbiamo meno persone propense alla violenza».

106 i tifosi di hockey o calcio diffidati nel 2018

Sta di fatto che l'anno scorso sono stati 106 i tifosi di hockey o calcio diffidati - per vari motivi - dalle piste o dalle aree delle manifestazioni sportive. E ora Keller Sutter invita cantoni, comuni e forze dell'ordine a mostrare più coraggio nell’applicare tali misure.

Un appello condiviso da Cavallini, che identifica però altri destinatari. «L’invito è rivolto sostanzialmente ai club e alle società che si occupano della sicurezza negli impianti sportivi. Ci sono situazioni che abbiamo riscontrato concretamente dove ad esempio persone con una diffida dallo stadio, quindi privata, sono comunque riuscite a entrare, vuol dire che i controlli all’entrata non erano adeguati. Si può fare di più nella misura in cui non bisogna essere ostaggio di alcune frange o di individui singoli delle tifoserie».

Aeschlimann: «Pochissimi problemi»

Un posizione che non fa però di certo l'unanimità tra i club. «Noi emettiamo le diffide private e ci occupiamo del controllo delle entrate. – dice il direttore operativo dell'hockey club Lugano Jean Jacques Aesclimann - La bontà del nostro operato ci viene attestata sia dalla polizia cantonale sia dalla Lega (di hockey ndr) che confermano i pochissimi – se non nessun – problema all’interno della pista, ovvero quello che è di nostra competenza».

«Spesso e volentieri - continua - abbiamo dei casi per cui la società potrebbe emettere un divieto d’entrata, ma non abbiamo le risorse per identificare queste persone. Al contrario spesso la polizia queste informazioni le ha, ma non può darle al club per motivi di privacy. Dal mio punto di vista abbiamo quindi, a livello politico, tanto lavoro da fare per mettere tutti sullo stesso piano».

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