Pandemia, Flahault: «Presto saremo in zona di sicurezza»

18.5.2021

Carol Moser, Fachperson Impfen, zieht den Covid-19 Impfstoff von Moderna in Spritzen auf, im Impfzentrum Bernexpo, am Montag, 10. Mai 2021, in Bern. Im heute geoeffneten Impfzentrum Bernexpo (IZBE) werden bei voller Auslastung bis zu 4000 Impfungen pro Tag moeglich sein. (KEYSTONE/Peter Klaunzer)
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«Situazione incoraggiante». «La Svizzera è sulla buona strada». O ancora: «La curva rallenta nonostante gli allentamenti». È stata una conferenza stampa improntata alle buone notizie quella che si è svolta martedì a Berna per fare il consueto punto della situazione sulla pandemia.

18.5.2021

Una melodia che fa il paio con quanto sta avvenendo anche in Ticino, con i principali dati statistici sul Covid che stanno andando nella direzione sperata da alcune settimane. Le nuove infezioni sono poche decine, il numero di ricoverati scende progressivamente, e sono sempre di più le giornate senza vittime.

Le notizie sono dunque buone sul fronte epidemiologico. Questo significa che siamo alla fine di un incubo? Una domanda che la RSI ha girato al professore Antoine Flahault, direttore dell'istituto della salute globale dell'università di Ginevra.

«Non posso dire se l'incubo sia finito, ma lo spero. Non è possibile fare delle previsioni su questa pandemia ed è così dall'inizio. Non so se potrà saltare fuori una nuova variante che sfugge al vaccino. Possiamo però sperare di essere fuori dal tunnel. Forse grazie al vaccino - che è molto efficace e tollerato - riusciremo a uscirne, ma è presto per dirlo».

Gli scienziati come lei elaborano ogni giorno modelli di calcolo che passano anche dal supercomputer di Lugano, ma non azzardano previsioni che vanno oltre i 7 giorni. I motivi per guardare avanti con ottimismo però ci sono: in tutta Europa la pandemia sta rallentando e praticamente ovunque in Europa, Svizzera inclusa, il tasso di riproduzione è inferiore a 1.

«Il tasso di riproduzione determina la pendenza della curva. Quando è inferiore a 1 la curva scende. In Ticino siamo a 0.81. Un dato molto positivo che mostra che dovremmo presto raggiungere abbastanza in fretta la zona che potrei definire di sicurezza, con un numero esiguo di morti e un importante rallentamento. Questa tendenza si nota anche nei paesi a noi vicini, anche se con un po' di ritardo rispetto alla Svizzera, ma l'Italia è ben messa per raggiungere il livello epidemiologico ticinese. In Italia, Francia e Germania c'è ancora un tasso di mortalità significativo, mentre in Svizzera non vediamo più queste cifre, condividiamo piuttosto lo stesso destino di Gran Bretagna e Portogallo».

Un anno fa la Svizzera e l'Europa uscivano dal primo confinamento e allora come oggi le curve scendevano. Si andava verso l'estate con un numero di contagi che rasentava lo zero... l'andamento dell'epidemia nell'estate del 2021 sarà in un qualche modo paragonabile a quella precedente?

«Ha ragione a voler paragonare la situazione attuale a quella di un anno fa, perché ci sono delle analogie. In tutta Europa si assiste a un rallentamento ed è possibile che all'inizio dell'estate si arrivi a un livello di circolazione del virus molto basso, così come era accaduto nel 2020. C'è però una differenza un po' preoccupante: in alcuni paesi, nel nord dell'Europa, forse a causa dell'arrivo della variante indiana, si nota una piccola ripresa. Se però il rallentamento arriverà in tutta Europa allora potremo tutti sperare di avere un'estate tranquilla. Rispetto all'anno scorso abbiamo il vantaggio di avere una buona proporzione di cittadini vaccinati. E grazie al fatto che si continua a vaccinare a tambur battente, possiamo sperare di riuscire a evitare un’impennata in autunno».

Professor Flahault, una quarta ondata può essere già esclusa?

«Non la si può escludere e se non ci fosse il vaccino sarebbe certa. Però grazie alla massiccia strategia di vaccinazioni possiamo sperare di battere sul tempo la variante indiana. Bisognerà a quel punto pensare anche agli altri popoli, a quelli che non hanno accesso al farmaco. Penso soprattutto all'Africa, che ha ricevuto l'1-2% dell'insieme dei vaccini mondiali e che è quindi particolarmente vulnerabile alla variante indiana. Il direttore dell'OMS lo ripete spesso: volteremo pagina solo quando tutto il mondo sarà messo in sicurezza».