Più soldi pubblici per l'USI e la SUPSI

SwissTxt / pab

23.6.2020 - 13:42

Immagine d'archivio: il Consigliere di Stato Manuele Bertoli durante il suo intervento a Mendrisio l'11 aprile 2017, alla cerimonia per la posa della prima pietra del Campus universitario SUPSI (Scuola Universitaria Professionale Svizzera Italiana).
Ti-Press / Archivio

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) ha presentato la sua politica cantonale universitaria per il quadriennio 2021-2024: 695 milioni di franchi la spesa prevista.

I principali contenuti della politica universitaria cantonale 2021-2024 sono stati presentati martedì dal DECS. La spesa quadriennale prevista è di 695 milioni di franchi, come si legge nel messaggio del Consiglio di Stato del 17 giugno 2020.

Un aumento rispetto al quadriennio precedente di 74 milioni, legato «principalmente a una crescita incisiva sia del contributo per la nuova Facoltà di scienze biomediche dell’USI sia di quello previsto per gli studenti ticinesi iscritti all’USI», si legge nella nota.

Le strategie

«Dal profilo strategico», prosegue il comunicato, «l'USI intende consolidare le proprie strutture, favorire la coesione della comunità accademica», nonché rafforzare il trasferimento delle conoscenze sia in ambito scientifico che culturale a favore della comunità.

La SUPSI intende invece rafforzare il suo posizionamento nel sistema universitario svizzero, «promuovere l’innovazione e le sinergie tra i diversi mandati, assicurare uno sviluppo organizzativo sostenibile e valorizzare i nuovi campus universitari».

La sinergia tra i due istituti sarà un «punto cardine della politica universitaria ticinese».

Due le novità importanti

Tra le novità vengono citate il nuovo master USI in biomedicina e la conclusione dei lavori dei nuovi campus di Viganello e Mendrisio, che entreranno in funzione con l’inizio del semestre primaverile 2020/2021.

Non da ultimo, si legge in conclusione della nota, il tema della sostenibilità, che acquisirà un ruolo centrale, intesa «come responsabilità degli enti verso le ricadute che la propria attività genera in ambito sociale, culturale, ambientale ed economico».

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