Scuole al via l'11 maggio anche in Ticino, «non ci hanno ascoltati»

SwissTXT / pab

30.4.2020

Immagine d'illustrazione 
Ti-Press

Sono diverse le prese di posizione in Ticino che criticano quanto presentato oggi, giovedì, dal Cantone, per quel che concerne il ritorno a scuola.

Lugano, ad esempio, aveva formulato una proposta differente per il rientro sui banchi, simile a quella di Locarno: limitare la scuola in presenza solo agli alunni dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e di quinta elementare.

«Per 13 giorni effettivi di scuola, visto che si dimezzano le classi, ci sono volute 9 pagine di ordinanza. Sono i Comuni che devono farsi carico della responsabilità di implementare tutte le misure a tutela della sicurezza. La nostra impostazione era molto più praticabile», ha affermato, ai microfoni della RSI, il sindaco della Città sul Ceresio Marco Borradori.

Il Municipio di Lugano ritiene inoltre che «la proposta del DECS non porti elementi significativi di miglioramento rispetto alla scuola a distanza, creando difficoltà nell’attuazione del servizio di accudimento necessario anche al riavvio dell’economia».

I due Comuni valuteranno come allinearsi alle direttive

Ma non solo: l'Esecutivo «non ritiene inoltre applicabile la delega dell’organizzazione della riapertura in sicurezza ai Comuni. È compito del Cantone definire nel dettaglio, sede per sede, quali misure igienico-sanitarie attuare, assumendosi la responsabilità dell’efficacia o meno delle misure previste».

Chiaro e diretto il pensiero di Giuseppe Cotti, capo Dicastero educazione della città di Locarno: «Il Dipartimento non ha ascoltato chi la scuola la vive». I due Comuni valuteranno nei prossimi giorni come allinearsi alle direttive.

Scetticismo anche da chi a scuola ci lavora

Anche nel mondo dell'educazione sono in molti a essere scettici sulla possibilità di far funzionare la scuola in sicurezza nelle condizioni dettate dalle autorità.

«Non vogliamo essere vettori inconsapevoli di un riacutizzarsi della pandemia», conferma Roberto Salek, docente e presidente del collegio delle scuole medie di Morbio Inferiore.

Una preoccupazione condivisa da molti docenti di diversi istituti, che inoltre sottolineano la difficoltà nel gestire l’aspetto didattico in base alle proposte del DECS.

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