Truffe

Sedicente principe etiope condannato a sei anni di carcere

Swisstxt

29.9.2022 - 17:40

La Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha condannato il sedicente principe etiope a 6 anni di detenzione più l’espulsione dalla Svizzera per 10 anni.

Immagine d'illustrazione.
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Ti-Press / archivio

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29.9.2022 - 17:40

La Corte ha accolto interamente l’atto d’accusa e questo perché in questa vicenda sono confermati tutti gli aspetti costitutivi di una truffa.

Truffa che si è consumata «già solo per il fatto di chiedere dei prestiti che sapeva non sarebbero mai stati onorati». L’astuzia sta pure nell’aver dissuaso le sue vittime dal fare verifiche.

L’imputato, citando il giudice Amos Pagnamenta, ha costruito «un vero palazzo reale delle menzogne. Ha fatto della truffa la sua ragione di vita».

Il 66enne, ricorda la RSI, ha truffato tre imprenditori del Mendrisiotto, ottenendo da loro quasi 13 milioni di franchi tra il 2007 e il 2017. Ha instaurato con i tre un rapporto di fiducia e amicizia, facendo credere loro di poter ottenere una parte del patrimonio da 178 miliardi di dollari che sosteneva di possedere, in titoli tedeschi e statunitensi.

Nessuna attenuante

La colpa dell'imputato è stata giudicata grave, e non gli è stata riconosciuta nessuna attenuante. L'uomo ha «ha agito per scopo di lucro, per garantirsi una vita da nababbo al di sopra delle sue possibilità».

L'inchiesta non ha chiarito se l'uomo abbia veramente origini nobili, e nemmeno se i titoli in suo possesso fossero realmente validi. Questi avrebbero potuto essere davvero incassati, forse, ma la Corte lo reputa «inverosimile».

Erano stati chiesti sette anni

Chiara Borelli, la procuratrice pubblica, ha chiesto per il 66enne sette anni di carcere e l'espulsione dal Paese. Per lei si tratta di una colpa «grave», siccome ha ingannato per anni tre imprenditori esperti, con un raggiro ben articolato.

Il difensore del sedicente principe, invece, ha chiesto la sua assoluzione, dato che, secondo lui, gli imprenditori non hanno mai verificato se le dichiarazioni dell'imputato fossero vere, perché erano interessati ai suoi presunti miliardi, che avrebbero invece dovuto essere motivo di allarme.

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