Val di Blenio

Val di Blenio, il lupo inquieta cittadini e allevatori

SwissTXT/Red

19.3.2022

Immagine d'illustrazione
Immagine d'illustrazione/foto d'archivio.
Keystone

Dopo il ritrovamento in settimana dei resti divorati di due animali selvatici vicino all’abitato, gli allevatori e i cittadini dell'Alta valle di Blenio sono sempre più intimoriti dalla presenza di lupi nella zona. Dall'Ufficio caccia e pesca, Tiziano Putelli rassicura: «Seguono la selvaggina, saliranno in quota». Lo riporta la RSI.

SwissTXT/Red

19.3.2022

La comunità dell'Alta valle di Blenio è sempre più preoccupata: i resti di un cervo e altri resti di un animale selvatico, divorati da un lupo, sono stati ritrovati rispettivamente venerdì e lunedì. Il tutto poco lontano dall'abitato. A lanciare l'allarme sono soprattutto gli allevatori che temono per capre e pecore e chiedono maggior attenzione e più informazioni per la popolazione da parte dell'Ufficio caccia e pesca (UCP).

Uno di loro è Stefano Morosi: «È almeno da novembre che i lupi si sono piazzati qua. Quando ha fatto la prima nevicata, è stato mangiato addirittura un cervo in centro a Olivone in un giardino privato dietro la chiesa», spiega ai microfoni dell'emittente di Comano.

Come gli altri 15 allevatori di capre e pecore dell'Alta valle di Blenio, Morosi fra circa un mese dovrebbe poter far brucare i suoi 300 capi all'aperto anche di notte, ma probabilmente non potrà lasciarli liberi. Troppo pericoloso alla luce degli ultimi ritrovamenti.

«C’è un po’ di rabbia, perché non riceviamo comunicazioni dall’Ufficio caccia e pesca, non ci informano su cosa sta succedendo. Basterebbe poco, almeno quando sanno della presenza dovrebbero comunicarcelo. Qui ci conosciamo tutti, basterebbe dire "guarda che vicino alla tua stalla sono stati avvistati i lupi, fai attenzione, chiudi dentro gli animali"», afferma Morosi.

«Seguono la selvaggina, si sposteranno in quota»

L’UCP riferisce alla RSI che effettua le comunicazioni quando necessario, e intanto monitora la situazione con guardacaccia e fototrappole. Dieci giorni fa ha incontrato i vertici di tutte le istituzioni e associazioni della regione, ma non è bastato per tranquillizzare gli allevatori.

«La presenza di un lupo vicino all’abitato di Olivone o in altre zone – afferma il capoufficio Tiziano Putelli –, in questo momento si spiega con la presenza della selvaggina. È stato così a inizio dicembre e lo è ancora adesso dove inizia a crescere l’erba giovane. Verosimilmente, in presenza di un comportamento normale, lo spostamento della selvaggina in quota nei mesi successivi porterà anche i lupi a seguire gli ungulati», spiega alla RSI.

Gli allevatori che porteranno sulle alpi anche le loro greggi non sembrano però tranquillizzarsi. Ma la legge federale in materia è chiara e per ora non ci sono gli estremi per intervenire diversamente da quanto non si stia facendo.

«È chiaro – prosegue Putelli – che quando il comportamento diventa davvero problematico, si può entrare in discussione per la valutazione di un abbattimento. È però il passo finale, è la fine di una "escalation". Infatti, per come è impostata, dalla strategia lupo svizzera si capisce bene come il comportamento sia un adattamento alle situazioni, quindi tutte le misure che vengono messe in atto prima vogliono evitare proprio che si arrivi a questo passo», dichiara ai microfoni della RSI.

Una politica, quella intrapresa da Confederazione e Stati limitrofi, che punta alla convivenza fra allevatori e lupi grazie a misure, come l'introduzione di cani pastore e recinzioni, spesso difficili da implementare.