Violenza sui treni, i pendolari: «Situazione che si trascina da anni. Ora basta»

SwissTXT / pab

6.12.2021

Le FFS hanno applicato le norme entrate in vigore in Italia
Immagine d'illustrazione
Keystone

Due violenze brutali, avvenute venerdì sulla linea ferroviaria Milano-Varese, ai danni di due ragazze (una violentata sul treno, l'altra aggredita in stazione) hanno riacceso i riflettori sulla mancanza di sicurezza sulle linee ferroviarie italiane e scatenato l'indignazione dei pendolari, che denunciano una situazione incancrenita da anni.

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6.12.2021

Secondo i pendolari del «Comitato viaggiatori TPL - nodo di Saronno», la linea di Trenord da Milano a Varese, in particolare, dopo le 20.00, diventa in certi casi proibitiva. E atti di vandalismo e violenze sui passeggeri vengono segnalate da anni. La RSI ha intervistato il portavoce dei pendolari Andrea Mazzucotelli.

Quanto accaduto venerdì sera è un caso limite, secondo voi?

«È un caso limite perché è un fatto di una gravità inaudita, però è comunque indice di una situazione in atto ormai da parecchi anni che, tra episodi più o meno gravi, ha portato a questo evento particolarmente grave. Di fatto la sensazione di insicurezza e la mancanza di tutela da parte dell'azienda di trasporto e dell'autorità pubblica è qualcosa che non sorprende più di tanto, purtroppo».

Ma questi treni non sono equipaggiati con telecamere?

«Esistono i treni del tipo treno ad alta frequentazione (e sono la maggioranza dei treni utilizzati su quella linea) che non sono provvisti di telecamere. Un paio sono stati dati in dote da Trenitalia, ma parrebbe che le telecamere, pur presenti, siano disattivate. Altri tipi di treni, più recenti, sono dotati di telecamere, ma non sono quelli di utilizzo prevalente su quella linea mentre, invece, le stazioni e le fermate, per quanto riguarda la rete Ferrovie Nord, sono interamente ricoperte da telecamere, ed è stato questo che ha consentito l'arresto così rapido (dei due presunti stupratori n.d.r.)».

E non è mai stato fatto nulla? Cosa si può fare?

«Non è mai stato fatto nulla di determinante a livello di sistema. Perché per un periodo sono state messe le guardie giurate, ma purtroppo in Italia abbiamo una legislazione che è molto diversa da quella Svizzera. Non è possibile che l'impresa ferroviaria abbia un corpo di polizia privata riconosciuto dall'autorità pubblica. Quindi le guardie giurate non possono intervenire per tutelare l'ordine pubblico. I capotreno lo sapevano. Di fatto queste guardie giurate passavano il viaggio a giocare al telefono, perché non erano coinvolte, non avevano autorità, non potevano fare nulla. Un'altra iniziativa è stata quella di istituire le carrozze safe and quiet su treni che, già di fabbrica, erano dotati di telecamere, come incentivo alla sensazione di sicurezza. Erano contraddistinte da poggiatesta e pannelli verdi. Ora stanno iniziando a disallestirle perché chi vuole delinquere sa che nella vettura indicata come safe and quiet trova le persone che si sentono meno al sicuro, e quindi anche quelle più facili da importunare. Nella migliore delle ipotesi questo progetto è stato inefficace. Nella peggiore controproducente».

Non si tratta di treni notturni, sono treni serali, quelli su cui è avvenuta l'aggressione più grave a una delle due ragazze, una 21enne che, da Milano, tornava a casa dopo il lavoro. Fa riflettere...

«In Svizzera è un orario normale, mentre in Italia i treni dopo le 20.00 sono mal visti. E molto spesso sono gli stessi ferrovieri, la stessa impresa ferroviaria che cerca di togliere (i treni serali n.d.r), perché ci sono questi problemi. Non è possibile gestire queste situazioni. Ovviamente quando viene tolto un treno serale per questi motivi è una sconfitta istituzionale completa».