Votazione cantonaleA Basilea Campagna «no» al salario minimo di 22 franchi, «sì» al doppio Pukelsheim
scmi, ats
9.2.2025 - 15:47
L'iniziativa dell'Unia chiedeva di introdurre un salario minimo di 22 franchi all'ora in tutti i settori.
Keystone
Gli aventi diritto di voto a Basilea Campagna hanno respinto oggi con il 51,45% di voti contrari un'iniziativa del sindacato Unia che chiedeva di introdurre un salario minimo di 22 franchi all'ora da applicare a tutti i settori. Sì invece al doppio Pukelsheim.
Keystone-SDA, scmi, ats
09.02.2025, 15:47
09.02.2025, 15:51
SDA
L'iniziativa prevedeva una serie di eccezioni, in particolare per gli apprendisti, le imprese familiari, gli stage temporanei e i lavori di vacanza per i giovani come pure nelle aziende famigliari e nell'agricoltura. Il salario minimo sarebbe stato adeguato annualmente all'inflazione.
Il Consiglio di Stato raccomandava di respingere l'iniziativa, temendo rischi per la stabilità economica e la competitività. Contrario anche il parlamento. Solo il Partito socialista e i Verdi sostenevano il testo.
Il sistema proposto sarebbe andato oltre quello in vigore dal 2022 a Basilea Città, dove i dipendenti di settori coperti da un contratto collettivo non sono assoggettati all'obbligo del salario minimo. Lo strumento è già stato introdotto anche in Ticino (dove vigono soglie fra i 20.00 e i 20.50 franchi all'ora) e nei cantoni di Neuchâtel, Giura e Ginevra.
Altro oggetto in votazione era una revisione parziale della legge sui diritti politici che prevedeva l'introduzione del sistema del «doppio Pukelsheim» per le elezioni del Gran Consiglio a partire dal 2027.
Si tratta di un metodo cosiddetto «bi-proporzionale», che tiene conto in un secondo conteggio anche dei «voti residui» che altrimenti andrebbero persi e che è quindi più equo per le piccole formazioni. Il sistema è già in uso in diversi cantoni: Zurigo, Argovia, Nidvaldo, Svitto, Zugo, Sciaffusa, Grigioni, Uri e Vallese.
Ad eccezione del Partito liberale radicale (PLR) e dell'Unione democratica di centro (UDC) tutti i partiti erano a favore della revisione. I «sì» sono stati il 66,79% dei voti complessivi. La partecipazione al voto per i due quesiti è stata di circa il 36%.