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Aumento dell'IVA per rafforzare l'esercito, al via la consultazione
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Svizzera

Aumento dell'IVA per rafforzare l'esercito, al via la consultazione

Il ministro della difesa Pfister durante l'incontro odierno con i media.

Il ministro della difesa Pfister durante l'incontro odierno con i media.

Keystone

Malgrado le critiche piovute al momento dell'annuncio lo scorso gennaio, il Consiglio federale tira dritto sulla sua idea di aumentare temporaneamente l'imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,8 punti percentuali per rafforzare la sicurezza della Svizzera.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

06.03.2026, 15:14•06.03.2026, 15:23

Il progetto è stato posto oggi in consultazione fino alla fine del prossimo mese di maggio.

L'incremento dell'IVA, sottolinea il governo in una nota, è previsto a partire dal 2028 e per una durata di dieci anni. Le maggiori entrate saranno impiegate integralmente per la difesa della Svizzera. L'obiettivo della misura è fornire all'esercito, ma anche agli uffici federali civili interessati, le risorse finanziarie per una migliore protezione della popolazione e del Paese dalle minacce più probabili, in particolare le attività e gli attacchi ibridi a distanza.

A preoccupare è il deterioramento della situazione geopolitica, ha dichiarato durante una conferenza stampa a Berna il consigliere federale Martin Pfister, ricordando innanzitutto che, a oltre quattro anni dall'invasione russa, ancora non si intravede la fine della guerra in Ucraina. Il ministro della difesa ha in seguito citato la recente escalation in Medio Oriente, dopo i bombardamenti americani e israeliani sull'Iran, e i conseguenti pericoli per l'Europa, già concretizzatisi con il lancio di missili di Teheran verso Cipro e Turchia. «Al momento non siamo sufficientemente preparati», ha laconicamente commentato.

Servono 31 miliardi

Per far fronte a tutto ciò, vi è un fabbisogno di circa 31 miliardi di franchi da soddisfare nei prossimi anni, ha affermato Pfister. Questa cifra comprende ad esempio 9 miliardi necessari per lo sviluppo delle capacità di difesa dalle minacce più probabili. Rientrano in tale categoria acquisti di sistemi di difesa contro (mini)droni, attacchi a distanza, ciberattacchi oppure destinati alla protezione di infrastrutture critiche, nonché gli investimenti in scorte. Altri 9 miliardi servono invece per gli aumenti di prezzo nel settore degli armamenti dovuti all'accresciuta domanda.

Inoltre, l'aumento delle uscite per l'esercito all'1% del prodotto interno lord (PIL) entro il 2032 non è ancora finanziato completamente. Le maggiori entrate permetteranno di fornire un contributo di circa 10 miliardi al bilancio della Confederazione in questo senso. Infine, i restanti 3 miliardi dovrebbero finire agli uffici federali civili: sarà così possibile supportare maggiormente il Servizio delle attività informative, l'allerta civile, la comunicazione di sicurezza e le capacità resilienti di gestione delle crisi o la lotta contro la disinformazione.

Creazione fondo armamenti

Per un utilizzo efficiente e flessibile delle risorse si prevede di creare un Fondo per gli armamenti, dove confluiranno tutte le entrate provenienti dall'aumento temporaneo dell'IVA – da 2,5 a 3,6 miliardi all'anno a seconda dell'evoluzione del PIL – e una parte del budget ordinario dell'esercito. Pertanto, durante la sua esistenza, tutti gli acquisti di armamenti saranno finanziati attraverso tale strumento.

Il fondo sarà in grado di contrarre debiti in modo da poter effettuare rapidamente eventuali acconti, assorbire picchi di pagamento e accelerare gli acquisti, ha spiegato Pfister. «L'indebitamento è limitato ad al massimo 6 miliardi e deve essere nuovamente estinto entro la scadenza dell'aumento dell'IVA», ha precisato l'ex consigliere di Stato del canton Zugo.

Voto nel 2027

Il progetto richiede una modifica costituzionale, l'emanazione di una nuova legge sul Fondo per gli armamenti e adeguamenti nella legge sull'IVA. L'ultima parola spetterà dunque a popolo e cantoni: l'obiettivo è che l'appuntamento con le urne sul tema possa svolgersi nell'estate 2027, affinché la novità entri in vigore il 1° gennaio 2028.

L'intero iter, malgrado Pfister davanti ai media si sia detto convinto di poter incassare il sostegno alle Camere prima e in votazione poi, rischia però di non essere una passeggiata. In un sondaggio pubblicato a febbraio dall'istituto Sotomo per conto del «Blick», il 76% degli intervistati ha dichiarato di essere contrario.

A livello politico, stroncature sono arrivate un po' da tutte le parti già dopo l'annuncio di gennaio. Per la sinistra, fornire ancora più miliardi all'esercito non è responsabile, soprattutto alla luce del recente fiasco con gli F-35. Pure UDC e PLR si sono espressi fermamente contro la possibilità di andare a toccare il portafoglio dei contribuenti. L'unico partito ad aver lasciato la porta aperta al progetto è stato il Centro, lo schieramento di appartenenza del consigliere federale Pfister.

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