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Berna

La seconda lingua nazionale deve essere obbligatoria fin dalle elementari in Svizzera

La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha ribadito che per il governo l'apprendimento del francese già alle elementari è sacro.

La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha ribadito che per il governo l'apprendimento del francese già alle elementari è sacro.

Keystone

L'insegnamento di una seconda lingua nazionale a partire dalle elementari va sancito nella legge. È quanto intende fare il Consiglio federale, in reazione alle manovre intraprese da vari cantoni tedescofoni per eliminare dal programma il francese.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

12.06.2026, 14:50•12.06.2026, 14:55

Nella sua seduta odierna, il governo ha indetto una procedura di consultazione fino al prossimo 5 ottobre riguardo alla modifica della legge sulle lingue, riferisce una nota odierna.

Vengono proposte due varianti, che consentono di garantire l'insegnamento della seconda lingua qualora i cantoni decidessero di abbandonare la strategia stabilita nel 2004.

Quest'ultima, adottata come soluzione per armonizzare l'istruzione, è confluita nel 2009 nel Concordato HarmoS.

Dall'anno scorso però, i parlamenti di alcuni cantoni (Zurigo, San Gallo, Turgovia, Svitto, Appenzello Esterno) si sono attivati per abolire il francese dal piano di studi delle elementari, rinviando l'inizio del suo apprendimento alle scuole medie.

Il tema è d'attualità anche altrove, come a Basilea Campagna o a Sciaffusa, e pure nel bilingue Berna è stata depositata una mozione in questo senso, poi ritirata.

Il plurilinguismo è un «pilastro»

Un trend preoccupante per l'esecutivo, che nel suo comunicato arriva a parlare di «questione d'importanza nazionale». Un concetto ribadito davanti ai media a Berna dalla consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, che già lo scorso settembre aveva duramente criticato la tendenza in atto.

La pluralità linguistica è un «pilastro della coesione svizzera», ha detto la titolare del Dipartimento federale dell'interno (DFI), sottolineando come sia essenziale che la popolazione possa comunicare, anche per questioni economiche.

La Costituzione, ha ricordato, sancisce peraltro tale principio, conferendo un ampio mandato a Confederazione e cantoni, che hanno il compito di salvaguardare e promuovere gli idiomi nazionali.

Un'azione preventiva

Si tratta comunque di una contromossa che ha «prevalentemente una dimensione preventiva», ha evidenziato la giurassiana. Il governo seguirà infatti da vicino i dibattiti in corso a livello locale.

Se i cantoni si atterranno alla strategia linguistica esistente senza prendere decisioni divergenti, rinuncerà a sottoporre al Parlamento la modifica legislativa presentata oggi.

Se invece qualcuno rimetterà in dubbio il Concordato HarmoS, riteniamo di dover intervenire, ha continuato Baume-Schneider. Rispondendo a una giornalista che aveva parlato di «pressione» sui cantoni svizzero tedeschi, la responsabile dell'istruzione ha affermato che non è il termine adatto, puntualizzando però «che ci sono linee da non oltrepassare».

«Bisogna fare questo sforzo»

Sollecitata poi sul problema dell'efficacia reale delle lezioni di francese (molti fautori del rinvio lamentano il fatto che le competenze linguistiche degli alunni rimangono spesso parecchio limitate), la consigliera federale non ci ha voluto sentire. «Bisogna fare questo sforzo, anche la matematica è difficile, ma non vuol dire che ci rinunciamo».

Malgrado sia un dossier «molto emotivo», stando alla ministra è importante mantenere l'armonia del sistema scolastico elvetico e una struttura coerente.

Ciò consente ai bambini che si trasferiscono di integrarsi più facilmente. Senza dimenticare che la griglia oraria delle medie non può essere ampliata e un'altra materia dovrebbe far spazio al francese.

In consultazione due varianti

Come detto, in consultazione sono state poste due varianti. La prima prevede che nella legge venga sancita l'attuale soluzione HarmoS: l'insegnamento di due lingue straniere – ovvero una seconda nazionale e l'inglese – fin dalla scuola elementare, la prima al più tardi a partire dal terzo anno, la seconda al più tardi dal quinto.

Grigioni e Ticino, nella misura in cui prevedono pure l'insegnamento obbligatorio di una terza lingua nazionale, possono derogare alla disposizione per quanto concerne gli anni di scolarità stabiliti per l'introduzione dei due idiomi stranieri, si legge nel progetto.

La seconda variante stabilisce dal canto suo uno standard minimo «con maggiore margine di manovra e possibilità di creatività per i cantoni», ha spiegato Baume-Schneider. Essa contempla genericamente l'insegnamento di una seconda lingua nazionale a partire dalla scuola elementare fino alla fine del livello secondario I.

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