La Svizzera va in semi-lockdown, chiusure fino a fine febbraio

mc, ats

13.1.2021 - 16:01

Palazzo federale
Palazzo federale
KEYSTONE/ANTHONY ANEX

Nuovo giro di vite del Consiglio federale per contrastare il diffondersi del coronavirus: da lunedì saranno chiusi i negozi che non vendono beni di prima necessità e il telelavoro diventerà obbligatorio. Prorogate fino a fine febbraio le altre chiusure. 

«Non è stato a cuor leggero che abbiamo preso queste decisioni, ma la nuova variante del Covid-19, che si trasmette molto più velocemente, ha reso inevitabile inasprire le misure protettive.» ha detto il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, davanti ai media, munito di mascherina e protetto da un vetro in plexiglas, per la prima volta dall'inizio della pandemia.

Secondo Parmelin, ci troviamo in un momento cruciale della lotta al covid: la nuova variante del coronavirus rende necessario prendere misure più dure, «drastiche», per evitare il peggio, ha aggiunto, «benché il governo sia consapevole delle ripercussioni a tutti i livelli, specie economico, di simili provvedimenti».

Negozi chiusi da lunedì 18 gennaio

Il Governo federale ha deciso per un semi-lockdown a partire dal 18 gennaio per frenare la propagazione della pandemia da Covid-19: oltre a chiudere i negozi e al telelavoro obbligatorio, dalla prossima settimana il limite per gli assembramenti sarà ridotto a cinque persone e la protezione delle persone particolarmente a rischio sul posto di lavoro sarà aumentata.

La chiusura di ristoranti, offerte culturali e impianti sportivi sarà inoltre prorogata fino alla fine di febbraio.

Chiesto uno sforzo alla popolazione

L'esecutivo chiede alla popolazione, prostrata dalla situazione e dove la sofferenza «è dappertutto», «uno sforzo supplementare». Questo inasprimento delle misure si accompagna però ad un ulteriore impegno per venir in aiuto all'economia e a tutte quelle persone che vedono «divorati dalla pandemia» i sacrifici di una vita, come i lavoratori indipendenti.

Benché la situazione attuale possa generare «rabbia» – una rabbia del tutto comprensibile e naturale – secondo il presidente della Confederazione dobbiamo mantenere il sangue freddo. Parmelin ha quindi invitato la popolazione a fare del suo meglio per evitare un'ulteriore diffusione del virus e ricordato che è venuto il momento in cui «bisogna vivere gli uni per gli altri e non gli uni contro gli altri». Bisogna anche avere fede, ha aggiunto, sul fatto che prima o poi questa situazione finirà.

Evitare una terza ondata

Il numero delle infezioni rimane a un livello alto e, nonostante le limitazioni finora introdotte, non è stato possibile osservare una tendenza al ribasso chiara, spiega il Consiglio federale.

«C'è anche un'altra brutta notizia: lo sviluppo di una nuova variante del coronavirus, dal 50 al 70% più contagiosa rispetto a quella normale», ha detto il ministro della sanità Alain Berset. Con le misure attuali, in febbraio rischiamo di dover affrontare una terza ondata. «La buona notizia però è che questa volta abbiamo diverse settimane di vantaggio per attenuare la nuova ondata», ha aggiunto.

La situazione in Svizzera attualmente è la stessa della Gran Bretagna in dicembre. Oggi il tasso di riproduzione è già leggermente sopra l'1 con il «normale virus». Con la variante mutata avremmo un raddoppio dei casi ogni settimana e un'evoluzione esponenziale delle infezioni. Dobbiamo anche evitare di mettere in pericolo le operazioni di vaccinazione: chi ha sintomi infatti non può essere vaccinato e questo rallenterebbe la protezione della popolazione

Visti gli sviluppi «molto preoccupanti», il Consiglio federale ha decretato misure supplementari oltre a quelle già in vigore da dicembre. In primo luogo ha deciso di prorogare di cinque settimane la chiusura di ristoranti, strutture culturali, centri sportivi e per il tempo libero.

Lavoro da casa obbligatorio

A partire da lunedì 18 gennaio dovranno chiudere anche negozi e mercati che non offrono beni di prima necessità. Rimarrà però possibile ritirare sul posto la merce ordinata. Sarà invece revocato l'obbligo di abbassare le saracinesche alle 19.00 e la domenica per i negozi, gli shop delle stazioni di servizio e i chioschi.

Le aziende dovranno organizzare il lavoro a domicilio, sempre che il tipo di attività si presti e che la misura sia «attuabile senza un onere sproporzionato», precisa il governo. Dato che si tratta di un provvedimento temporaneo, il datore di lavoro non dovrà al dipendente alcun indennizzo per le spese sostenute, ad esempio per l'elettricità o l'affitto di uno spazio dedicato al lavoro.

Se non è possibile organizzare l'home-office, sul luogo di lavoro sarà obbligatorio l'uso della mascherina nei locali dove ci sono due o più persone. «Una maggiore distanza tra le postazioni di lavoro nello stesso locale non è più sufficiente», secondo l'esecutivo.

Più protezione per i lavoratori a rischio

I lavoratori particolarmente a rischio avranno diritto di lavorare a domicilio o ad una protezione equivalente sul posto di lavoro o alla dispensa dal lavoro. Se, in determinate professioni, non possono essere garantite le disposizioni di protezione, i dipendenti a rischio dovranno essere esonerati dai loro obblighi ricevendo comunque il salario pieno. In questi casi sussiste il diritto all'indennità per perdita di guadagno per coronavirus.

Su richiesta della Conferenza dei direttori della sanità pubblica, il Consiglio federale ha pure inasprito le condizioni per la dispensa dall'obbligo di indossare le maschere: è necessario il certificato di un medico o psicoterapeuta con la menzione della persona interessata.

Per quanto riguarda gli eventi privati, il limite sarà abbassato a cinque persone, compresi i bambini. Questo limite è valido anche nelle aree pubbliche.

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