Nessun «baby boom» da confinamento

ATS

7.11.2020 - 11:48

Contrariamente alle aspettative, il semiconfinamento della scorsa primavera non porterà a un picco di nascite a fine anno. Anzi, dovrebbero vedere la luce addirittura ancora meno bebè del solito.
Source: KEYSTONE/DPA-tmn/MASCHA BRICHTA

Contrariamente alle aspettative, il semiconfinamento della scorsa primavera non porterà a un picco di nascite a fine anno. Anzi, dovrebbero vedere la luce addirittura ancora meno bebè del solito.

Malgrado da una decina di anni a questa parte il numero di parti sia in aumento, in questi tempi di pandemia, in base al controllo all'inizio della gravidanza, si osserva una diminuzione di circa il 10%, spiega all'agenzia Keystone-ATS David Baud, capo del servizio di ostetricia al Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV), l'ospedale universitario di Losanna

Baud e il suo team hanno voluto esaminare l'idea secondo cui le persone costrette a stare in casa avrebbero aumentato la procreazione. In particolare hanno cercato e compilato i dati di diverse epidemie, tra cui ebola in Africa occidentale, zika in Brasile, SARS-Cov in Cina nel 2002-2004, e persino l'epidemia di influenza spagnola dopo la Prima Guerra mondiale.

Un calo dal 10 al 20% nel numero di gravidanze

Osservando il numero di nascite che hanno seguito queste epidemie nelle regioni interessate si nota che c'è un calo dal 10 al 20% nel numero di gravidanze nove mesi dopo, riferisce Baud. Alcune di queste precedenti epidemie hanno indotto aborti spontanei, cosa che non sembra essere il caso per il nuovo coronavirus, precisa.

Secondo lo specialista le cause del previsto calo delle nascite sono numerose: il confinamento che impedisce alle persone di incontrarsi, lo stress della popolazione che riduce la fertilità, i giovani malati che riducono temporaneamente la loro attività sessuale, e l'aumento delle persone che guardano ad una nascita dal punto di vista economico.

«Ma è soprattutto lo stress che entra in gioco in questa situazione. Quando si è stressati, la fertilità diminuisce, sia per gli uomini che per le donne», sottolinea il medico. Inoltre durante la prima ondata di Covid-19 sono stati interrotti i trattamenti di fertilità, che costituiscono circa il 3% di tutte le gravidanze.

«Ma – tranquillizza – la natura è ben fatta: la storia mostra che la gente ha recuperato un anno e mezzo o due dopo la fine delle precedenti epidemie». E si è osservato un aumento del 15% rispetto al normale tasso di gravidanze.

Gli effetti a lungo termine della pandemia sulle nascite potrebbero comunque essere significativi per le società europee in futuro. La loro diminuzione avrà un forte impatto sulla demografia, il che implica un invecchiamento della popolazione. Applicato all'Italia, che ha circa 1,2 figli per donna, un tale sviluppo creerebbe in 20 anni un rapporto di tre pensionati per ogni lavoratore, precisa Baud.

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